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Il Duce a Merano si inginocchia davanti alla sua amata Claretta

1 Agosto 2021

Il Duce a Merano si inginocchia davanti alla sua amata Claretta

Si avvicina il 25 luglio, giorno che ricorda l’anniversario dello storico 1943 quando passò la famigerata mozione Grandi nel Gran Consiglio fascista poi accettata dal Re d’Italia Vittorio Emanuale III, il quale anziché rifiutare quanto votato dal consesso fascista, agì contro quanto previsto dal Duce e fece persino arrestare il suo fino ad allora tanto rispettato dittatore e imprigionarlo sul Gran Sasso. Una detenzione che durò fino al 12 settembre quando i paracadutisti della Wehrmacht lo liberarono per condurlo prima a Vienna e poi subito a Monaco di Baviera, dove incontrò la moglie Rachele e i figli Anna Maria e Romano, nonché i due nipoti, che lo attendevano presso il Prinz Carl Palais. Il giorno dopo fu portato al quartier generale del Führer a Rastenburg nella Prussia orientale, dove ringraziò il tanto stimato Hitler per la sua liberazione. Nel frattempo, il 18 settembre, la radio di Monaco aveva trasmesso un messaggio del Duce rivolto al popolo italiano. Un discorso lungo privo del solito pathos, la voce di Mussolini era del tutto cambiata ricorda Ludwig Walter Regele nel suo Meran und das dritte Reich, StudienVerlag Innsbruck, 2007.
La celebre amante di Mussolini Claretta Petacci era stata rilasciata assieme alla famiglia dal carcere di Novara il 17 settembre dello stesso anno e con questa si recò a Merano, dove suo fratello Marcello possedeva la Villa Schildhof a Maia Alta. Dato che era occupata dai nazisti, Claretta e la sua famiglia alloggiarono al Parc-Hotel.
All’arrivo del Generale Karl Wolff in città, si incontrarono il padre di Claretta e le due sorelle al Parc-Hotel. Wolff voleva convincere la Petacci ad influenzare Mussolini affinché i traditori del 25 luglio fossero puniti duramente. Tra i traditori c’era anche Ciano, il genero del Duce. Come ricordato dal compianto avvocato Regele, Claretta non fu assolutamente intenzionata a far pressioni su Mussolini.
La famiglia Petacci si riprese in salute nel mite autunno meranese. La mattina del 28 ottobre 1943 una macchina inviata da Mussolini venne a prendere la giovane amante davanti alla Villa Schildhof, dove nel frattempo abitavano, per condurla dal Duce della Repubblica Sociale. Claretta incontrò un uomo stanco e provato, ma tutto sommato in buona salute. Mussolini le raccontò della moglie che si trovava in Baviera e della questione Ciano, che dal 19 ottobre era in stato di fermo a Verona.
Tornata a Merano, Claretta decise contro la volontà dei suoi famigliari di trasferirsi sul Lago di Garda. Non accettò l’idea di rimanere assieme alla madre a Malcesine, come pensato da Wolff, mentre accolse quella di trasferirsi nella villa Fiordaliso a Gardone, a 4 km di distanza da Mussolini. Dal momento che era un luogo abitato anche da diplomatici, la copertura fungeva alla perfezione. Myriam non era molto entusiasta della scelta e rimpiangeva spesso il buon clima meranese. Il Natale infatti lo trascorsero in riva al Passirio.
Il 3 novembre la moglie Rachele era giunta a Villa Feltrinelli, dove risiedeva il marito Benito. Scoprì subito l’alloggio di Petacci, si recò presso la villa e affrontò l’amante del marito. Secondo la narrazione di Regele tra le due donne ci fu persino una colluttazione fisica. Fu Mussolini ad interrompere lo scontro con una telefonata e ad isolare Claretta presso Villa Mirabella, una dependance del Vittoriale di D’Annunzio, dove l’amante del Duce repubblichino non poté fare altro che attendere la chiamata di Benito per incontrarsi con lui nella torre della Villa San Marco, un tempo Ruhland, a notte fonda.
Dopo un dissidio tra i due, nel febbraio 1945 Mussolini venne a Merano per convincere Claretta a tornare al Lago di Garda. In quei giorni Claretta, che non era quell’ingenua ragazza con la testa fra le nuvole, aveva escogitato con persone di fiducia quel piano che avrebbe dovuto permettere a Mussolini di nascondersi sul Renon il 20 aprile successivo passando per Brescia, passo del Tonale, della Mendola, Sarentino, Vanga e Lana al Vento, ma Mussolini non accettò.
Furono uccisi ambedue dai partigiani il 28 aprile 1945 a Mezzegra, oggi Tremezzina in provincia di Como.

Foto, Clara Petacci

Giornalista pubblicista, scrittore.
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