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Piccole imprese, una su quattro teme di chiudere nel 2021

7 Gennaio 2021

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Piccole imprese, una su quattro teme di chiudere nel 2021

“Una piccola impresa su quattro teme di chiudere nel 2021 se l’attuale stato di difficoltà dovesse protrarsi nei mesi a venire. Sono necessari interventi non solo statali, ma anche delle Province autonome di Bolzano e Trento per mettere in sicurezza il tessuto economico e i posti di lavoro”. Lo afferma Claudio Corrarati, presidente della CNA Trentino Alto Adige, prendendo spunto dall’indagine condotta dal Centro studi CNA tra gli iscritti alla Confederazione dal titolo “Pensare a un futuro senza Covid. Le aspettative delle imprese per il 2021”.
Il 74,1% delle imprese coinvolte nell’indagine ritiene che la caduta del prodotto interno lordo nazionale e provinciale registrata nel 2020 possa essere recuperata solo parzialmente nel 2021. Il 23,1%, invece, è ottimista e crede che si sia in grado di riconquistare rapidamente i livelli pre-Covid. I comparti che il confinamento ha fermato o ha rallentato in maniera sensibile (dal turismo ai servizi per la persona) propendono per una visione negativa, mentre mostra più fiducia chi opera nei servizi per le imprese, nell’impiantistica, nelle costruzioni.
A fronte di un 32,9% complessivo di imprese che nel 2021 ritiene di crescere, il 40,1% è convinto che nel 2021 non tornerà ai livelli precedenti. Il residuo 27% ha addirittura paura di cessare l’attività nei prossimi mesi. La palma dell’ottimismo va al comparto edilizio (il 46,5% è orientato favorevolmente, anche grazie al Superbonus 110% e alle altre agevolazioni per le costruzioni), seguito dal manifatturiero (36,2%). All’opposto, i settori a più accentuato timore di chiusura sono il turismo (43,5% del totale), il trasporto (33,3%) e i servizi per la persona (31,7%), comparti dove tre quarti e più delle imprese hanno subito danni economici gravissimi.
Quali strategie le imprese propongono al governo e alle Province per uscire dalla crisi? Il 36,4% è dell’opinione di continuare lungo la strada tracciata dei ristori, adottando ancora la diversificazione delle zone a seconda della gravità della situazione sanitaria. Il 35,6% ritiene che le ragioni dell’economia siano prioritarie e debbano essere evitati nuovi confinamenti. Quasi quattro su cinque (il 78,7%,) ritengono che il governo e le Province debbano garantire un adeguato sostegno alle imprese.
“I dati dell’indagine CNA – aggiunge il presidente Corrarati – fotografano la situazione esistente anche in Alto Adige e in Trentino. Le due Province Autonome ne tengano conto per modificare i bilanci appena approvati secondo le esigenze che si manifesteranno. Sono necessarie risorse per tenere in piedi le aziende in crisi, consapevoli del fatto che alcuni settori non sono a rischio e altri sono sull’orlo del baratro. La forza dei nostri territori, da decenni, è il tessuto economico bilanciato tra artigianato, industria, agricoltura, commercio e turismo. Il cedimento di uno o più settori farebbe crollare anche gli altri. La tenuta del sistema necessita misure rapide, chiare, chirurgiche, mirate, efficaci. I ristori provinciali dovranno compensare le misure statali”.

Foto. Claudio Corrarati, presidente CNA Trentino Alto Adige

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