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“Quale spiritualità nel fine vita?”

3 Ottobre 2020

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“Quale spiritualità nel fine vita?”

La spiritualità è fondamentale, soprattutto per le persone gravemente malate e morenti. Qualcosa di profondamente individuale e personale, vissuto a seconda delle sensibilità di ognuno con modalità e sfumature diverse. Tutto ciò è emerso oggi dal Convegno organizzato dal Servizio Hospice, in collaborazione con l’Accademia Cusano, tenuto in occasione della Giornata mondiale dell’Hospice e delle Cure palliative e intitolato “Quale spiritualità nel fine vita?”. Alla presenza del vescovo Ivo Muser, dell’assessora alle Politiche sociali Waltraud Deeg, dei rappresentanti della Caritas, dei volontari del Servizio Hospice e di numerose persone interessate, esperti italiani e stranieri hanno discusso nei loro interventi su come sia possibile accompagnare spiritualmente le persone nel fine vita.

“La spiritualità è un atteggiamento interiore che ogni persona esprime e vive in modo molto personale. Indipendentemente dalla religione o dalla visione del mondo, la spiritualità è un aspetto che appartiene intrinsecamente all’essere umano, specialmente quando l’uomo è costretto a confrontarsi con l’ultima fase della vita e deve essere tenuta in particolare considerazione nella cura di chi si avvicina alla morte” ha detto oggi il direttore della Caritas Paolo Valente nel suo discorso di benvenuto al Convegno presso l’Accademia Cusano di Bressanone.

Su questo aspetto sono intervenuti al Convegno numerosi esperti del settore tra cui Birgit Heller, docente di studi religiosi all’Università di Vienna, Andreas Heller, docente per le cure palliative e l’etica organizzativa all’Università di Graz, il sacerdote e antropologo oltreché docente al master End Life dell’Università di Padova padre Guidalberto Bormolini, la tanatologa e assistente spirituale Barbara Carrai, il responsabile per la liturgia della diocesi Bolzano-Bressanone Stefan Huber e la filosofa e consulente pedagogica Laura Campanello.

Nella sua relazione Birgit Heller si è occupata della percezione della morte come base della dimensione religioso-spirituale. “La spiritualità è una ricerca di senso. È alimentata dalle grandi questioni e interrogativi che pone la vita e non può essere sviluppata senza un confronto intenso con la morte e il morire”. Il fatto che modelli per affrontare spiritualmente la morte si possano trovare nelle tradizioni religiose di diverse culture dimostra che fede e spiritualità possono facilitare questo momento. Da soli però non bastano secondo la docente viennese di studi religiosi. “La fede costruisce ponti, ma non garantisce che reggano. Qualsiasi misura che si ritenga universale per confrontarsi con la morte è in linea di principio discutibile”, dice Birgit Heller. Per quanto riguarda l’attuale crisi pandemica, Heller ha sottolineato che, soprattutto in tempi in cui il rischio di morire e la sua rappresentazione sono in aumento, ha senso guardare in faccia la morte e affrontare la condizione della propria mortalità: “Accettare la morte e portarla nella propria vita permette lo sviluppo di sé, la crescita e maturazione personale e spirituale, ma anche una convivenza con l’altro più consapevole e umana, relazioni più significative, amicizie più profonde e un amore più deciso”.

La tanatologa e assistente spirituale Barbara Carrai ha mostrato quanto le questioni esistenziali e spirituali emergano di fronte alla morte imminente: “Quando una persona viene sottoposta a cure palliative, l’inevitabilità della morte diventa per sé e per i propri parenti un fatto, una realtà con la quale è impossibile non confrontarsi. Le domande esistenziali e spirituali sorgono con un’improvvisa violenza che per molti è insostenibile e straziante. Un adeguato accompagnamento spirituale può aiutare a trasformare questa dolorosa attesa della morte in una fase di arricchimento”. C’è ancora tuttavia molto da fare nelle cure palliative per raggiungere questo obiettivo. Infatti, sebbene anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomandi l’accompagnamento spirituale come parte essenziale delle cure palliative per i malati gravi e in fine vita, quest’aspetto è ancora trascurato. “Abbiamo urgente bisogno di sviluppare modelli che ci permettano di fornire un’assistenza olistica, un’assistenza che tenga conto non solo della dimensione fisica e corporale, ma anche di quella psichica, sociale e spirituale dell’essere umano”, ha sottolineato Carrai. 

In Alto Adige circa 200 volontari del servizio Hospice della Caritas si confrontano e impegnano quotidianamente nella dimensione dell’accompagnamento spirituale e sociale di persone nel fine vita. “Danno tempo, cura e attenzione alle persone morenti e in lutto, andando incontro ai loro bisogni individuali. Anche la spiritualità come esperienza di senso e di trascendenza, che ognuno vive ed esprime individualmente, fa parte di questo accompagnamento e si esplica nell’incontro tra gli accompagnati e i volontari”, ha spiegato Agnes Innerhofer, responsabile Caritas del Servizio Hospice.

Il Servizio Hospice della Caritas offre da anni accompagnamento a persone morenti e consulenza e sostegno a persone in lutto e può contare su volontari adeguatamente formati di tutti i tre gruppi linguistici. L’accompagnamento è gratuito e può essere richiesto in tutto il territorio della provincia. Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi agli uffici del Servizio Hospice della Caritas di Bolzano (via Marconi 7, tel. 0471 304 370, hospiz@caritas.bz.it), Merano (via Galileo-Galilei 84, 0473 495 631), Bressanone (viale Stazione 27a, 0472 268418), Brunico (via Paul von Sternbach 6, 0474 413 978) e Silandro (via Principale 131, 366 58 89 441).

Foto, da sinistra a destra: Laura Campanello, Barbara Carrai, Stefan Huber, Vescovo Ivo Muser, Agnes Innerhofer, Guido Osthoff, Padre Guidoalberto Bormolini e Barbara Plagg.

 

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