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«MORNING LIGHT» CONQUISTA S. GIACOMO

25 Marzo 2022

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«MORNING LIGHT» CONQUISTA S. GIACOMO

Tutti insieme al termine, da sinistra Michele Giro, Michele Vurchio, Marco Stagni, Fiorenzo Zeni, Philip Gaida, Maurizio Vurchio e Mara Da Roit/c-Stefano Odorizzi

Entusiastico riscontro per l’evento con il ‘Fiorenzo Zeni Quartet & guest’ proposto dal Centro culturale S. Giacomo

Un concerto dalle coloriture multiple: raffinatezza e classe, ma anche forza dirompente. Questo è stato «Morning Light», concerto di richiamo che ha affollato il Teatro di San Giacomo di Laives ricordando i bei tempi pre-pandemia, e che ha visto il pubblico lasciare poi la platea con le emozioni ancora nell’animo e sulla pelle. Merito di un cast musicale sopraffino, e della sua bravura coniugata alla capacità di arrivare allo spettatore.
Padrone del palco è stato il ‘Fiorenzo Zeni Quartet’, allargato per l’occasione a un quinto componente assai speciale. Si sono potuti apprezzare Fiorenzo Zeni al sax, Michele Giro al pianoforte, Marco Stagni al contrabbasso e Michele Vurchio alla batteria; fin qui l’organico base del quartetto, dove la professionalità era già insita nei nomi. Discorso che peraltro si attaglia perfettamente anche allo ‘special guest’: quel Maurizio Vurchio che, alle percussioni, si è inserito talmente bene nell’amalgama da mostrarsene parte integrante, e inoltre ha scritto pagine entusiasmanti duettando con il fratello Michele. 

Piatto forte della serata sono stati i brani tratti dal cd di pari titolo rispetto al concerto, vale a dire “Morning Light”. Un lavoro sfaccettato, pur partendo da una marcata impronta jazz, e che la propria molteplicità di contenuti l’ha riversata anche sul concerto di San Giacomo. Con, ovviamente, l’aggiunta del fattore ‘live’. È stato un rincorrersi di atmosfere ora eteree, rarefatte e soffuse, tali da far vibrare dentro lo spettatore in una sorta di osmosi con gli interpreti, ora capaci di trascinare in un circuito di potenza ed energia. 

Tutti i performers hanno superato se stessi. Non è un caso se durante le esecuzioni il pubblico ci ha messo anche del suo con applausi fuori ordinanza scattati spontaneamente a più riprese per sottolineare il guizzo artistico dei vari membri dell’organico: a cominciare dal mattatore Zeni, impegnato al soprano, sax tenore e sax baritono, strumenti che parevano sua continuazione, e sempre pronto però a lasciare spazio alle individualità dei colleghi. Perfetto e a propria volta tutt’uno col suo strumento, Michele Giro al piano elettrico; prezioso – non a caso ormai lanciato nell’orbita dei big – Marco Stagni al contrabbasso; e per rimanere alla ritmica, determinante Michele Vurchio, una vera garanzia.  
Catalizzante si è rivelato poi il momento di digressione dai brani dell’album, firmato dal duo Vurchio&Vurchio. Ovvero Michele (batteria) e Maurizio (percussioni): dalla Puglia con amore e con passione per il genere ‘ethno’. Una performance entusiasmante, la loro, e che restituire a parole è veramente arduo, quasi quanto descrivere l’impatto visivo dello sterminato set strumentale che in un certo qual modo ‘conteneva’ i due interpreti. 

A proposito di impatto visivo: ciliegina sulla torta lungo tutto l’arco del concerto sono stati i ‘visuals’ firmati da Philip Gaida. Quadri magnetici a soggetto musicale – uno dei filoni più prolifici dell’artista parigino da tempo residente in Alto Adige – che sono stati visualizzati su schermo fondendosi alla musica. È ormai una tipicità, per gli eventi musicali proposti dal Centro culturale San Giacomo, quella del fondale artistico – requisito discreto quanto connotante. Un tocco caldeggiato da Mara Da Roit, curatrice dei concerti per conto dell’associazione, del cui direttivo fa parte, e che è frutto da un lato di un ‘concept’ all’insegna dell’interdisciplinarità fra espressioni artistiche, dall’altro della volontà di conferire al teatro una nota ricercata anche per l’occhio. 

Da menzionare infine la partecipazione all’evento dell’assessore provinciale alla Cultura italiana Giuliano Vettorato, che oltre a esprimersi con favore rispetto alla raccolta di fondi per la questione ucraina, portata avanti in occasione della manifestazione, ha messo in risalto il ruolo delle associazioni culturali. In effetti, un plauso va rivolto a tutto lo staff del Centro culturale San Giacomo, che la sera dell’evento è sceso in campo con coordinazione e senso pratico. 
Sicuramente legittima, al termine, la soddisfazione da parte di tutti: pubblico, cast artistico e organizzatori, per i quali l’anno del quarantesimo dell’Associazione non poteva segnare al proprio attivo ‘perla’ migliore.
E il resto è da scoprire.

Foto/c-Stefano Odorizzi

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