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Conte ter non scontato, 5 Stelle disuniti, il “rottamatore” resta tattico

30 Gennaio 2021

Conte ter non scontato, 5 Stelle disuniti, il “rottamatore” resta tattico

Dopo che le due ministre di Italia Viva e il sottosegretario Ivan Scalfarotto si erano dimessi dal Governo, il Presidente del consiglio, ora dimissionario, si è recato in Parlamento per chiedere la fiducia. Alla Camera dei deputati ha avuto la maggioranza assoluta dei voti, mentre al Senato della Repubblica, nonostante i tentativi di intercettare eventuali “responsabili” e possibili “costruttori” di chissà quale progetto, non è riuscito a superare i 156 voti, quindi a raggiungere la maggioranza assoluta. Il presidente Conte si è dovuto accontentare della maggioranza relativa in una delle due Camere con tutto ciò che ne consegue in termini di effettiva governabilità. Infatti, qualche giorno dopo si è recato dal Capo dello Stato per consegnare le sue dimissioni. Ciò a differenza di chi aveva dato per morto politicamente il “rottamatore politico” Matteo Renzi, il quale con grande capacità tattica ha condotto i giochi politici scortando Giuseppe Conte da Palazzo Chigi verso il Quirinale per le dimissioni. Per molti sembra che si tratti solamente di un passaggio formale perché Mattarella riaffidi un ulteriore incarico di Governo a Conte, che in pochi anni ha dimostrato di sapersi muovere sia nella compagine nazionalista e sovranista, sia in quella progressista ed europeista. Non per niente la prima e forse la più nota frase di Giuseppe Conte è quella con la quale si presentò dicendo di voler essere “l’avvocato degli italiani”. E non a caso l’astuto Renzi nel suo ultimo discorso in Senato non si è sbagliato a rivolgersi al Presidente dimissionario non chiamandolo presidente, ma ripetutamente e ostentatamente avvocato.
Il navigato Presidente della Repubblica, dopo aver sentito i vari rappresentanti dei diversi gruppi parlamentari, ha affidato al presidente della Camera Roberto Fico l’incarico esplorativo per capire se ci sono le condizioni di formare un nuovo Governo partendo dalla vecchia maggioranza. Dalle parole di Vito Crimi, esponente di spicco dei 5 Stelle, sembrerebbe che il Movimento, che avrebbe dovuto rivoltare il Parlamento come una scatoletta di tonno, sia disposto, dopo che diversi pezzi da novanta del partito hanno dichiarato che non sarebbero mai tornati con Renzi, a rivalutare le proprie posizioni nei confronti di Matteo e di Italia Viva. Immediata però la reazione di Alessandro di Battista, figura di grido dei pentastellati, il quale non ne vuole sapere di un ritorno con Matteo Renzi. C’è da chiedersi quindi con quali numeri martedì prossimo Roberto Fico tornerà da Mattarella, considerando che il partito con il maggior numero di parlamentari non sembra assolutamente compatto. La strada per un Conte ter non pare quindi per nulla in discesa.

Foto, Alessandro di Battista e Matteo Renzi 

Giornalista pubblicista, scrittore.
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