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7 ottobre 1571, la battaglia di Lepanto declina il nostro mondo

7 Ottobre 2020

7 ottobre 1571, la battaglia di Lepanto declina il nostro mondo

Le Crociate, l’Impero Arabo, gli Ottomani, le Repubbliche Marinare, Carlo Martello e Torquato Tasso: un periodo storico lunghissimo, segnato da battaglie, guerre ma anche molti scambi culturali (si pensi a Fibonacci) tra Oriente ed Occidente. Un piccolo viaggio tra le pieghe del tempo, per capire e per capirci.

L’ espansione araba in Europa

Il primo ciclo d’ espansione fu dell’Impero Arabo (tralasciamo Roma, la Cina ed altri attori) e vide cadere in mano orientale il Mediterraneo, i Balcani, la Spagna, parte della Francia e la Sicilia. Con la caduta dell’Impero Romano in pratica venne meno la sicurezza dei confini orientali. Sinteticamente l’espansione si fermò con le vittorie di Carlo Martello in Francia (Poitiers) e l’equilibrio delle città mercantili italiane che, ricchissime, preferirono commerciare con gli arabi (e poi ottomani) piuttosto che combatterli. Da qui la nascita di un “feeling” che in realtà non finirà con le Crociate. Inoltre l’Impero Arabo pagò una crisi irreversibile interna. I territori europei furono liberati, spesso brutalmente, soprattutto in Spagna e Francia. La Sicilia fu invece liberata dai Normanni, “soldati alti e biondi”.

Le Crociate: Goffredo di Buglione nel 1099 libera la Città Santa

Sono gli anni dei capolavori del Tasso, dei cavalieri, dell’arme e dell’amor, ma anche del Saladino, o di Omar, rispettosi della tradizione cristiana, si porta in campo l’ideale e si rispetta il nemico. Orlando, Goffredo, Barbarossa, ai poeti non parve vero, una nuova simil guerra di Troia da lanciare nel mito cantato poi nelle corti. Per giustificare le guerre si usa la propaganda culturale, che al tempo era rappresentata da poemi, nulla di nuovo.

Cambiano gli attori, non si sono più gli arabi in senso stretto, ma gli ottomani, o turchi, o saraceni. Così per l’immaginario europeo almeno, si semplifica.  Il Papato sa quale sia il progetto d’ espansione orientale, ovvero la conquista di Vienna e Roma. Decide d’ usare la diplomazia e l’astuzia. Conoscendo l’amore del Sultano per i Cesari propone una conversione, “un po’ d’ acqua per la Corona”, un battesimo che porti il Sultano a diventare Cesare. Invano. Cade Costantinopoli e pure malamente. Fu quindi guerra santa. Ovvero il Papato militarmente (copiando la tattica di Scipione con Cartagine, attacca le basi logistiche) occupa l’Oriente al grido di “Dio lo vuole”. I regni crociati durano un soffio e la Sublime Porta riparte (grazie al progresso tecnologico militare importato da ungheresi, veneziani e genovesi…) riversandosi nel Mediterraneo.

Una dama da salvare…

Nascono qui le leggende dei Corsari, nasce qui l’Italia di “mamma lì turchi” (Otranto, 1480) che dovette difendersi da pirati (spesso calabresi…) al soldo del Sultano e prezzolati per far guerriglia, rapire dame (una letteratura ad hoc) e soprattutto far impazzire i porti commerciali. Venezia scende a parti, Genova pure, ma le nostre città hanno denari, tecnologia e campioni come Andrea Doria. Inoltre la diplomazia è da fenomeni, i Dogi su tutti.  A farla breve tra Lepanto (con il Doria ambiguo…) e Vienna (con la Francia ambigua), ovvero con due battaglie simbolo (ed in pareggio) gli ottomani non riusciranno a cogliere le due mele: Vienna e Roma. Tra Europa ed Oriente saranno gli anni piatti fino al ‘900, se non con qualche scorribanda.

Lawrence d’ Arabia, USA e URSS, Carter e tanta ipocrisia da ambo i lati

Fu Lawrence d’ Arabia, un colonnello inglese, ad ingannare il mondo arabo, molto vicino al modello di modernizzazione all’ occidentale applicato dal Giappone. Anche l’Italia nel 1912 attacca, la guerra contro gli l’Impero Ottomano in Libia ha molteplici significati, culturali e strategici. Guerra che vide un cero Benito Mussolini (socialista convinto in quel periodo) finire in prigione per pacifismo, insieme Nenni il futuro duce si era sdraiato sui binari, il tutto per non far partire i nostri soldati alla volta della Libia. Nel frattempo il mite (nell’immaginario collettivo) Giovanni Pascoli, come un novello Torquato Tasso, esaltava la guerra. Paradossi storici. Nel frattempo inglesi (e francesi) promisero alla “borghesia araba” l’indipendenza in cambio d’ alleanza durante la Grande Guerra. Non fu così, il petrolio spinse gli europei a prendere il righello e ridisegnare il Medio Oriente, creando stati, come l’Iraq, esplosivi. Con il 1945 una decolonizzazione di facciata insediò “presidenti” filo-occidentali, spesso moderati e aperti alla modernizzazione. Il nocciolo fu Israele, prima stato fortemente incoraggiato, poi abbandonato da Stalin ed accolto dagli Usa. Una gestione pessima creò la frattura tra due mondi, decomposta durante la Guerra Fredda. Nel frattempo gli Usa puntarono al finanziamento d’ estremisti, i Taliban in Afghanistan (in chiave anti Mosca) ad esempio. Crearono personaggi come Saddam (che però era laico) e Bin Laden, spesso a farlo furono per paradosso i Democratici Usa, il primo fu appunto Carter, Clinton ed Obama andarono in scia, oltre ovviamente alle guerre dei Bush.

Si finanziò l’estremismo, popoli ridotti in povertà si gettarono nelle mani di chi prometteva nuove conquiste e sultanati. Sembra sia un po’ tutto sfuggito di mano, dalle classi dirigenti arabe agli occidentali che hanno giocato (male) sulle divisioni del mondo orientale, che in una sua parte promuove ancora la conquista dell’Europa. Insomma l’ipocrisia d’ esser un po’ meglio dell’altro, senza dichiararlo apertamente ma di fatto veicolandolo.

L’ 11 settembre ha scavato un solco che ancora oggi ci portiamo dietro. In realtà però gli scontri di civiltà non derivano dal periodo crociato, abbondantemente strumentalizzato da ambo le parti, ma ha una genesi risalente al post Grande Guerra ed è definitivamente esploso sul finire degli anni ’90 del secolo scorso.

La matassa è complessa, auguriamoci non finisca in rissa, oggi oltre ai poeti ci sono i missili nucleari.

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