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Alto Adige. “Notte dei fuochi”, 60 anni dopo, agli storici l’ardua sentenza

10 Giugno 2021

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Alto Adige. “Notte dei fuochi”, 60 anni dopo, agli storici l’ardua sentenza

Nella notte fra l’11 e il 12 giugno 1961, ricordata come la “notte dei fuochi”, circa 40 esplosioni dinamitarde devastarono altrettante strutture dello Stato italiano in Alto Adige. L’azione, nelle intenzioni di coloro che la idearono, doveva porre all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la situazione di difficoltà in cui versava la minoranza sudtirolese in Italia. E indubbiamente ci riuscì.
“Spetta però agli storici – commenta il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher – giudicare se l’Alto Adige, senza la notte dei fuochi avrebbe ottenuto o meno lo Statuto di autonomia che oggi conosciamo. Ciò che è certo, però, è che sia prima che dopo questi fatti, vi fu bisogno di lunghe e complicate trattative politiche per portare l’autonomia dell’Alto Adige ad essere quella che conosciamo oggi”.
Secondo il presidente della Provincia di Bolzano Kompatscher, “la violenza non può mai rappresentare la soluzione, ma non bisogna dimenticare ciò che ha portato ad azioni così drastiche. La notte dei fuochi va inserita nel contesto dei conflitti dell’epoca. Molte persone erano deluse e non si sentivano prese sul serio: lo Stato non manteneva le promesse fatte, vi erano tentativi di repressione e il nostro territorio viveva ulteriori ondate di immigrazione a fronte di una contemporanea emigrazione di giovani sudtirolesi in cerca di lavoro”.  Il Landeshauptmann sottolinea inoltre che l’autonomia conquistata con il cosiddetto secondo Statuto di Autonomia (20 gennaio 1972)  dopo un duro confronto dall’allora presidente della Provincia Silvius Magnago, grazie anche al sostegno austriaco, rappresentò l’inizio di una nuova era che fece seguito all’annessione e alla politica di italianizzazione portata avanti durante il ventennio fascista. Da quel momento in poi, l’Alto Adige ha ripreso in mano le sorti del proprio destino e ha iniziato a costruire una propria autonomia amministrativa e legislativa, saldamente ancorata non solo ai principi della Costituzione, ma anche grazie all’Accordo di Parigi concordato e firmato dal ministro del Esteri austriaco Karl Gruber e dal Presidente del Consiglio dei ministri italiano Alcide Degasperi, e ai principi del diritto internazionale sanciti dal’Onu.
La storia, secondo Kompatscher, è proseguita con l’era di Luis Durnwalder, nel corso della quale l’Alto Adige ha sfruttato i margini di manovra dell’autonomia “per portare pace, sicurezza e benessere a tutti gli abitanti di questo territorio”. Il presidente della Provincia si dice convinto che occorra ringraziare principalmente l’impegno di tante persone, e la capacità di trattare e giungere a soluzioni equilibrate di molti protagonisti della nostra vita politica, se l’Alto Adige rappresenta oggi una regione che, nel contesto europeo, spicca per qualità di vita, competività economica e vitalità sociale e culturale. “L’Alto Adige del futuro – conclude Arno Kompatscher – deve puntare sull’apertura verso l’esterno e sulla creazione di reti di cooperazione. La nostra terra ha un potenziale enorme, che possiamo sfruttare a pieno con un atteggiamento positivo delle persone che ci vivono e con una spinta alla crescita in pieno spirito europeo ed europeista”.

In foto. Arno Kompatscher

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