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L’allarme dei pirotecnici: “Senza feste e senza ristori sarà un anno tragico”

17 Dicembre 2020

L’allarme dei pirotecnici: “Senza feste e senza ristori sarà un anno tragico”

Le feste non sono sempre sinonimo di svago e spensieratezza. Per molti settori, infatti, coincidono con i periodi di intenso lavoro. In particolare, per alcuni di essi Natale e Capodanno rappresentano i momenti in cui si concentra il fatturato maggiore. Tuttavia in epoca Covid la situazione rischia di assumere connotazioni drammatiche. Una delle categorie più penalizzate dalle conseguenze della pandemia è quella degli operatori pirotecnici. A lanciare l’allarme è Marvyn Friscira, titolare della “Friscira Fireworks Srl”, nonché componente del direttivo del Sinop (Sindacato Nazionale Operatori Pirotecnici). “In Italia le aziende che operano nel settore sono 2500, per un totale di 10 mila lavoratori e un fatturato annuo di oltre 600 milioni di euro”, esordisce Friscira. Il mercato degli operatori pirotecnici è molto variegato e suddiviso in fabbricanti, importatori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio, ditte di allestimento degli spettacoli. “La maggior parte del fatturato proviene dalla vendita degli articoli pirotecnici, sia in occasione di eventi estivi, sia durante le feste natalizie. A causa delle limitazioni anti-Covid, nel 2020 l’intero settore lamenta una perdita di almeno il 90%”. Normalmente in vista del Capodanno i profitti avvengono nell’ultima decade di dicembre: “Tuttavia i lavori preparatori cominciano con sei mesi di anticipo, poiché gli articoli devono arrivare dalla Cina. Gli Italiani sono invece leader della loro distribuzione, in tutto l’Occidente. Si stima che, tra il 27 e il 31 dicembre, le nostre aziende facciano il 50%-60% del fatturato annuale: il lockdown forzato e il divieto dei festeggiamenti sarà fonte di gravissimi problemi, per noi”. Quello dei pirotecnici è un settore delicato: “Ci atteniamo a norme severissime e operiamo attraverso licenze di polizia. Inoltre la merce è pesata e non trasferibile dalla sede in cui è presente la licenza, ragion per cui lavoriamo in zone isolate, in aperta campagna. Il rischio di assembramenti è pressoché inesistente”. Il materiale, fra l’altro, è deperibile: “Ci siamo già approvvigionati confidando nella ripresa per Capodanno. Ora, però, si paventa l’ipotesi di altre chiusure e limitazioni: per le nostre attività non sono previsti ristori, perciò ci sentiamo completamente abbandonati. Se non cambierà qualcosa, nei prossimi giorni, almeno un terzo delle nostre aziende chiuderà per sempre”. Le norme anti-Covid impediranno agli operatori in possesso della licenza di vendere i loro prodotti. C’è però un altro mercato, quello clandestino, che non chiude mai e che in questo contesto rischia di proliferare ulteriormente: “Il mercato nero avviene nei sottoscala e durante le feste spuntano banchetti improvvisati, che proliferano senza controllo. E ciò causerà altri danni: la merce, rubata o contraffatta, potrebbe rivelarsi altamente pericolosa. A volte i prodotti sono regolari, ma non stoccati in maniera idonea, mentre in altri casi si tratta di articoli appartenenti a categorie non destinate ai privati”. Il Sinop e Friscira chiedono semplicemente al Governo di poter lavorare, “magari con una deroga sugli spostamenti. Abbiamo bisogno di certezze, altrimenti nelle migliori delle ipotesi torneremo a lavorare in estate. Nelle peggiori a dicembre 2021. Ma, dopo un 2020 disastroso, non ce lo possiamo permettere”.

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