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Bartolomeo Sorge, il sacerdote che processa la “classe politica malata, priva di etica”

28 Novembre 2020

Bartolomeo Sorge, il sacerdote che processa la “classe politica malata, priva di etica”

Il gesuita Bartolomeo Sorge recentemente morto lascia una ricca eredità di pensiero, di valori e di esperienze: la sua vita complessa e straordinaria – la vita di un maestro di cultura politica e di moderna laicità – ci spinge a riflettere sui suoi pensieri politici e sociali.
Dotato di una forte personalità, racchiude la storia di un Gesuita, di uno storico direttore de La Civiltà Cattolica, di una guida carismatica dell’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe a Palermo e di un protagonista della «Primavera di Palermo» e poi a Milano a dirigere riviste come «Popoli e Aggiornamenti Sociali»:facile non sembra se si vuol parlare o scrivere della sua lunga, tenace e infaticabile attività a fare uscire la Sua Chiesa “dalle mura del tempio” e a “suggestionare“ le vicende della società italiana in crisi.
Padre Sorge, “sacerdote politico” e maestro per l’Italia di oggi e per quella di domani, scrive tanto e tutto meriterebbe di essere letto: è un Gesuita esperto della Dottrina sociale della Chiesa e culturalmente e senza indugio processa la classe politica malata, priva di etica e indicata con il nome dispregiativo di “casta”. La giudica bisognevole di una “resurrezione culturale”.
“Dare un’anima alla politica” è una delle sue espressioni preferite che racchiude il suo pensiero e il suo progetto: la politica o meglio “la nuova politica” è la rappresentazione dell’umanità dotata da una carica etica mentre la politica “senz’anima” è quella che più che servire il popolo, vive per interesse personale e sfocia nel populismo.
Andiamo con ordine: non è forse vero che i padri gesuiti, fedeli al Concilio Vaticano ll, intendevano portare l’umanesimo conciliare tra le forze politiche democratiche per formare una nuova e moderna classe dirigente? E il gesuita Sorge non è stato un protagonista per la ricostituzione politica del movimento cattolico?
Nel 1985, dopo venticinque anni di presenza a La Civiltà Cattolica, padre Sorge, uomo di Sant’Ignazio, accanto al confratello Pintacuda è il riferimento principale e l’animatore di quella primavera di impegno con l’obiettivo di riscattare eticamente la Sicilia dal fenomeno mafioso. A Palermo, infatti, avverte l’esigenza di “aria nuova” e non fa mistero della sua intenzione di voler superare i tristi condizionamenti: arriva l’idea “degli uomini nuovi” e il progetto del ricambio di quadri perché la società vive una crisi strutturale e la nuova generazione deve inventare strade nuove …“i modelli di ieri non servono più e i modelli di domani bisogna inventarli…”Inizia una forte battaglia “rivoluzionaria” e alla critica del suo programma, annuncia, senza timore, di trovarsi nella città siciliana non in esilio né …”a contemplare le stelle”… ma a diffondere la cultura della legalità, a formare “la nuova coscienza dei laici” e a realizzare – libera da formule vecchie o colluse – l’idea della “Primavera di Palermo”.
Contro il Gesuita arriva l’accusa di ”sconfinamento, di indebita supplenza politica e di interventismo ecclesiastico” perché…”non spetta ai pastori della Chiesa intervenire direttamente nell’azione politica quotidiana, nella struttura dei partiti e nell’organizzazione della vita sociale perché spesso finiscono per diventare i “cappellani” di un partito o di una corrente politica.”
Il combattivo Gesuita replica e non manca a dare la risposta con la consapevolezza di chi sa (e sa di più) sul nuovo modo di essere religioso: se la missione affidata alla Chiesa non è di ordine politico, economico e sociale ma di ordine religioso ispirato dalla fede, ciò non significa indifferenza o disinteresse alla realtà sociale. E ancora: se “il miglioramento umano” è parte integrante della evangelizzazione, se il partecipare alla trasformazione del mondo per la giustizia sociale è una missione della Chiesa perché i sacerdoti dovrebbero rinunciare alla loro missione? Perché non far sentire la loro voce? Perché tacere di fronte a comportamenti politici moralmente inaccettabili? Perché non offrire i criteri etici e culturali per aiutare le coscienze? Perché i sacerdoti si devono “chiudere in sacrestia”? Perché non “uscire dal tempio“ e portare il messaggio dove l’uomo pensa, vive e lavora?
Altro è “l’interventismo ecclesiastico” e le cui risposte del gesuita chiariscono: la voce religiosa aiuta la democrazia sia a ritrovare la fondazione etica, sia a formare l’amicizia sociale e infine a contribuire a dare un’anima alla politica. Padre Bartolomeo Sorge, profetico fino alla fine, ottiene un ruolo nella storia della politica e della società italiana: ci ha fatto conoscere la sua forte riflessione sociale, culturale e politica e che lascia per il nostro futuro.
Se le guerre non finiscono e non passano da sole bisogna allora fare la pace… e detto in altre parole: ci sono valori civili essenziali – la libertà, la dignità intangibile della persona, la giustizia sociale, la democrazia – che rischiano di non reggere la realtà di un mondo disorientato e confuso, se non riscoprono il loro ancoraggio ai veri e sani valori.
Sì è vero: l’ attualità  del padre gesuita rimane grande, la società gli è grata, ci mancherà e mancherà anche ai suoi oppositori.

In foto: Bartolomeo Sorge

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