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Due le vittime del Blutsonntag, Innerhofer e il trentino Daprà

24 Aprile 2022

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Due le vittime del Blutsonntag, Innerhofer e il trentino Daprà

In occasione del 101° anniversario della Domenica di Sangue Bozner Blutsonntag il presidente di Anpi Alto Adige Südtirol Guido Margheri ha reso omaggio alla targa che ricorda il maestro Franz Innerhofer assassinato da una squadraccia fascista, nella piazza a lui dedicata.
Come si legge in “Bolzano nel segno dei tempi” di Claudio Calabrese (Edizioni Praxis/Bolzano), Franz Innerhofer, insegnate di musica a Marlengo si trovava a Bolzano quella domenica che entrerà nella storia come Blutsonntag assieme ai suoi allievi della banda musicale di Marlengo per partecipare al corteo. Hans Theiner che allora aveva nove anni, stava portando il tamburo quando improvvisamente in piazza delle Erbe un gruppo di squadristi fascisti assalì il corteo con manganelli, colpi di pistola e bombe a mano. Durante il tumulto al bambino fu strappato bruscamente dalla testa il cappello. Immediatamente Innerhofer cercò di mettere in salvo il piccolo. Fuggirono e si ripararono nell’atrio della Residenza Stillendorf nell’attuale via Vanga, dove il Maestro fu colpito e ferito mortalmente da colpi di pistola. Oltre alla sua morte, negli scontri ci furono una cinquantina di feriti.
L’esercito, che avrebbe dovuto intervenire per fermare i facinorosi, intervenne con grande ritardo. Limitando unicamente a scortare i fascisti alla stazione ferroviaria.
Oggi a Stillendorf una targa commemorativa ricorda il luogo del delitto. Nel 2019 il presidente della Repubblica austrica Alexander Van der Bellen e il Capo dello Stato italiano Sergio Mattarella si sono recati sul luogo dell’uccisione di Innerhofer per sottolineare l’importanza della memoria storica come monito per le future generazioni.
Notizia drammatica non molto nota è che ci fu un secondo morto a causa di quella brutale aggressione avvenuta la Domenica di sangue. A ricostruire i fatti sono stati Günther Rauch, Giorgio Trettel e altri ricercatori della Valle di Fiemme, a distanza di cento anni. Infatti, questi in seguito a una ricerca minuziosa hanno accertato che tra la cinquantina di feriti ci fu anche Giovanni Battista Daprà di Ziano di Fiemme. Quel 24 aprile 1921 Daprà si trovava a Bolzano fra i tanti spettatori del corteo folcloristico e delle bande musicali che si erano piazzati nei pressi della fontana del Nettuno e del negozio della Ditta Held, in mezzo a Piazza Erbe. Quando la testa del corteo era già arrivata all’inizio di via Francescani, i fascisti provenienti da fuori provincia, armati di mazze e pistole, incominciarono a infierire sugli astanti inermi. Come confermato da una relazione dell’allora borgomastro di Bolzano Julius Perathoner, diverse bombe a mano furono lanciate direttamente dalla sede della banca italiana “Banca di Napoli” sui partecipanti alla sfilata. Tra i feriti in gravissime condizioni ci fu, infatti, Giovanni Battista Daprà. Nonostante le ripetute operazioni e le cure da parte dei medici dell’ospedale di Bolzano, le ferite gli provocarono una cancrena che gli causò la morte nella notte fra il 11 e 12 luglio dello stesso anno. La sua salma, secondo notizie dei giornali in lingua tedesca di allora, fu trasportata a Ziano di Fiemme nel tardo pomeriggio del 13 luglio, per essere sepolta in fretta e furia. Probabilmente le autorità italiane non volevano che i Sudtirolesi dessero l’ultimo addio alla seconda vittima della Domenica di Sangue.

Foto, funerale di Franz Innerhofer

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