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La partita del secolo – medicina contro Covid-19, perché e come si vincerà

12 Giugno 2020

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La partita del secolo – medicina contro Covid-19, perché e come si vincerà

Dialoghi Merano con Antonio Giordano, scienziato fra Stati Uniti e Italia

Intervista del 10 giugno su facebook e youtube

Federico Guiglia incontra e intervista il prof. Antonio Giordano, scienziato fra Stati Uniti e Italia e membro del Comitato scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità.

“La partita con il Covid-19 penso che possa essere considerata vinta. L’uomo, la tecnologia e il buonsenso si stanno dimostrando molto più forti del virus”. Parla lo scienziato Antonio Giordano, tra i massimi ricercatori italiani negli Stati Uniti (ha identificato il gene soppressore del tumore RBL2/p130), intervistato in video-conferenza da Federico Guiglia nell’ambito degli incontri già caricati su Facebook (facebook.com/akademiamerano) e su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=9vOZZj9YU-U) e promossi dall’Accademia di Merano.

Il professor Giordano, che dirige l’Istituto Sbarro per la ricerca sul cancro e la medicina molecolare a Philadelphia, dove insegna Biologia alla Temple University -ed è anche docente ordinario di Anatomia e Istologia Patologica all’Università di Siena-, ricorda che il “90 per cento delle patologie sono legate all’ambiente che, specie nell’era globale col grande movimento delle persone, ha un’influenza determinante sulla nostra salute. Il punto chiave è risanare l’ambiente, curare la nostra casa, cioè la Terra, come ricordava Papa Francesco nella sua seconda enciclica”.

Secondo il professor Giordano, che è stato di recente nominato membro del Comitato scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, l’arma segreta per battere il virus, “che potrebbe tornare, però in una forma molto più blanda”, non sarà il vaccino, “una munizione utile, ma non tutti i vaccinati potranno essere immuni”, bensì “lo sviluppo di farmaci che andranno a combattere le sintomantologie più gravi che portano alle tante morti che abbiamo visto. E che già oggi riescono a frenare la sintomatologia agli inizi”.

Ma che cosa l’ha più colpito dell’epidemia? “Non l’imprevedibilità di un agente infettante come il coronavirus, ma la limitazione dell’uomo che non ha saputo rendersi conto della gravità del contagio, favorendo il desiderio economico a discapito della salute. Ancora una volta la ricerca è stata messa in secondo piano. Ma della pandemia si conosceva da tempo l’esistenza”. “Adesso vedo positivo”, conclude Giordano. “Abbiamo la contezza del virus e serie conoscenze scientifiche e di comportamento per affrontarlo. Ma l’azione preventiva e la cura dell’ambiente saranno fondamentali”.

 

 

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