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Il PCI e il viaggio nella complessità

6 Aprile 2021

Il PCI e il viaggio nella complessità

Una volta c’era il Partito Comunista Italiano e da circa 30 anni non esiste più. La sua favolosa e intricata politica di partito radicale di massa è storicamente e definitivamente chiusa anche se ce ne sono un paio che usano la stessa ragione sociale! Perché allora ripercorrere anche acriticamente la storia della nascita, della scissione di Livorno, della “diversità”, della svolta di Salerno e poi quella della Bolognina sino al febbraio del 1991?
Ogni vicenda storica è presupposto fondamentale per prendere atto dei valori e dei limiti della società che segue. Oggi che cosa è rimasto se non parlare e riflettere sulla storia e sul divenire del PCI ossia discutere e talvolta negare scelte, decisioni e fatti “in salsa togliattiana”. Nulla è rimasto in vita se non la valutazione autoconsolatoria dell’essere stati comunisti del maggiore partito del mondo occidentale di cui ormai l’identità ideologica e le illusioni fanno definitivamente parte del passato. La vicenda comunista è complessa e il suo epilogo non esaltante ha concluso non “formalmente” la sua storia portando con sé le promesse, le speranze avanzate ed anche il “culto di massa” decantato ed esaltato come un postulato incondizionato e “scientifico”.
Mi rendo conto che questo scritto potrebbe apparire, in occasione del recente centenario della fondazione del Pci, inopportuno, e che, in questo momento, sarebbe utile trascurare l’autobiografia militante e valorizzare i meriti che fino al 1989 quel partito riuscì a conseguire. Penso che il tema debba essere non tanto quello di un revisionismo storico reazionario che corregge le linee di pensiero e le opinioni ritenute ingiuste, quanto quello di individuare i momenti cruciali della storia e capire sempre più perché si è arrivati a questo odierno e grave disagio!  In altri termini chiediamoci se le “negatività etico-politiche” odierne sono gli effetti del patrimonio ideologico delle vicende passate. A cento anni dalla sua nascita si analizza il sogno comunista che ha consentito al PCI un saldo raccordo con la gente e un punto di riferimento delle speranze e delle attese delle masse di compagni: “Il PCI è sul monte Sinai” gridava Nilde Iotti …e sottovalutava che il suo partito era in dissoluzione e condannato alla sconfitta!
Aveva ragione Filippo Turati quando al Congresso di Livorno del 1921 aveva ammonito i comunisti che il fenomeno russo e il bolscevismo sarebbero “evaporati”? È stato un buon politico in tale sua previsione? Togliatti con lo pseudonimo di Ercole Ercoli era il Migliore (o il peggiore)? Dopo Togliatti i comunisti non hanno più avuto idee? Perché non hanno più cantato a pugno chiuso?
Il vero nodo di fondo fu che nel pensiero dei dirigenti comunisti italiani ci fu una “involuzione politica”, ossia la fedeltà effettiva alla linea dell’Unione Sovietica e la subordinazione totale alle direttive e ai vincoli di Mosca, ad esempio quando nell’ottobre del ’56, il Partito Comunista Italiano, bollava i manifestanti di Budapest come fascisti al soldo del capitalismo oppure minimizzando l’attentato a Berlinguer in Bulgaria. Una volta qualcuno era comunista, qualcun altro democristiano e qualche altro socialista, ma i comunisti erano molti. Perché è finito quel terzo di Paese che si arrabattava con la falce e il martello? Il Pd di oggi (prima il Ds e a prima ancora Partito Democratico della Sinistra) non ha raccolto quell’eredità?  Il PCI si giudicava non soltanto forza politica diversa ma “migliore “ rispetto alle altre forze e tale presunta “diversità” era idonea a risolvere i problemi dell’umanità, a cancellare le “classi” e a creare la giustizia e la piena uguaglianza tra gli uomini. L’esito di tale progetto è sotto gli occhi dei cittadini e non è un giudizio di merito ma la constatazione di un risultato. Il PCI e i comunisti contribuirono all’antifascismo e alla nascita della Costituzione Repubblicana e alla ricostruzione, e anche all’affermarsi della cultura democratica ma su alcune questioni come i governi di centro sinistra e lo Statuto dei lavoratori sbagliò, e anche sul divorzio ci arrivò un po’ in ritardo.
Si parla di crimini negati e della menzogna di fondo. Come è possibile tutto questo? C’è una storia che forse non abbiamo mai voluto capire, ed è la storia di Budapest del ‘56, di Praga del ’68 e di Danzica dell’80, ossia delle Repubbliche Popolari crollate insieme al muro di Berlino.  Le rivolte democratiche esplosero in tali città e fecero vacillare l’Unione Sovietica e l’Occidente comunista allora non colse politicamente tali rivolte. Perché non ricordare la vicenda Moro: il PCI fu contrario a ogni trattativa per salvare lo Statista: “non si tratta…non si tratta” gridavano in continuazione i compagni dimenticando il comunista, partigiano e assassino Francesco Moranino e la grazia a lui concessa. Tremenda vicenda.

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