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Trento. LA SCUOLA DI STUDI INTERNAZIONALI TOCCA QUOTA 500

24 Marzo 2021

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Trento. LA SCUOLA DI STUDI INTERNAZIONALI TOCCA QUOTA 500

Con la sessione di laurea di domani la struttura accademica di Ateneo conta i suoi primi 500 laureati e laureate. A conquistare il traguardo della 500esima laurea è Anna Mattedi, trentina, con un futuro già proiettato all’estero nelle relazioni internazionali. Soddisfazione del direttore Stefano Schiavo: «Formiamo i futuri policy maker. Con i nostri corsi di laurea si aprono le porte del mercato del lavoro internazionale».

Si chiama Anna Mattedi, trentina, ha 25 anni ed è la laureata numero 500 della Scuola di Studi internazionali dell’Università di Trento. Anna Mattedi, insieme a altri 15 suoi compagni e compagne di corso conseguirà la laurea magistrale in Studi europei e internazionali (MEIS) nella sessione di domani, giovedì 25 marzo. A questi si aggiungono 8 laureande e laureandi iscritti al corso di laurea magistrale International Security Studies. Una laurea discussa e conferita rigorosamente online, a causa del lockdown, ma che non toglie nulla al valore di questo titolo, cercato, conquistato con impegno. Nemmeno il tempo di festeggiare che, come tanti del suo corso, sarà già al lavoro o impegnata in un tirocinio. Anna Mattedi infatti ha appena iniziato uno stage nel settore diritti umani come “Human rights trainee” alla delegazione dell’Unione europea alle Nazioni Unite a Ginevra: una posizione piuttosto ambita per chi si affaccia sul mercato del lavoro e ha alle spalle un percorso di studi internazionali.

«La scelta di studiare relazioni internazionali è avvenuta dopo un’esperienza all’estero» racconta Mattedi. «Dopo le scuole superiori non ero sicura della scelta universitari e ho scelto di trascorrere un anno lavorando come ragazza alla pari in Germania. Un anno sabbatico fondamentale in cui ho capito che lo scambio culturale, insieme alla politica e alla diplomazia, era ciò che mi interessava. Le relazioni internazionali sono un mondo dinamico, in continua evoluzione, in cui non ci si annoia mai. Lavorare in una delle istituzioni europee significa per me poter dare un contributo alla società e al suo miglioramento, aiutare le persone a divenire più consapevoli del mondo che le circonda. È sempre stato il mio sogno. Realizzarlo però è molto difficile e richiede sacrifici».
«La storia di Anna assomiglia a quella di tanti altri nostri studenti e studentesse che ogni anno arricchiscono il loro curriculum con esperienze di mobilità all’estero di grande spessore» commenta il direttore della Scuola di Studi internazionali Stefano Schiavo. «Siamo orgogliosi del percorso fatto finora, anche alla luce delle tante storie di successo tra i 500 laureati e laureate, molti dei quali e delle quali occupano posizioni di prestigio in organizzazioni internazionali, nel corpo diplomatico, e nel settore privato. L’approccio multidisciplinare allo studio delle relazioni internazionali, che caratterizza la Scuola di Studi Internazionali sta riscuotendo molto interesse: ogni anno riceviamo un numero crescente di domande e la selezione in ingresso per le nostre lauree sta diventando molto competitiva. Negli ultimi anni abbiamo fatto uno sforzo per integrare nell’offerta didattica attività aggiuntive che permettano agli studenti di acquisire competenze trasversali e professionalizzanti che sono particolarmente importanti nel mercato del lavoro. Attraverso la Scuola di Studi internazionali, l’Università di Trento ha dato vita ad una serie di attività formative e di ricerca multidisciplinari, in grado di rispondere alle sfide poste dai processi di mutamento sociale, economico e istituzionale connessi alla globalizzazione e all’integrazione europea. In pochi anni la Scuola è divenuta un attore di livello europeo, stabilendo contatti e collaborazioni con Atenei e centri di ricerca sparsi in vari paesi. Siamo l’unica Graduate School in Italia che organizza esclusivamente programmi di insegnamento successivi alla laurea triennale in studi internazionali, interamente proposti in lingua inglese».
La Scuola di Studi internazionali – Istituita nel 2001 dalle Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Lettere e Sociologia dell’Università di Trento, la Scuola è divenuta un Centro di Ateneo nel 2012 e oggi conta 24 docenti e 200 studentesse e studenti iscritti dalla sua fondazione. Oltre alla laurea magistrale in Studi europei e internazionali (MEIS), la Scuola offre una magistrale in Studi sulla Sicurezza internazionale (MISS, insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), un International Master in Security, Intelligence and Strategic Studies (una laurea magistrale congiunta Erasmus Mundus con University of Glasgow – UK, City Dublin University – Irlanda, la Charles University in Prague – Republica Ceca), e un dottorato triennale di ricerca in International Studies. Tutta l’offerta formativa della Scuola è interamente in lingua inglese.

