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NEUROCOVID, i possibili risvolti neuropsichici del virus

8 Dicembre 2020

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NEUROCOVID, i possibili risvolti neuropsichici del virus

Di Michele Piccolin

Durante la prima ondata pandemica COVID 19 i clinici delle diverse specialità sanitarie alle prese con il virus hanno progressivamente osservato come la malattia attaccasse in primis polmoni e vie respiratorie. Con il consolidarsi della conoscenza e dei dati sull’infezione l’interesse degli operatori si è spostato sulle conseguenze a livello di fegato, reni e sistema cardiovascolare ed ora, con il progressivo espandersi delle evidenze scientifiche, l’attenzione degli studiosi si sta orientando sempre più sulle ricadute a livello neuropsichico.
I coronavirus umani rientrano infatti tra i virus che possono colpire anche organi e sistemi extra-respiratori, incluso il sistema nervoso. È noto da tempo come le infezioni virali di per sé inducano una rilevante reazione infiammatoria che non coinvolge unicamente le vie respiratorie e, nel caso di COVID-19, tale reazione sembra essere rilevante e causare un’attivazione immunitaria in diversi tessuti. Un particolare che non è sfuggito ai ricercatori riguarda quella percentuale dei casi di infezione a cui si associano sintomi psicosensoriali come la perdita o la diminuzione dell’olfatto e del gusto. Detto elemento parrebbe suggerire, come evidenziato per SARS-COV, una via di infezione nasale con un possibile accesso diretto del virus al sistema nervoso centrale. Questa via potrebbe essere alternativa alla via respiratoria e a quella intestinale finora esaminate e teoricamente potrebbe manifestarsi, come in alcuni casi di SARS-COV, con sintomatologia prevalentemente neuropsichica.
In linea con questo dato si rileva come almeno un quinto dei soggetti colpiti dal virus abbia evidenziato disturbi neuropsichici tra 14 e 90 giorni dopo la diagnosi di COVID-19. Questo dato è emerso da uno studio su 69 milioni di cartelle cliniche delle quali 62.354 con diagnosi di COVID-19, condotto dal Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Oxford (USA) e pubblicato sulla rivista The Lancet Psychiatric. I principali disturbi riscontrati sono stati ansia, depressione e insonnia, aggravati in alcuni frangenti da idee suicidarie. Altri studi segnalano l’insorgere anche di patologie più gravi; in tal senso sono stati descritti quadri di pazienti con allucinosi organica visiva e uditiva, disturbi comportamentali, deliri di persecuzione, disorientamento temporo-spaziale e attivazione ipomaniacale. In quest’ottica si sta valutando il ruolo dell’infezione anche nella genesi di complicanze quali accidenti cerebrovascolari, ictus, crisi epilettiche e non rimane escluso un coinvolgimento dell’infezione a carico del sistema nervoso periferico con patologie che colpiscono la funzionalità degli arti. In alcuni casi si è potuto classificare parte delle manifestazioni come secondarie ad alcuni tipi di terapia ma evidenze empiriche provenienti da ricercatori cinesi sostengono che sintomi neuropsichici sono presenti in poco più di un terzo dei soggetti colpiti dal virus, con comparsa di diversi quadri patologici a livello di sistema nervoso.
La sintomatologia emergente a livello neuropsichico, da cui il termine «Neurocovid», non sarebbe quindi banalmente da sovrapporre allo stress psicosociale per i timori del contagio e/o per il forzato isolamento, stress che può comunque già di per sé innescare o aggravare quadri di sofferenza psicopatologica, ma darebbe corpo ad una possibile variante espressiva del virus. In tal senso pare opportuno tener conto come l’infezione abbia mostrato una ampia variabilità di espressione clinica, sia per quanto concerne la tipologia che la permanenza dei sintomi, rendendo ardua la corretta attribuzione di accidenti o disturbi neuropsicologici all’eventuale contagio.
A maggior ragione quindi, visto l’elevato potenziale lesivo del virus, rimane consigliabile a tutti i cittadini l’adozione e il rispetto delle misure di sicurezza, prevenzione e contrasto alla diffusione dell’infezione. Inoltre, per l’ampia varietà dei quadri riscontrabili e in un’ottica di collaborazione interprofessionale a tutela della salute dei cittadini, rimane importante ed auspicabile per i clinici dell’area psicologico psicoterapeutica riportare, tempestivamente e previa autorizzazione dell’interessato, gli eventuali segni e sintomi osservati nel paziente, sia che siano insorti durante l’infezione COVID 19 che a distanza di tempo, al medico di famiglia dell’assistito o ad altri specialisti dell’area neurologica con cui si sia instaurata una collaborazione professionale di fiducia.

Psicologo forense, Consigliere Ordine Psicologi Bolzano

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