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Obbligo e Pass: la posizione della Commissione Medico-Scientifica Indipendente

31 Dicembre 2021

Obbligo e Pass: la posizione della Commissione Medico-Scientifica Indipendente

Si è costituita 20 mesi dopo l’inizio della pandemia, nel momento in cui “sono state prese decisioni ad altissimo impatto sanitario e sociale, in sostanziale assenza di un reale e aperto dibattito sui loro fondamenti scientifici”. Composta da medici, ricercatori e accademici, la Commissione Medico-Scientifica Indipendente (CMSi) ritiene che la gestione del Covid debba seguire una strategia a 360°, fondante non solo sulla profilassi vaccinale (“basata -in ogni caso- sulle migliori prove disponibili”), ma anche sulla prevenzione e sulle terapie precoci, “che si mostrano evidence-based, sicure, sostenibili” (il link: https://cmsindipendente.it/). Per i membri del CMSi “mettere in dubbio, con l’onere della prova, verità date per scontate non è un atteggiamento antiscientifico. Al contrario, qualsiasi censura del dibattito scientifico è controproducente per il pensiero scientifico stesso”. Il lavoro della CMSi potrebbe rivelarsi prezioso per informare correttamente i cittadini sull’evoluzione della malattia e sulla validità o meno dei provvedimenti adottati per contrastarla. Ad oggi, in Italia, l’86% degli Over 12 ha completato il ciclo vaccinale e il 30% ha ricevuto il booster. Nonostante l’elevatissima percentuale di vaccinati, l’introduzione del Green Pass, del Super Green Pass, del Mega Green Pass e delle zone a “colori”, il numero dei positivi di ieri ha sfiorato quota 130 mila, su un totale di oltre 1 milione e 100 mila tamponi. Il record di contagiati non lascia adito a dubbi sul fatto che, proprio a ridosso del Natale, migliaia di vaccinati “greenpassati” (e quindi non soggetti, ogni 48 ore, al monitoraggio) si siano sottoposti al tampone (considerato, dalla comunità scientifica, l’unico strumento diagnostico per individuare il virus), scoprendo la loro positività. Come dimenticare, tuttavia, le dichiarazioni del Presidente Mario Draghi, risalenti al 22 luglio: “Il Green pass è una misura con cui i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose” (fonte ANSA: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/07/22/draghi-green-pass-e-garanzia-di-tranquillita_e7c97abf-b797-4495-b31f-cb5452c2cab1.html). La situazione attuale smentisce clamorosamente quella dichiarazione: Green Pass e vaccino non offrono infatti alcuna garanzia in quel senso. Invece, il mancato tracciamento dei vaccinati ha determinato l’evidente esplosione dei contagi. Sulla carta, inoltre, il Pass avrebbe dovuto incentivare la ripresa economica: la cronaca di tutti i giorni dimostra che numerosi settori sono a pezzi. E, mentre i governanti si accaniscono a “sfornare” decreti e provvedimenti restrittivi che di scientifico non hanno più nemmeno la parvenza, nelle ultime settimane gli esperti della CMSi hanno presenziato a una serie di audizioni della prima commissione Affari Costituzionali del Senato, ponendo l’attenzione sui farmaci più efficaci contro il virus, approfondendo le tematiche del Green Pass, dell’obbligo vaccinale e della somministrazione della profilassi nei confronti dei bambini. Nell’intervento del 22 dicembre scorso, il dottor Alberto Donzelli (specialista in Igiene e Medicina preventiva e in Scienza dell’Alimentazione, nonché già membro del Consiglio Superiore di Sanità) sosteneva l’importanza di aprire un tavolo di confronto scientifico con le autorità sanitarie, auspicando rigore e trasparenza. Il medico si era soffermato sui farmaci ritenuti più promettenti contro la malattia e su quelli, come il paracetamolo (tuttora incredibilmente presente nelle linee guida ministeriali), da evitare. Nella sua analisi aveva poi preso in esame la mortalità totale nei RCT (randomized controlled trials, cioè negli studi controllati randomizzati, fra l’altro interrotti dopo tre mesi) con vaccini a mRNA, confrontandone l’andamento con il 2021 e il 2020 (dati EuroMOMO) e giungendo alla conclusione che, in Europa, nelle classi d’età 15-74 anni la mortalità totale 2021 risulta maggiore di quella 2020 (slide a pagina 10: https://cmsindipendente.it/sites/default/files/2021-12/CS%2022-12-21%20CMSi%20Presentazioni%20Donzelli.pdf) e che i rischi dell’inoculazione superano i benefici in età pediatrica, nei giovani adulti, negli anziani a basso rischio lavorativo o in chi ha già superato l’infezione. Partendo dall’aforisma latino Primum non nŏcēre (“prima d’ogni cosa, non nuocere”) e dal principio di precauzione che vi è sotteso, per il dottor Donzelli “va approfondita con urgenza l’associazione con campagne vaccinali, frenando intanto le ulteriori estensioni