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Giornata mondiale della prevenzione del suicidio. Vanno rafforzarti interventi mirati

10 Settembre 2021

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Giornata mondiale della prevenzione del suicidio. Vanno rafforzarti interventi mirati

In tempo di crisi, le persone che affrontano un disagio psichico hanno bisogno di ricevere risposte chiare e un’assistenza ben coordinata. Con questo obiettivo, la Rete di prevenzione dei suicidi in Alto Adige lavora da tempo per attivare soluzioni concrete nella nostra provincia. In questa direzione guarda anche il convegno che si è svolto presso il centro pastorale di Bolzano, dove gli organizzatori, presentando esempi di servizi attivi in alcune province italiane e all’estero, hanno voluto stimolare una riflessione, proprio nella giornata mondiale della prevenzione dei suicidi.
Come messo in evidenza da un recente sondaggio e dagli intensi dibattiti della Rete di prevenzione dei suicidi, nelle situazioni di crisi psichica, in Alto Adige, regna tuttora molta incertezza su quali siano i servizi più adeguati per rispondere al bisogno e su come sia possibile contattarli. Guido Osthoff, referente per la Caritas della rete suicidi e moderatore del convegno, riporta come: “molte persone, e fra queste anche gli stessi servizi, si lamentano perché in Alto Adige, a fronte di numerosi servizi e offerte di aiuto, manca una chiarezza di fondo su quali siano le competenze specifiche e i compiti effettivi. Questo rende difficile ai cittadini orientarsi, e coloro che affrontano una situazione di crisi acuta faticano a trovare delle risposte veloci e mirate al proprio disagio”. Motivo per cui “attraverso questo convegno abbiamo voluto portare degli esempi di altre realtà, per trovare strade efficaci volte a migliorare il sistema di prevenzione in Alto Adige, senza trascurare anche quello che la pandemia ci sta facendo vedere”, conclude Guido Osthoff.
Il primo modello presentato è quello del “Krisendienst Psychiatrie Oberbayern” (Servizio di crisi psichiatrica dell’Alta Baviera) nel quale il personale qualificato offre un aiuto immediato ai casi di crisi psicologica acuta e alle emergenze psichiatriche di varia natura. Questo, pur essendo un servizio privato, viene sostenuto e promosso dall’ente pubblico. Come spiega la Dr.ssa Petra Brandmaier, responsabile sanitario del servizio con sede a Monaco di Baviera, “i collaboratori del servizio sono reperibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, a un numero telefonico che è gratuito. Garantiscono ascolto, instaurano un dialogo e, attraverso domande mirate, cercano di aiutare la persona in crisi a trovare delle vie di uscita. Quando necessario, interviene un’unità mobile territoriale che opera anche nelle periferie del territorio”.
Lavora in modo analogo anche il “Krisenhilfe Oberösterreich” (Servizio di assistenza in caso di crisi in Alta Austria), che su mandato pubblico ha raggruppato in una sovrastruttura numerose organizzazioni. “Anche da noi le persone possono contattarci ad ogni ora del giorno e della notte e ricevere un aiuto: telefonico, online oppure anche personale – spiega la sig.ra Mag. Sonja Hörmanseder, responsabile del servizio – Con le nostre unità mobili siamo in grado, entro certi presupposti, di raggiungere le persone a domicilio, ad esempio nell’immediato momento successivo al decesso, suicidio, o evento psichiatrico. Con la pandemia sono aumentati i primi accessi e richieste. Noi supportiamo persone, enti di formazione e anche imprese o esercizi che si trovano in una situazione di pesante carico psichico”.
