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Bullismo e cyberbullismo, fenomini sempre più preoccupanti

7 Febbraio 2021

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Bullismo e cyberbullismo, fenomini sempre più preoccupanti

Oggi, 7 febbraio, si celebra la giornata nazionale contro il bullismo e cyberbullismo, un fenomeno che, complice anche la pandemia COVID 19 e i relativi lockdown, sta assumendo tra i giovani declinazioni sempre più varie ma non per questo meno preoccupanti; declinazioni che trovano una radice comune nel malessere psicologico, nell’impoverimento emotivo, nel disagio relazionale che tormentano la generazione dei millenials, degli zoomer, dei nativi digitali.

Ma quali sono gli ambiti di intervento concreti per tentare di imprimere una svolta al fenomeno e quali le idee in campo? Lo abbiamo chiesto alla psicologa scolastica dr.ssa Alice Panicciari e allo psicologo forense dr Michele Piccolin dell’Associazione Italiana Psicologia Giuridica.

Secondo i dati Istat di giugno 2020 illustra il dr Piccolin, l’87,3% dei ragazzi tra 11 e 17 anni di età utilizza quotidianamente il telefono cellulare, percentuale che risulta cresciuta molto rapidamente raggiungendo il 75,0% nell’arco di un quadriennio. Tale utilizzo, se non adeguatamente supervisionato, espone concretamente i minori al rischio di forme empre più insidiose di cyberbullismo, quando non di veri e propri plagi delle loro volubili volontà.

Dai dati emergere, inoltre, che bullismo e cyberbullismo sono fenomeni strettamente connessi: ben il 22% dei ragazzi che hanno subito episodi di cyberbullismo è stato oggetto di vessazioni e aggressività anche di tipo fisico.

Diversi episodi di bullismo, aggiunge la dr.ssa Panicciari, si presentano principalmente nell’ambiente scolastico ed è fondamentale intervenire sul campo per identificare e contenere i fenomeni di prepotenza che si verificano nel gruppo dei pari. In questi casi il dirigente può avvalersi della professionalità dello psicologo scolastico che, collaborando con le diverse figure deputate, può intervenire sul sistema scuola nel suo complesso, attraverso programmi molto articolati che coinvolgono insegnanti, personale non docente, genitori e tutti gli alunni. È fondamentale in questi casi scoraggiare sul nascere l’emissione del comportamento violento, andando ad agire sul clima culturale complessivo e sugli aspetti di politica scolastica.

Gli interventi di contrasto ai comportamenti di prevaricazione violenta devono comunque avvenire a più livelli, sostiene il dr Piccolin, da un lato tenendo conto delle caratteristiche individuali come la fragilità, l’aggressività e la maturità di un minore ma senza dimenticare il ruolo delle dinamiche fra pari, della famiglia, della comunità e della cultura di appartenenza.

Spesso avviene che in contesti urbani in cui le condizioni a livello economico, sociale e familiare siano minacciate da possibili fattori di deterioramento emergano fenomeni di microcriminalità, evoluzione del bullismo, in cui i protagonisti di condotte devianti sono giovani ragazzi che si riuniscono in gruppi al fine di commettere reati. La figura dello psicologo in questi contesti può fornire analisi delle dinamiche complesse all’interno dell’ambiente giovanile e strutturare interventi atti ad agire sia livello preventivo che d’intervento, senza dimenticare però gli interventi a sostegno delle vittime e la rappresentazione in sede legale e risarcitoria delle sofferenze che hanno subito.

Certamente la pandemia ha portato con sé un senso di profonda incertezza e di strisciante alienazione, che sta giungendo progressivamente ad alterare i concetti di svago e di contatto per adolescenti e ragazzi. A fronte di una diminuzione delle occasioni di socializzazione, sostiene la dr.ssa Panicciari, i ragazzi hanno riversato sull’utilizzo dei social il bisogno di interazione. Sebbene tale impiego abbia di fatto garantito le relazioni anche quando queste erano impossibili dal vivo, in molti casi ha portato ad aumentare il senso di isolamento. Molti adolescenti, infatti, possono tendere ad un uso smodato e non consapevole dello smartphone alimentando dinamiche compulsive di crescente dipendenza dalla tecnologia, con possibili risvolti ansiosi, depressivi, impulsivi e a tratti non del tutto connessi alla realtà.

In tal senso, osserva il dr Piccolin, notizie di cronaca come quelle della bimba di Palermo, morta per soffocamento in una sfida su tik tok, o quelle a testimonianza di una crescente diffusione del consumo di sostanze stupefacenti tra i giovanissimi devono lanciare un grido di aiuto per quei ragazzi che troppo facilmente vengono lasciati a loro stessi senza una efficace supervisione. Supervisione che, in alcuni casi, risulta a volte impreparata ad individuare e prevenire rischi e pericoli di fenomeni digital-sociali che, per la loro natura virtuale ed in rapida evoluzione, vedono i figli più “esperti” dei genitori.

Cogliamo quindi l’occasione della odierna giornata nazionale del bullismo e del cyberbullismo, ribadiscono unitamente gli esperti psicologi, per fare emergere da un lato la necessità di una cultura sensibile e attenta alla rapida evoluzione dei bisogni educativi ed emotivi di bambini e ragazzi, e dall’altro lato la necessità di azioni professionali a sostegno della genitorialità, offrendo a padri e madri in particolare se soli o in fase di separazione, interventi psicoeducativi che li aiutino ad affrontare al meglio il non facile compito di fornire ai figli una rinnovata educazione all’affettività, primo vero anticorpo a contrasto di derive bullizzanti, violente e alienate.

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