ai minori”. Riguardo all’efficacia dei prodotti vaccinali, il medico ha citato le esperienze di Qatar, Svezia e UK (a partire da pagina 37 https://cmsindipendente.it/sites/default/files/2021-12/CS%2022-12-21%20CMSi%20Presentazioni%20Donzelli.pdf), affermando che, a fronte di una valida protezione nei primi tre mesi dall’inoculazione, il loro decadimento era completo dopo 240 giorni (otto mesi) e addirittura negativo (-77%) dopo nove mesi (il report completo delle autorità inglesi:https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1016465/Vaccine_surveillance_report_-_week_36.pdf). Sull’efficacia dei prodotti nei confronti della variante Omicron, che si ipotizza essere sì contagiosissima ma di lieve entità, a tal punto che essa possa porre fine alla pandemia inducendo l’immunità naturale, si è espresso Nature, sostenendo che Omicron elude la risposta anticorpale dei vaccini attuali (il link:https://www.nature.com/articles/d41586-021-03826-3?fbclid=IwAR0xP-rhQUGCJNl_TI8h0eaEIk0vyGKw6B731eNBZppyayvMhalosmFgQfM). Sempre sulla variante Omicron, ieri il Robert Koch Institut ha pubblicatoil report settimanale, sottolineando che “sono state fornite informazioni sui sintomi di 6.788 casi; per lo più non sono stati riportati sintomi o [solo] sintomi lievi. I sintomi menzionati più comuni erano: naso che cola (54%), tosse (57%) e mal di gola (39%). 124 pazienti [1,82%] sono stati ricoverati, 4 persone [0,05%] sono morte. 186 pazienti non erano vaccinati [4,42%], 4.020 erano completamente vaccinati [95,58%], 1.137 di questi [28,28%] avevano una vaccinazione di richiamo [booster]”. L’approfondimento a pagina 14 del report: https://www.rki.de/DE/Content/InfAZ/N/Neuartiges_Coronavirus/Situationsberichte/Wochenbericht/Wochenbericht_2021-12-30.pdf?__blob=publicationFile. Conclusione: nei confronti della nuova variante, che si ritiene stia per subentrare alla Delta tra poche settimane, diventando quindi prevalente, non sembrano esserci vaccini realmente efficaci. Nella conferenza stampa dello stesso 22 dicembre il professor Giovanni Frajese (endocrinologo, professore associato all’Università di Roma “Foro Italico”) aveva analizzato, in particolare, i rischi dei vaccini anti-Covid sui più piccoli, citando i dati del VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System): https://cmsindipendente.it/sites/default/files/2021-12/Slide%20Frajese%20CS%20CMSi%2022-12-21.pdf. Giova ricordare, ancora una volta, la massima latina Primum non nŏcēre, alla luce dei rumors sull’introduzione, da parte del Governo, dell’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori. Governo che, nel frattempo, continua ad adottare alla velocità della luce provvedimenti totalmente antiscientifici (le “agevolazioni” sulla quarantena per i tri-vaccinati o l’estensione del Super Green Pass per accedere ai locali, ai mezzi pubblici, etc.: ma quali studi scientifici validerebbero tali misure?) e talmente discriminatori da far tornare alla memoria i periodi più bui della Storia. Siamo di fronte, ipso facto, alla condanna a morte per fame dei lavoratori non vaccinati, all’abolizione totale della libertà personale e alla volontà dell’esclusione sociale per coloro i quali non si sottopongono all’inoculazione. Per il professor Marco Cosentino (medico farmacologo, Professore Ordinario di Farmacologia nella Scuola di Medicina dell’Università degli Studi dell’Insubria) le evidenze oggi disponibili indicano che la vaccinazione non ha effetti apprezzabili sulla contagiosità e sulla circolazione di SARS-CoV-2, ed è quindi un pericoloso equivoco fondarvi un qualsiasi (super/mega) Green Pass che induce malintesi sensi di sicurezza e soprattutto consente la circolazione di un enorme numero di persone potenzialmente contagiose. Non solo: i benefici della vaccinazione presentano ben precisi limiti di intensità e durata e sono molto differenti per età e fattori di rischio, mentre i rischi sono solo parzialmente noti, e tuttavia – malgrado i limiti dei sistemi di rilevazione delle reazioni avverse – sono paragonabili o superiori ai benefici attesi per molte categorie. Secondo il professor Cosentino, i fondamenti del Green Pass e dell’obbligo vaccinale come strumenti per la promozione di salute e sicurezza pubblica sono non solo inconsistenti bensì rendono questi due strumenti rischiosi per gli indivdui e per la collettività, al contrario dei test antigenici rapidi, che sono oggi gli strumenti di gran lunga più adeguati a proteggere la salute pubblica consentendo l’identificazione semplice e immediata degli individui potenzialmente contagiosi (per approfondire: https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/422/257/PROF._COSENTINO.pdf).

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