Anna Mattedi, da Trento a Ginevra per studiare Relazioni internazionali
Anna Mattedi sta muovendo i primi passi nel mondo delle relazioni internazionali di alto livello in un’organizzazione che intrattiene rapporti con le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità o l’Organizzazione mondiale del commercio. «Come tirocinante nel settore dei diritti umani partecipo alle varie conferenze e meeting e fornisco report ai miei supervisori. Ci viene richiesto un lavoro di ricerca che può essere focalizzato su un tema o su un paese in particolare. Attualmente siamo molto impegnati con la sessione del Consiglio dei Diritti umani, che si tiene tre volte l’anno».
La carriera verso le relazioni internazionali si è costruita passo passo durante gli studi: «Uno dei gli aspetti più positivi riguarda sicuramente le disponibilità sia di studio sia di tirocinio all’estero. Io ho usufruito del programma Erasmus per trascorrere cinque mesi a Tallinn. Tutte queste piccole esperienze ti formano sia come persona, che come studente ma anche come futuro lavoratore. Trovo inoltre molto positivo il fatto che la Scuola di Studi Internazionali offra magistrali in inglese. Ciò permette allo studente di migliorare non solo la sua conoscenza lessicale ma anche di sviluppare capacità comunicative estremamente importanti per il percorso che si vuole intraprendere. La mia prima esperienza lavorativa è stata, da remoto, a fine 2020 in un think tank a Ginevra impegnato sul tema dei diritti umani. Questa opportunità è arrivata dopo settimane di ricerca e di applications a vari istituti, think tanks ed organizzazioni sparse per tutta Europa. Per il tirocinio attualmente in corso ho invece fatto domanda tramite il sito ufficiale dell’EEAS (European External Action Service) dove vengono regolarmente pubblicate delle posizioni per tirocini in tutto il mondo. La mia formazione e l’esperienza lavorativa mirata che avevo già svolto sono state fondamentali per essere accettata. Per il futuro, dopo questo stage, spero di continuare a lavorare in un ambiente molto internazionale, anche al di fuori del contesto europeo. Mi piacerebbe occuparmi di questioni relative al sudest ad est asiatico.
Infine un passaggio sulla sua tesi di laurea che discuterà giovedì prossimo: «Ho analizzato come le fake news, e più in generale le campagne di disinformazione, possano essere strumenti validi nelle recenti strategie di guerra ibrida per sfruttare le attuali vulnerabilità degli spazi digitali e d’informazione. A questo proposito, i social media sono considerati un nuovo canale cruciale attraverso il quale vengono lanciati attacchi di disinformazione. Il lavoro mira a comprendere come queste strategie possano essere condotte dagli attori statali per indebolire e sfidare le democrazie, minando i loro valori e le loro infrastrutture centrali e la loro coesione politica e sociale interna. La ricerca si concentra sulla condotta della Russia, con particolare attenzione sulle alle azioni intraprese nei confronti dell’Ucraina dal 2014. Ho scelto questo tema perché molto attuale e rilevante nella società odierna. Quotidianamente abbiamo a che fare con fake news ma pochi comprendono appieno le conseguenze negative sulle democrazie. Educare e migliorare la consapevolezza riguardante il tema, è necessario per la sopravvivenza di una società democratica e unita, specialmente in tempi come questi». 

Foto/© UniTrento ph. AlessioCoser

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