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Ricordo delle vittime del Covid, chiamati a una nuova responsabilità

18 Marzo 2022

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Ricordo delle vittime del Covid, chiamati a una nuova responsabilità

“Questo giorno di memoria rende collettivo un dolore che non è privato ma di un’intera comunità. Un dolore che può trasformarsi in energia positiva se sarà capace di produrre in noi una nuova consapevolezza, un senso di responsabilità e di solidarietà“: così il vescovo Ivo Muser ha definito la Giornata nazionale del ricordo delle vittime della pandemia nella celebrazione di oggi in duomo a Bolzano. Il vescovo ha unito nella preghiera anche le vittime della guerra in Ucraina e ha esortato tutti “a trovare la forza di diventare operatori di pace.“
Fermarsi.Ricordare.Rialzarsi: è il motto con cui oggi, 18 marzo, nella Giornata che si celebra a livello nazionale, una serie di iniziative istituzionali ha commemorato in Alto Adige le vittime della pandemia da Covid, che in due anni sono state oltre 1.430. Nella Messa presieduta in duomo a Bolzano il vescovo Ivo Muser ha detto che “la pandemia ha messo la morte al centro del nostro pensare: tutti ricordiamo le immagini tv da Bergamo della lunga fila dei camion militari che trasportavano le bare delle vittime del Covid, immagini simbolo che hanno fatto il giro del mondo. Giornate come questa sono necessarie, c’é bisogno di persone che si uniscono nel ricordo, nella riflessione e nella preghiera.“
Nella sua omelia il vescovo ha sottolineato che “questo giorno di commemorazione e di preghiera è un momento necessario per rendere collettivo un dolore che non è privato ma di un’intera comunità. Un dolore che può trasformarsi in energia positiva se sarà capace di produrre in tutta la nostra comunità una nuova consapevolezza, un senso civico di responsabilità forte e di solidarietà reciproca. Siamo chiamati ad imparare la pace, concretamente, nei pensieri, nel linguaggio, nelle nostre scelte e azioni.“
Al peso materiale ed emotivo della pandemia, ha osservato il vescovo, “si aggiunge ora quello di una guerra in Europa sulla nostra porta di casa, che lascia dietro di sé morte, distruzione e miseria.“ Monsignor Muser ne ha avuto testimonianza diretta nelle telefonate a Kiev e Leopoli con due sacerdoti greco-cattolici e un vescovo, suoi compagni di studi anni fa a Innsbruck. E nella sua omelia ha ribadito che “non dobbiamo arrenderci al linguaggio e alla crudeltà di ogni guerra. Fa bene a tutta la società fermarsi a riflettere e ricordare assieme, per trovare la forza di rialzarci assieme come operatori di pace.”
Durante il requiem il presule ha acceso due candele – una in memoria di tutte le vittime del Covid e una a ricordo dei morti in Ucraina – e le ha collocate presso la tomba di Josef Mayr Nusser, beatificato esattamente cinque anni fa, il 18 marzo 2017. Alla celebrazione odierna erano presenti anche i rappresentanti delle istituzioni, tra cui il presidente della Provincia Arno Kompatscher, la vicepresidente della Giunta Waltraud Deeg e il vicepresidente del Consiglio provinciale Josef Noggler.

Foto, il vescovo Muser ha acceso le candele commemorative in duomo a Bolzano

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