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Serve una “via altoatesina” anche per le case di riposo e di cura

29 Maggio 2020

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Serve una “via altoatesina” anche per le case di riposo e di cura

Per le case di riposo e di cura, alcune delle quali diventati hotspot durante l’emergenza coronavirus, si adotta una strategia di attesa e cautela e si rifiutano nuovi ricoveri di anziani e di persone bisognose di cure che sono in lista d’attesa. I consiglieri del Team K Franz Ploner e Maria Elisabeth Rieder esprimono le loro preoccupazioni per questo approccio.

Il sistema sanitario provinciale sta gradualmente cercando di tornare alla normalità. Fanno eccezione le case di riposo e di cura che ancora devono rispettare i regolamenti governativi e sono ancora  chiuse al pubblico, persino ai parenti stretti. Ciò crea non pochi problemi, tanto che anche le dimissioni dagli ospedali diventano sono una complicazione. “Come si giustifica l’interruzione dei ricoveri previsti e il sovraccarico dei reparti per acuti (medicina interna e geriatria) negli ospedali? Come si giustificano gli elevati costi che ne derivano?”, chiede l’ex primario dell’ospedale di Vipiteno Franz Ploner, consigliere provinciale di Team K.
Alcune case di riposo e di cura sono state duramente impegnate durante l’emergenza Covid-19, altre invece sono state colpite dagli effetti del patogeno. È incomprensibile che i residenti di tali strutture rimangano ancora isolati e perdano ogni contatto con i loro parenti. Oltre alle difficoltà strutturali, la solitudine e l’isolamento sono condizioni che mettono a dura prova la psiche. “Mesi di isolamento e nessuna visita di persona da parte di parenti e amici logorano i residenti delle case di riposo. La salute mentale è un fattore essenziale per il benessere”, chiarisce Maria Elisabeth Rieder. Un primo allentamento è stato annunciato, ma non sarà immediato.
“Molti studi scientifici dimostrano che l’isolamento sociale, la solitudine e la mancanza di input cognitivi hanno un’influenza negativa sulle malattie preesistenti e influiscono sulla prematura mortalità dei residenti delle case di riposo. Dobbiamo impegnarci a rompere il persistente isolamento attraverso misure innovative – ad esempio l’introduzione di una programmazione delle visite o l’uso di tablet per la comunicazione – e adottando una strategia di test. I residenti dovrebbero avere la possibilità di essere visitati dai loro parenti, nel rispetto delle norme igieniche naturalmente. Anche in condizioni difficili come questa pandemia, i pazienti hanno diritto alle cure palliative e ad essere accompagnati dai loro cari alla fine della loro vita.  Le case di cura devono aprirsi ai loro compiti istituzionali e accogliere nuovi residenti che necessitano di cure in queste strutture”, dice l’ex primario Ploner.
Il Team K auspica una “via altoatesina” anche per le case di riposo e di cura. Come già sapeva Ippocrate, “situazioni eccezionali richiedono misure eccezionali.”.  Per molti settori, misure e regole sono state introdotte in tempi relativamente brevi. Perché non per le case di riposo e di cura? Perché gli anziani non sono una lobby?

Foto, Franz Ploner e Maria Elisabeth Rieder. 

 

 

 

 

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