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Pasqua e Covid, come cambiano le celebrazioni

23 Marzo 2021

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Pasqua e Covid, come cambiano le celebrazioni

La Diocesi invita a partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa e dei giorni di Pasqua nel rigoroso rispetto delle misure precauzionali. Oltre alle norme generali già note, la Conferenza episcopale italiana ha dato ulteriori indicazioni riguardanti specificamente le celebrazioni della Settimana Santa e delle giornate pasquali. In una lettera alle parrocchie il vescovo Ivo Muser e il vicario generale Eugen Runggaldier comunicano le disposizioni da osservare.
Bisogna aver cura che tutti i fedeli indossino protezioni per la bocca e il naso, si disinfettino le mani, mantengano il distanziamento reciproco ed evitino assembramenti al momento dell’ingresso e dell’uscita dalla chiesa. Un servizio d’ordine vigila sul rispetto di tali misure e verifica che non entrino in chiesa più fedeli di quelli consentiti. La Santa Comunione si riceve solo sulla mano. Al termine delle celebrazioni la chiesa deve essere igienizzata e arieggiata. Per quanto riguarda i canti e la musica, si applica ancora il regolamento del 10 agosto 2020.
La liturgia della Domenica delle Palme, 28 marzo, inizia senza processione. Vanno evitati assembramenti di fedeli. I sacerdoti, i diaconi, gli altri ministri liturgici e i fedeli tengono in mano i rami d’ulivo o altri rami sempreverdi che hanno portato con sé o che sono stati distribuiti loro all’ingresso in chiesa. Si deve evitare di lasciare rami sul pavimento nel momento che precede l’inizio della celebrazione. I bambini che portano le scope di palma devono portarle con sé al loro posto a sedere.
La Messa Crismale del Giovedì Santo, 1° aprile, viene celebrata alle 9 nel Duomo di Bressanone e trasmessa in video e audio nella vicina chiesa parrocchiale. I sacerdoti e i diaconi si recano direttamente in duomo o nella chiesa parrocchiale e indossano alba e stola nel loro posto a sedere. Anche in questo caso vanno rigorosamente osservate le distanze di sicurezza e le norme igieniche. Non si terrà l’incontro nell’Accademia Cusanus dopo la celebrazione.
Nella sera del Giovedì Santo (celebrazione della Cena del Signore) la lavanda dei piedi è omessa. Non è permesso trasferire il Santissimo Sacramento in un’altra chiesa. In conclusione può aver luogo un’adorazione notturna (“Ora santa”) rispettando il coprifuoco che, nella situazione attuale, è fissato alle ore 22.
Nel Venerdì Santo, il 2 aprile, all’atto di adorazione della Croce solo chi presiede la celebrazione tocca la croce. Per tutti gli altri l‘adorazione della croce avviene senza toccarla, bensì con un inchino.
La celebrazione della Veglia Pasquale, sabato 3 aprile, si svolge come previsto dal Messale. Per il solenne inizio della Veglia Pasquale i fedeli sono invitati a portare le candele da casa. Le candele accese non possono essere spente durante la celebrazione, ma bruciano fino al termine del rito o vengono spente in altro modo. Se i fedeli desiderano portare a casa l’acqua benedetta dopo la celebrazione della Veglia Pasquale, devono portarsi da casa una bottiglietta d’acqua per averla sempre con sé. Questa sarà benedetta dal sacerdote.
Si chiede di programmare e concludere la Veglia Pasquale in modo tale da permettere ai fedeli di far ritorno alle loro case prima dell’inizio del coprifuoco alle 22. Lo stesso vale per le celebrazioni nella Solennità di Pasqua, che non devono svolgersi prima delle 5.
La Santa Messa della Domenica di Pasqua, 4 aprile, viene celebrata come previsto e anche i cibi pasquali vengono benedetti come consuetudine. I fedeli sono pregati di tenere i cibi pasquali nel loro posto a sedere.
Infine si ricorda che fino alla seconda Domenica di Pasqua (11 aprile) è possibile concedere l’assoluzione generale per le persone malate e anziane nelle case di riposo, nelle case di cura e negli ospedali. Se per i credenti non è possibile accedere al sacramento della confessione e riconciliazione, è sufficiente che si pentano sinceramente dei loro peccati, desiderino il perdono dei loro peccati e si impegnino a vivere il sacramento della confessione nelle forme tradizionali non appena sia nuovamente consentito. In queste circostanze sono a loro rimessi i peccati (Catechismo della Chiesa cattolica n. 1452).

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