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Violenza di genere, in Alto Adige donne quattro volte più a rischio

2 Settembre 2020

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Violenza di genere, in Alto Adige donne quattro volte più a rischio

Violenza contro le donne: nel mondo, così come in Alto Adige, il tema resta di stretta attualità, specialmente in tempi di coronavirus. Per fare il punto della situazione la Commissione provinciale pari opportunità della Provincia di Bolzano ha invitato la dottoressa Monika Hauser – ginecologa e presidente dell’organizzazione internazionale per i diritti delle donne Medica Mondiale – a illustrare lo stato dell’arte a livello globale. La presidente della Commissione Ulrike Oberhammer è poi intervenuta parlando della situazione altoatesina. Ginecologa impegnata da molti anni nella lotta a ogni forma di violenza contro le donne, Hauser è stata isignita nel 2008 del Premio Nobel alternativo per il suo impegno a livello mondiale, soprattutto per le donne traumatizzate in zone di crisi e di guerra. Su invito della Commissione provinciale pari opportunità e della IV commissione legislativa del Consiglio provinciale altoatesino, ha presentato oggi le cause, le forme e le conseguenze della violenza contro le donne, anche sullo sfondo della pandemia di Covid-19, e ha formulato raccomandazioni alla politica provinciale.
A livello mondiale le donne svolgono il 76,5% del lavoro non retribuito e il 70% del lavoro di assistenza retribuito. Nella crisi della pandemia, le donne sono state elogiate come eroine per i loro successi nelle professioni di importanza sistemica. “Ma allo stesso tempo l’epidemia ha messo in luce la disuguaglianza delle donne come sotto una lente d’ingrandimento. Gli uomini sono stati a casa per settimane e mesi durante la crisi, ma non hanno ancora accettato il lavoro familiare. E nell’isolamento, la violenza domestica è aumentata di un terzo in tutto il mondo” ha detto Hauser. La violenza contro le donne si basa su un sistema sociale patriarcale e su modelli stereotipati in cui i diritti delle donne non sono visti come diritti umani. Anche dopo più di 30 anni di lotta contro la violenza contro le donne, ha detto di dover ammettere che intorno al tema prevale una “cultura del silenzio”.
“Se non affrontiamo apertamente le situazioni di violenza, non otterremo alcun cambiamento. Deve essere chiaro a tutti che il mondo ideale nelle proprie quattro mura è solo un miraggio, anche in Alto Adige” ha detto Hauser. Nel 2018 sono stati registrati 4 omicidi di donne in Alto Adige e 133 in tutta Italia. In rapporto al numero di abitanti, il pericolo di essere uccisa in casa è quattro volte maggiore per una donna altoatesina che nel resto del Paese. Occorre, ha aggiunto Hauser, la chiara decisione della politica provinciale di attuare la Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza contro le donne, ratificata dall’Italia nel 2013 anche in Alto Adige. Lodevole invece il fatto che già un anno fa, in occasione di un’audizione in Consiglio provinciale il presidente della Provincia abbia chiesto un ripensamento culturale in tutti i settori della società. In Germania i costi di follow-up per la cura delle donne traumatizzate da situazioni di violenza sono stimati in circa 21 milioni di euro all’anno. “Se solo una parte di questi costi di follow-up fosse investita nel lavoro di prevenzione, si potrebbero risparmiare molte sofferenze per le persone colpite, per i loro figli e per la società nel suo complesso” ha detto Hauser.
Ulrike Oberhammer, presidente della Commissione provinciale pari opportunità, ha espresso preoccupazione per l’attuale percezione sociale della violenza contro le donne. “Un’indagine sulla violenza domestica condotta dall’ISTAT mostra che il 23,9 % degli intervistati ritiene che le donne provochino le violenze sessuali attraverso il loro stile di abbigliamento, e il 15,1 % ritiene le donne maltrattate correponsabili della violenza se erano ubriache al momento del crimine” ha detto Oberhammer. Ogni anno in Alto Adige circa 600 donne cercano ogni anno un’ultima risorsa in un rifugio per donne o in una struttura protetta: un numero allarmante di situazioni di violenza in corso, che si stima sia ancora più alto a causa dell’elevato numero di casi non denunciati.
L’obiettivo secondo Oberhammer dev’essere ora quello di unire i grandi sforzi delle varie organizzazioni altoatesine e lavorare insieme per combattere le situazioni di violenza, soprattutto in ambito domestico. “La Commissione provinciale pari opportunità ha pianificato nel suo programma di attività 2020 di elaborare un piano d’azione per la parità di genere, che dovrebbe anche includere una rapida attuazione degli obiettivi della Convenzione di Istanbul. Allo stesso tempo, per prevenire e combattere la violenza, si dovrebbe lavorare ulteriormente per eliminare gli stereotipi di genere. Il 16,1 % degli intervistati nel corso del citato studio ISTAT è infatti del parere che quando manca il lavoro, gli uomini dovrebbero avere la precedenza sulle donne, e l’8,8 % degli intervistati ritiene che gli uomini dovrebbero prendere le decisioni importanti per la famiglia. Queste cifre mostrano quanto la nostra società sia ancora caratterizzata da strutture patriarcali” ha detto Oberhammer. A causa della complessità della questione, Oberhammer ha colto e rimarcato il suggerimento di Hauser: creare un ufficio centrale di coordinamento dove tutte le azioni e le iniziative per combattere la violenza contro le donne si uniscano, “perché la prevenzione e la protezione mirate contro la violenza riguardano tutti”.

Foto, Ulrike Oberhammer (sx) e Monika Hauser (dx)/c-Servizio donna.

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