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Il Comitato Cura Domiciliare Covid: “Il Ministero della Salute chiarisca la sua posizione”

21 Aprile 2021

Il Comitato Cura Domiciliare Covid: “Il Ministero della Salute chiarisca la sua posizione”

Era il 2 marzo scorso quando il Tar del Lazio decise di sospendere l’efficacia della nota Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), accogliendo l’istanza cautelare promossa dai medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, per opera dell’avvocato Erich Grimaldi, insieme alla collega Valentina Piraino, nei confronti del Ministero della Salute e della stessa Aifa (l’approfondimento: https://www.buongiornosuedtirol.it/2021/03/esclusivo-covid-e-cure-precoci-il-tar-del-lazio-no-alla-tachipirina-e-alla-vigile-attesa/).
I FATTI. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio-Sezione Terza Quater bocciò infatti la nota dell’Agenzia Italiana del Farmaco del 9 dicembre scorso (la trattazione di merito del ricorso è fissata per il prossimo 20 luglio), contenente i “principi di gestione dei casi di Covid-19 nel setting domiciliare”, nella parte in cui nei primi giorni di malattia da SARS-CoV-2 prevede unicamente una “vigilante attesa” e somministrazione di fans e paracetamolo e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci.
Il provvedimento ribadì la libertà prescrittiva del medico, a circa tre mesi di distanza dalla storica ordinanza del Consiglio di Stato sulla reintroduzione dell’idrossiclorochina, in modalità off-label, nella cura del Covid (https://www.buongiornosuedtirol.it/2020/12/il-consiglio-di-stato-si-allidrossiclorochina-contro-il-covid/): niente Tachipirina, né vigile attesa per i pazienti Covid, nei primi giorni della malattia. “Finalmente anche il Tribunale Amministrativo ha compreso che lasciare i pazienti senza cure precoci, a domicilio, è assolutamente inaccettabile. Ora ci attendiamo una revisione immediata delle linee guida ministeriali, tenendo conto dello schema terapeutico redatto dai nostri medici per le cure domiciliari precoci, nell’interesse di tutto il Paese” commentò il legale e presidente del Comitato, Erich Grimaldi.
LA VOTAZIONE IN SENATO. L’8 aprile scorso il Senato ha espresso, con votazione praticamente unanime, la necessità di impegnare il Governo nell’istituzione di un tavolo di lavoro finalizzato alla revisione delle linee guida nazionali per la cura del Covid in fase precoce, tenendo conto delle esperienze dei medici del territorio. La votazione era stata preceduta da un proficuo dialogo tra i rappresentanti del Comitato e le istituzioni, in particolare con il sottosegretario al Ministero della Salute, Pierpaolo Sileri e con il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo. Grazie al loro interessamento il Comitato ha ottenuto un incontro, fissato per venerdì 23 aprile, con i vertici Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali).
IL RICORSO DEL MINISTERO DELLA SALUTE E DI AIFA. Tutto è bene quel che finisce bene? Non esattamente. “Alla luce di tutto ciò lascia senza parole il ricorso in appello presentato al Consiglio di Stato da parte del Ministero della Salute e di Aifa, notificato il 6 aprile, contro la decisione del Tar del Lazio di sospendere la nota del 9 dicembre 2020, in cui la stessa Aifa indicava “paracetamolo e vigile attesa” come unica strada da seguire nell’approccio alla cura domiciliare contro il Covid, a seguito di un’istanza cautelare presentata al Tar dagli stessi medici del Comitato Cura Domiciliare Covid 19” dichiara l’avvocato Grimaldi. Che precisa: “I giudici amministrativi hanno riconosciuto, con la loro decisione del 2 marzo scorso, “il ricorso apparentemente fondato in relazione alla richiesta dei medici di far valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza in sede sia civile che penale, di prescrivere i farmaci che ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza e che non può essere compresso nell’ottica di un’attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi””. Il Comitato, nella persona del legale, puntualizza: “Il diritto alla cura, lo ricordiamo, è sancito dalla Costituzione. L’udienza di Appello è stata fissata per il 22 aprile, di fatto manifestandosi, in questo modo, una visione opposta a quella del Comitato Cura Domiciliare Covid-19. Anche alla luce del voto sostanzialmente unanime del Senato in favore dell’istituzione del tavolo di lavoro per favorire la cura domiciliare e gli obiettivi del Comitato, i cui benefici sono ormai chiari a tutti, rimane da capire chi rappresenti il Ministero della Salute e, soprattutto, sulla base delle indicazioni di chi e di quale ente scientifico propone un ricorso di fatto contrastando la chiara manifestazione di volontà del Senato. Se non fossimo uno Stato fortemente civile, democratico e dalle Istituzioni solide, ci sarebbe da porsi delle domande serie sulla effettiva esistenza ed operatività della forma parlamentare della Repubblica, dovendosi considerare come tale forma di Stato ha nella propria natura, nell’indirizzo e nell’attività del Parlamento ancor più quando espressione unanime dei suoi rappresentanti, fondamenta e ragione di esistenza. La Politica tutta ha compreso la necessità di un approccio rapido e clinicamente diversificato nel contrasto al virus, non tanto per questioni di posizione o schieramento, ma perché le migliaia di morti che si sono registrati nel nostro Paese lo richiedono. Come ben emerso dal voto del Senato, il Comitato lavora strenuamente da oltre un anno nel tentativo di dialogare con le Istituzioni, nell’interesse della comune battaglia alla pandemia, affinché il lavoro e le evidenze raccolte sul campo dai nostri medici possano trasformarsi in prezioso patrimonio di informazione clinica a supporto del cambiamento delle linee guida nazionali per le cure domiciliari precoci, ma il Ministero della Salute ed Aifa hanno deciso, evidentemente, di fare marcia indietro e di prendere una diversa direzione. Non solo rispetto al Comitato, ma al Senato della Repubblica”.
L’APPELLO AL MINISTRO SPERANZA. Il Comitato chiede quindi al Ministro della Salute, Roberto Speranza, “delucidazioni in merito alla decisione di ricorrere in Appello, alla luce dell’opposto indirizzo votato dal Senato e delle costanti rassicurazioni che i diversi rappresentanti del suo stesso ministero ci hanno fatto pervenire, circa la volontà di ascoltare i nostri medici e collaborare nell’interesse della popolazione”.

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