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Patrick Zaki, prigioniero di coscienza

16 Marzo 2021

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Patrick Zaki, prigioniero di coscienza

Venerdì 19 marzo alle ore 18.00 si terrà sul Canale YouTube di UPAD e in contemporanea sul nuovo Canale YouTube di MUA/BeYoung un’intervista in diretta con il portavoce italiano di Amnesty International Italia Riccardo Noury e con la docente dell’Università di Bologna Rita Monticelli, in relazione al caso Patrick Zaki, il ragazzo egiziano arrestato al Cairo il 7 febbraio del 2020. L’intervista verrà realizzata dal MUA, Movimento Universitario Altoatesino, associazione facente parte di UPAD.

È passato più di un anno da quando Patrick George Zaki, studente e attivista egiziano nato a Mansura (una città a circa 120 km a nord del Cairo), che si trovava dall’agosto del 2019 a Bologna per frequentare il Master Gemma in Women’s and Gender Studies, al rientro in Egitto per fare visita ai parenti, veniva arrestato e detenuto senza un valido motivo da parte delle autorità egiziane. Nello specifico, i capi d’accusa formulati nel mandato d’arresto furono: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie e propaganda a favore del terrorismo; secondo l’accusa Zaki sarebbe stato attivo all’estero per fare una tesi sull’omosessualità e per incitare contro lo stato egiziano. Si è trattato di una custodia cautelare in carcere atta a violare tutti i diritti umani e le libertà fondamentali che ha spinto i parlamentari europei a lanciare un appello all’Egitto, lo scorso dicembre, per procedere con la scarcerazione di Patrick; questo caso non poteva non far tornare alla mente quello tristemente noto di Giulio Regeni e per questo motivo i parlamentari hanno anche lanciato un accorato appello all’Egitto affinché collabori per poter fare piena luce anche su quella vicenda. Quella che avrebbe dovuto essere solo una vacanza in compagnia dei suoi cari in una breve pausa accademica si è trasformata per Patrick – che ha sempre respinto le accuse mosse nei suoi confronti – un vero e proprio lunghissimo incubo.

Da allora si sono mosse organizzazioni internazionali per i diritti umani, associazioni studentesche, la stessa CRUI (la Conferenza dei Rettori delle università italiane), l’Adi (l’Associazione dei dottorandi e dottori di ricerca italiani) e analoghe reti universitarie internazionali, oltre che gruppi di europarlamentari, sindaci, giornalisti ed attivisti.  Una delle voci principali a sollevarsi è stata quella di Amnesty International, organizzazione non governativa internazionale impegnata dal 1961 nella difesa dei diritti umani con lo scopo di promuovere, in maniera indipendente e imparziale, il rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e di prevenirne specifiche violazioni.

“Ci aspettiamo un susseguirsi di ordini di detenzione di 15 giorni, rinnovabili più volte, e naturalmente in questa situazione di detenzione prolungata, con la scusa di condurre indagini, il rischio è che le condizioni detentive siano equiparabili a tortura, se non la tortura stessa”, così aveva dichiarato infatti all’ANSA a poche ore dalla notizia dell’arresto, più di un anno fa, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, attivista, giornalista, autore e coautore di svariati libri sulla violazione dei diritti umani, sulla pena di morte e sulla tortura.

Assieme alla voce di Riccardo Noury, intervisteremo anche la professoressa Rita Monticelli, docente di letteratura inglese e studi di genere dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, e, fra le altre cariche, anche delegata del Rettore per le Pari Opportunità e coordinatrice del Master d’eccellenza Erasmus Mundu Gemma in Women’s and Gender Studies, che ci racconterà del Patrick Zaki studente, del modo in cui ha reagito l’Ateneo all’arresto del ragazzo e di come hanno appreso la notizia e che cosa stanno facendo da un anno a questa parte, in suo favore, gli studenti suoi colleghi di corso; alla diretta interverranno inoltre anche alcuni studenti ex compagni di corso di Patrick.

Sarà un’occasione unica per affrontare l’importante tematica dei diritti umani e della libertà di pensiero in un Paese in cui, secondo Amnesty International, sono oltre 60 mila i prigionieri politici, accusati come Patrick di essere oppositori politici e di fare propaganda terroristica sui Socialnetwork, che vengono sottoposti a rapimenti, torture, scosse elettriche e percosse senza potersi nemmeno confrontare con un avvocato difensore per mesi. La detenzione può durare, in alcuni casi, anche due anni, prima che l’imputato sia sottoposto a processo.

L’intervista è inserita nell’ambito della serie di interviste #dialoghicongliesperti che il MUA ha lanciato ancora nella scorsa primavera con il sostegno del Comune di Bolzano – Ufficio Cultura e della Rip. 40 Diritto allo Studio della Provincia Autonoma di Bolzano e verrà trasmessa in diretta sul Canale Youtube di UPAD all’indirizzo www.upad.it/youtube; per informazioni scrivere un’email a mua@upad.it oppure chiamare lo 0471/933197.

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