Nel terzo intervento è stato presentato il servizio di “Urgenza Psicologica” nato nel 2013 dall’idea di Giuseppe Cersosimo e Marinella Sciumè, che mette a disposizione delle persone che affrontano momenti di crisi, la figura di uno psicologo professionista, nel caso in cui non ci siano altri servizi di salute mentale. Come testimonia il dott. Cersosimo “Il gruppo di operatori del servizio comprende psicologi volontari che offrono un servizio di reperibilità telefonica, al momento da mercoledì a domenica, e una reperibilità in presenza di sabato e domenica. Abbiamo sedi a Milano e in 4 provincie lombarde. Il nostro intervento comincia al telefono, se valutiamo critica la situazione e se l’utente è d’accordo, proponiamo una visita di persona, da parte di uno psicologo e di un volontario di supporto. Il compito è di dare contenimento a un bisogno urgente, non rinviabile, che ha spinto l’utente a chiedere un aiuto esterno.”
Il quarto modello, presentato dalla dott.ssa Lisa Dal Mas referente per l’associazione A.M.A., è il progetto “Invito alla vita”, finanziato dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento. “Il nostro progetto, grazie al contributo prezioso di volontari costantemente formati e supervisionati, dispone di una linea telefonica gratuita di ascolto, attiva tutti i giorni dalle 7 del mattino all’1 di notte, e di gruppi di auto mutuo aiuto per persone fragili e per familiari di persone suicide”, spiega la dott. Dal Mas. “Importante è riconoscere che questo progetto si fonda ed è nato da una stretta collaborazione e sinergia fra le istituzioni sanitarie e sociali, pubbliche e private, che garantiscono così un supporto efficiente ed efficace, rivolto alle persone in crisi e ai loro famigliari, oltre a permettere un costante lavoro di rete nei vari territori, per una corretta informazione sul tema del suicidio e per ridurre lo stigma, attraverso un continuo lavoro di prevenzione e sensibilizzazione”, conclude la dott.ssa Wilma Di Napoli, medico psichiatra responsabile del centro Salute Mentale di Trento e referente scientifica del progetto stesso.
Al termine degli interventi Guido Osthoff sottolinea come “non tutti gli esempi e servizi presentati oggi possono essere calati nella nostra provincia, ma sicuramente ci sono numerosi spunti che possiamo prendere come base per costruire una risposta analoga anche in Alto Adige. Di sicuro dobbiamo considerare la possibilità di attivare un numero di telefono unico, che raggruppi vari servizi ed eviti la frammentazione e dispersione attuale. I diversi servizi, e noi come rete, portiamo avanti molto lavoro di sensibilizzazione e per questo dobbiamo trovare delle vie semplici e univoche per dare informazioni alla popolazione su come e dove trovare le risposte ai propri bisogni.” Di uguale importanza è anche la realizzazione di una presa in carico e assistenza delle persone in crisi e dei loro famigliari, veloce e semplice, senza perdersi fra le maglie delle liste di attesa o della definizione degli ambiti di competenza, che allungano i tempi di intervento e spesso li annullano.
L’assessora Waltraud Deeg ha ringraziato a nome della Giunta provinciale tutti coloro che hanno partecipato al convegno: “il suicidio è un problema, anche e soprattutto qui in Alto Adige. Questo fatto deve svegliare le coscienze e renderci consapevoli che per offrire vie d’uscita e aiuto, serve la collaborazione di tutti”. La rete sociale dell’Alto Adige è ampia, ma ci sono lacune che devono essere colmate: “I modelli di best practice possono aiutarci a identificare e implementare buoni esempi per l’Alto Adige. Dopo tutto, è anche nello spirito della nostra strategia di sostenibilità impegnarsi nel sociale, specialmente nel rafforzamento del lavoro di rete”.
La Rete di prevenzione del suicidio è composta da più di 20 diverse organizzazioni senza scopo di lucro e istituzioni pubbliche. È coordinato dalla Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone in stretta collaborazione con il Forum prevenzione, Telefono Amico, rappresentanti dei servizi psichiatrici e psicologici, l’Alleanza Europea contro la Depressione, la Libera Università di Bolzano, il Supporto umano nell’emergenza, la Psicologia dell’emergenza, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, dell’Ufficio per la Tutela dei minori e l’inclusione sociale, dell’Ufficio Servizio giovani e della Direzione Istruzione e Formazione tedesca e italiana della Provincia Autonoma di Bolzano.

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