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Che cos’aspetta il Ministro dell’Ambiente Costa a intervenire per salvare gli Orsi rinchiusi nel recinto-lager in Trentino?

3 Ottobre 2020

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Che cos’aspetta il Ministro dell’Ambiente Costa a intervenire per salvare gli Orsi rinchiusi nel recinto-lager in Trentino?

Dal rapporto del nucleo Carabinieri C.I.T.E.S. inviato dal Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa per verificare la situazione degli Orsi rinchiusi nel recinto-lager di Casteller emerge che “M49 ha smesso di alimentarsi e si scarica contro la saracinesca della sua tana; M57 ripete costantemente dei movimenti in maniera ritmata causandosi lesioni cutanee all’avambraccio sinistro e DJ3 si nasconde e non entra nella tana per alimentarsi” e che “… Sia M49 che M57 saranno costretti per circa quattro mesi ad una detenzione in spazi per nulla ampi e privi di stimoli ambientali”.

Il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa, sempre sulla sua pagina Facebook (1 ottobre 2020), afferma, inoltre, che è “in corso una delicata fase investigativa coperta dal riserbo previsto dal codice di procedura penale” e chiede “che il presidente della provincia di Trento, responsabile della scelta di catturare questi orsi, corra ai ripari. Devono essere portati in quota, liberati e monitorati con un radiocollare adeguato. Tra poco andranno in letargo, hanno il diritto a vivere in montagna, nel loro habitat, dove possono essere seguiti e geolocalizzati in ogni momento”.

Tutto bello e tutto politicamente corretto, ma l’ordinamento attribuisce al Ministro dell’Ambiente la competenza specifica per l’adozione, previa diffida a provvedere, di un’ordinanza cautelare contenente le misure di salvaguardia provvisorie per gli Orsi attualmente reclusi, proprio a causa della “mancata attuazione o … inosservanza da parte delle regioni, delle province o dei comuni, delle disposizioni di legge relative alla tutela dell’ambiente e qualora possa derivarne un grave danno ecologico” (art. 8, comma 3°, della legge n. 349/1986).

Siamo al conclamato recinto-lager per gli Orsi nel civilissimo Trentino, che cosa si aspetta per provvedere?

Come noto, a decorrere dal 1999, promotori la Provincia autonoma di Trento, il parco naturale provinciale “Adamello-Brenta” e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S., oggi  Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale  – I.S.P.R.A.), ha avuto attuazione il progetto LIFE Ursus, finanziato con fondi comunitari e finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di Orsi nelle Alpi centrali avente una popolazione di 40-60 individui adulti nel medio-lungo periodo, mediante la reintroduzione di dieci esemplari provenienti dalla Slovenia, reintroduzione effettuata nel periodo 1999-2002.

Era, infatti, rimasto un residuo nucleo di Orsi limitato a 6-8 esemplari, destinato all’estinzione.

L’Orso bruno (Ursus arctos) è specie particolarmente protetta (art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i.,), nonché ricadente nella necessità di protezione rigorosa (allegato IV della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora): in proposito, è vietata qualsiasi forma di cattura o uccisione o disturbo (art. 8 del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.).

Il progetto Life Ursus ha certamente avuto successo, ma – a differenza da quanto accade generalmente nell’areale dell’Orso bruno marsicano (Ursus artcos marsicanus) fra Abruzzo, Lazio e Molise – i rapporti con la Provincia autonoma di Trento e con una parte dei residenti non sono dei migliori, nonostante l’enorme e innegabile contributo di immagine che l’Orso apporta al turismo locale, ben superiori agli 83 mila euro risarciti dalla Provincia autonoma di Trento nel 2017 (ultimi dati reperiti) per i 144 episodi di predazione da parte dell’Orso ai danni degli allevatori locali.

Attualmente la consistenza complessiva della popolazione di Ursus arctos è stimata in 82-93 esemplari, di cui 16-21 cuccioli (P.A.T., Rapporto Grandi Carnivori, 2019).

Nonostante siano ben noti i casi mal gestiti delle uccisioni degli Orsi Daniza (2014) e K12 (2017), nonché dei diversi altri esemplari deceduti per varie cause, non ultime quelle antropiche, negli ultimi vent’anni, è stata approvata la legge provinciale Trento n. 9 dell’11 luglio 2018 con cui è stata introdotta la possibilità di cattura e di uccisione dei c.d. Orsi problematici.

L’obiettivo esplicitato dell’assurda legge provinciale “al fine di conservare il sistema alpicolturale del territorio montano provinciale” potrebbe esser ottenuto, per esempio, con la lotta al devastante inquinamento da pesticidi, che rende il Trentino “il secondo territorio nazionale dove si trova la maggior quantità di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata”, secondo il recente Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018  dell’ I.S.P.R.A.

Un’agricoltura avvelenata danni alla salute, quindi, ma non certo per colpa degli Orsi (e dei Lupi).

Tuttavia, la  sentenza Corte cost. n. 215/2019 ha dichiarato infondata la questione di legittimità sollevata dal ricorso governativo per conflitto di attribuzioni e, purtroppo, ha aperto la strada a una serie di ordinanze presidenziali per la cattura (se non l’uccisione) di vari Orsi, spesso per ragioni meramente populiste, talvolta fermati in sede giurisdizionale dai ricorsi ambientalisti.

Per giunta, la Provincia autonoma di Trento, di fatto, ha creato un recinto-lager per Orsi: presso il Centro Vivaistico Forestale di Casteller (Trento), di proprietà della Provincia autonoma di Trento e gestito dal suo Servizio Foreste e Fauna, è operativo un recinto (estensione circa un ettaro) per la custodia dei c.d. Orsi problematici catturati: esso attualmente dovrebbe contenere ben tre esemplari di Orso, di cui uno – il povero Orso M49, ormai conosciuto come Papillon, per le sue ripetute fughe verso la libertà – in una gabbia di pochi metri quadrati, dopo esser stato addirittura castrato chimicamente.

Difficilmente tale recinto o, peggio, la gabbia possono costituire condizioni di detenzione compatibili con la natura e il comportamento degli Orsi, abituati a percorrere anche decine di chilometri al giorno.

È il caso di vederci decisamente più chiaro: l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (16 settembre 2020) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti finalizzato ad appurare le reali condizioni di vita degli Orsi detenuti presso il piccolo e sovraffollato recinto del Casteller.

Sono stati coinvolti la Provincia autonoma di Trento, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, l’I.S.P.R.A., il Comando tutela dell’ambiente dei Carabinieri, informando per opportuna conoscenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento e la Commissione Europea.

Ora il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa rende noti parte degli accertamenti compiuti dal nucleo Carabinieri C.I.T.E.S., decisamente molto preoccupanti per la qualità della vita degli Orsi reclusi.

Che si aspetta per provvedere alla liberazione? Basta con il recinto-lager per gli Orsi del Trentino!

  1. Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Stefano Deliperi

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

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