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Claudio Zagarini, un bolzanino di cui essere fieri

10 Febbraio 2022

Claudio Zagarini, un bolzanino di cui essere fieri

Pochi sanno che è bolzanino uno dei registi musicali più apprezzati e richiesti, non solo a livello nazionale,  ma anche oltreoceano. Claudio Zagarini, meglio conosciuto dapprima come Tiso poi come Mas-T, è nato infatti a Bolzano in una fine estate del 1978. Negli ambienti della musica che conta, quella fatta di case discografiche, manager e dischi d’oro, il suo nome è sinonimo di garanzia, arte e affidabilità. Nell’era di internet, della musica fatta d’immagini, oltre ad un buon brano e arrangiamento musicale è sempre più  indispensabile un videoclip che sappia esaltare l’artista, ma ancor più raccontare con emozione la canzone, bucando lo schermo e arrivando dritto al cuore. Claudio ha dimostrato negli anni, con la gavetta e il duro lavoro, dentro e fuori dai set, di saperci fare davvero, riuscendo a fissare il suo nome in questi anni nell’olimpo dei migliori. Lo dimostrano la marea di videoclip ideati, diretti e realizzati e le strette collaborazioni con grandi artisti nazionali ed internazionali. Ma andiamo per ordine, perché il viaggio fatto da Zagarini per diventare quello che è oggi è davvero lungo e merita di essere raccontato tutto.

Partiamo da Bolzano. Che ragazzino eri e che rapporto avevi con la tua città?
Ero un ragazzino molto introverso, avevo pochi amici ma di qualità. Ricordo che nella mia testa c’è sempre stato il desiderio di emergere in qualcosa, anche se non sapevo esattamente in cosa. Bolzano per me era odio e amore. Mi piaceva stare qui, ma per la musica che facevo, il rap era una città che non mi capiva. Appena mi era possibile, infatti, scappavo a Milano, a Firenze o a Roma.

Rap?
Ho iniziato a fare rap con amici nei primi anni 90, avevo quindici anni. Il rap non era visto bene, e la gente ci derideva per l’abbigliamento largo. In quegli anni ho imparato a fregarmene dei giudizi delle persone, amavo quella musica e ciò che rappresentava, anche attraverso l’abbigliamento. A Bolzano eravamo in pochissimi, c’erano Boma, Smoky, Iena, Fabio 2d, Sama, lo Sciacallo, Alan e pochi altri che non ricordo.

Ci racconti gli anni dei primi successi?
A diciannove anni, nel 1997, ero conosciuto in tutta Italia perché Radio 105 mi aveva dato uno spazio fisso all’interno di un programma radiofonico molto famoso: “Happy Days “ di Marco Galli. Mi esibivo con i miei brani e con i freestyle. Ricordo che ero stranito da un successo così rapido. Dopo un anno di programma capii però che non era quello che volevo fare.

Cosa avresti voluto fare esattamente?
Volevo fare rap, emergere con quello. Motivo per cui decisi di focalizzare tutte le mie energie nelle canzoni e nei live. Sono stato il prima artista altoatesino a firmare contratti importanti con una vera casa discografica, prima con Self poi con Remida finendo con la Cmp e arrivando alla Warner.

Per un periodo sei stato anche un personaggio televisivo…
Ho debuttato in tv a ventun anni, per il canale musicale TV3; il titolo del programma era “Tiso’s” , molti ancora lo ricordano. Insieme all’amico Zero K eravamo protagonisti di scorribande notturne, creando uno stile di ripresa Live View siamo stati dei veri precursori in questo campo. Qualche anno più tardi, invece, ho condotto su Italia Teen Television, del gruppo RTI di mediaset, il programma “Music & Movies” dedicato al mondo dell’hip hop, assieme all’ex Miss Italia Daniela Ferolla.

Quando e come è avvenuto il passaggio ufficiale dietro la macchina da presa?
Il passaggio avviene nel 2006 quando decisi di smettere definitivamente con la musica e concentrarmi dapprima con il mondo degli effetti speciali e poi buttarmi alla regia vera e propria.

A quale tra i tanti i videoclip diretti sei più affezionato?
Sicuramente il mio primo video, quello realizzato per Raige e il suo brano “ci sarà“, la prima volta non si scorda mai! Ma penso a tanti video, quello per Snoop dogg, Gianluca Grignani, Paola Turci, Ornella Vanoni, Benji e Fede, Francesco Renga, Rita Pavone. Nell’arco di questi quindici anni avrò realizzato più di cento videoclip, e in ognuno di questi ho lasciato un pezzettino di me.

Un aneddoto particolare su qualche artista?
Non c’è né uno in particolare, penso ai set in America. Ricordo la volta che ho lavorato con Coolio che continuava a fare il contrario di ciò che gli dicevo, ebbi molta difficoltà a finire quel video.

Raccontaci la tua esperienza americana?
Divertente. La prima volta negli Stati Uniti mi sembrava di stare dentro un film, era il 2012 e mi ritrovai a Los Angeles dopo un volo di 16 ore con scalo. Ho capito subito che in quel Paese ci fosse un agire più meritocratico rispetto all’Italia. Ho realizzato il mio primo successo internazionale per l’americano Ginuwine insieme alle rap star Timbaland e Missy Elliott, nel video ufficiale dal titolo “Get Involved”. Da quel momento ho iniziato a firmare moltissimi videoclip stranieri usciti poi in 19 Paesi.

Professionalmente è umanamente cosa ha significato il Covid per te?
Umanamente pensavo che avrebbe reso le persone più sensibili alla vita, invece mi accorgo che ha prodotto l’esatto contrario. Lavorativamente ha arrecato problemi a molti. Anche a me e al mio mondo non ha reso la vita facile e ancora lo fa. Pensa che tra novembre e gennaio i lavori annullati sono stati moltissimi.

Chi è oggi Claudio Zagarini?
Una persona più matura e saggia, con la voglia d’imparare molte cose, non per forza legate al mondo dello spettacolo. Mi capita spesso di guardarmi indietro e dandomi una bella pacchetta sulla spalla mi dico che di strada ne ho fatta. Ne ho viste e vissute veramente tante in giro per il mondo. Credo di essere riuscito a lasciare qualche segno facendo scattare qualche sorriso qua e là.

Cosa consiglieresti a chi oggi vorrebbe intraprendere la tua strada?
Di evitarla come la peste (ride). Sicuramente di studiare e leggere tantissimo, quest’ultima parte è indispensabile per trovare ispirazione nella proprio arte.
Il consiglio invece è di cercare di fare le proprie cose, senza farsi mai distrarre da chi si incontra ai bordi della strada. Jimmy Iovine, noto discografico, dice che le persone dovrebbero avere i paraocchi come i cavalli; se insegui un obiettivo non ascoltare chi incontri a destra o a sinistra del percorso, ma continua a correre guardando avanti.

Vuoi ringraziare qualcuno?
Si, vorrei ringraziare alcune persone veramente importanti che in questo periodo mi hanno supportato a superare momenti veramente difficili. Non servono i nomi, loro sanno chi sono, e so che leggeranno questa intervista.

Saluto Claudio, in serata rientrerà a Bergamo, dove oggi ha la sua base, ogni tanto rientra a Bolzano. Nonostante l’esperienza e il successo, resta quel ragazzo semplice, quello di sempre, quello che anni fa partì dalla provincia per cercare la sua strada. Mi ringrazia con sincerità più volte per essermi preso del tempo per raccontarlo. Umiltà profonda la sua. Un bolzanino da tenere d’occhio e di cui andare fieri.

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