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Escalation della violenza in Myanmar

1 Marzo 2021

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Escalation della violenza in Myanmar

Dopo la nuova escalation di violenza da parte dei militari del Myanmar, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede ai paesi dell’area del Myanmar di intraprendere un’azione comune. I paesi dell’ASEAN, specialmente Indonesia, Malesia e Tailandia, dovrebbero cercare di sostenere le aspirazioni democratiche del popolo del Myanmar attraverso sanzioni mirate contro il regime militare del paese e il suo impero economico. I vicini immediati del Myanmar hanno tutte le ragioni per dichiarare la loro solidarietà con i manifestanti e per sollecitare i militari a ritirarsi. Da un lato, subiranno le conseguenze di un ulteriore aumento della violenza da parte dei generali. Dall’altro lato, un Myanmar pacifico e democratico sarebbe vantaggioso per tutta la regione. Questi paesi hanno già accolto centinaia di migliaia di Rohingya e membri di altre minoranze sfollate dal Myanmar. Nuove ondate di profughi, d’altra parte, graverebbero ulteriormente su questi stati già in difficoltà.

Senza una pressione mirata, la giunta militare continuerà il suo corso brutale e ci saranno molti altri morti. Questa pressione deve venire da tutte le parti possibili: dall’interno del paese, dai paesi occidentali, dalla regione stessa, e se possibile dalle organizzazioni internazionali. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU dovrebbe in realtà inviare urgentemente il caso alla Corte penale internazionale dell’Aia, anche per risolvere altri crimini commessi negli ultimi anni.

A causa dello stato di emergenza e della violenza dei militari, tutto il paese è paralizzato. Le organizzazioni umanitarie non hanno accesso, la società civile e i media non possono lavorare. Questa situazione deve cambiare immediatamente in modo che il Myanmar possa tornare a percorrere la via della democrazia e l’intera regione possa trovare la pace.

Foto/c-EU/ECHO/Pierre Prakash via Flickr

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