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Monumenti testimonianze della storia, comprendere mai abbattere

1 Agosto 2020

Monumenti testimonianze della storia, comprendere mai abbattere

Si abbattono statue in tutto il mondo. Tale fenomeno – in questi ultimi tempi – è presente anche nel nostro Paese: tira vento di tempesta sul monumento di Indro Montanelli sistemato nei giardini omonimi a Milano. Non è la prima volta che la statua viene imbrattata: nel 2012 con vernice rossa; nel 2018 con la scritta ‘’Stupratore di bambine’’’; nel 2019, con della vernice rosa. Di recente l’Organizzazione “Sentinelli” ha richiesto al Comune ambrosiano di rimuovere il monumento di Montanelli per avere – tale giornalista – ripetutamente dichiarato e rivendicato una sua relazione “  more uxorio” in territorio coloniale nel 1935 con una ragazza dodicenne: più precisamente di aver comprato – unitamente a un cavallo e un fucile per la somma complessiva di 500 lire – una  sposa-bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale.   Montanelli, fino alla sua morte non ha mai fatto cenno di rimorso o di pentimento, e si è richiamato costantemente alle norme dell’epoca che non vietavano simili matrimoni. In quel periodo il giornalista era un ufficiale volontario. Anche l’Arci milanese si è schierata e dichiarata a favore della rimozione della statua affermando che “nella Milano Medaglia d’oro della Resistenza questa è un’offesa alla città e ai suoi valori democratici”. Chiediamoci per primo come mai c’è una statua, a Milano, dedicata a un personaggio dichiaratamente controverso. Quali sono stati i suoi meriti? Forse perché “scriveva bene”? È cosi?  Nobile sentimento o miseria umana se nell’anno 1936 e sul giornale Civiltà Fascista, il bravo giornalista scriveva: “non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà“.

Era una cosa risaputa, era il modo del “così fan tutti” ma è stata e resta una pagina nera e per tale giornalista, revisionista di comodo (ossia non per se stesso), militare nella conquista dell’impero – i personaggi mitici Antigone e Socrate non sono mai stati modelli a lui “proponibili” e quindi…. è meglio scendere a più bassa quota.  Per essere ragionevoli e compiere scelte bisogna attribuire valore alle cose che senza emozioni o sentimenti risulterebbe impossibile: la vicenda è triste, vergognosa e imperdonabile…. e che dire se guardando il Montanelli di bronzo e riflettendo sul suo protagonismo del tempo i milanesi dichiarassero che tale giornalista non è il loro rappresentante perché è l’immagine dello schiavismo e del colonialismo in Africa.

Certo ogni storia umana va ricondotta al suo tempo e al suo luogo: era l’epoca del colonialismo in cui le africane dodicenni “venivano sposate” dal potere dei bianchi. Intanto non è vero che lo facessero tutti. La pratica – però – venne contestata tanto che fu proibita perché ritenuta moralmente condannabile ed anche un sopruso verso la popolazione locale. E se anche si volesse ammettere che lo facevano tutti, o molti, questo giustificherebbe l’indulgenza?

I tempi erano quelli, le usanze, le tradizioni, le gioie dell’impero non si toccano e il passato – anche se sprezzante – va contestualizzato nel senso anche di poter tralasciare o trascurare che l’italica aggressione fascista ai popoli africani portò massacri, armi chimiche, stupri e al giovane ufficiale Montanelli il “docile animalino”.   Non è forse vero che in ogni epoca storica c’è sempre qualche “imputato” che rinnega se stesso, oppure si spinge a sua difesa lontano dalle barbarie. È il caso della superbia e dell’egoismo di Indro Montanelli?  È questo il passato di una parte della nostra Italia ove in terra di conquista era lecito comprare esseri umani e quel passato (altro che brava gente) diciamolo … fa parte ed è la storia d’Italia.

Il delicato dibattito sul passato da colonizzatori italo-africani non va ridotto all’abbattimento o meno di statue e monumenti… tuttavia poco sappiamo della storia del colonialismo e del passato coloniale a causa della mancata memoria o meglio della inesistente  elaborazione pubblica della storia ufficiale del Paese.  Ed ancora. Se la statua monumentale milanese – se rappresenta non soltanto un fregio ornamentale e artistico – ma anche l’ espressione e il simbolo del vissuto allora si presenta come messaggio alle comunità per una giusta, onesta ed equilibrata riflessione e conoscenza.

Montanelli può piacere o non piacere: personalmente preferisco altri maestri, ma le statue non vanno mai abbattute, perché sono il reale patrimonio storico della nazione e non sempre ​ (per quanto possa sembrare paradossale) esprimono nella idealità storica personaggi cui ispirarsi.

 

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