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“L’altro, femminile, Alto Adige”: relazione annuale 2019

26 Maggio 2020

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“L’altro, femminile, Alto Adige”: relazione annuale 2019

Non si fanno notare, né per il loro numero né in altro modo. Sono però più vulnerabili, si vergognano di più della loro situazione e tendono a nasconderla meglio. Allo stesso tempo accettano di più di farsi aiutare e si aprono maggiormente con chi le aiuta: stiamo parlando delle oltre 13.000 donne che l’anno scorso sono state accompagnate, assistite e protette dalla Caritas. Una cifra questa, che corrisponde al 45 per cento delle oltre 29.000 persone che si sono rivolte alla Caritas nel 2019 in cerca di aiuto, persone assistite soprattutto da donne. Tra i volontari della Caritas sono le donne, infatti, a fare la parte del leone: circa il 63 per cento del totale (743 su 1.190 volontari). Anche tra chi decide di donare sono in maggioranza le donne, il 55 per cento. Questo è ciò che si evince dai dati che la Caritas ha raccolto per l’anno 2019 da tutti i suoi servizi. Problematiche quelle rilevate che, a causa della recente crisi pandemica, sono destinate ad acuirsi e peggiorare. 

“Non ci interessa mettere le donne e i loro bisogni contro gli uomini o viceversa: per noi sia gli uomini che le donne sono ugualmente importanti, sia quando necessitano di aiuto, sia come collaboratori o volontari, sia come sostenitori della Caritas”, sottolinea il direttore Paolo Valente. “Le donne sono di solito più riservate e spesso hanno esigenze diverse rispetto agli uomini nel momento del bisogno. Ecco, questa volta abbiamo voluto dare un’occhiata più da vicino all’altro Alto Adige, la parte femminile della nostra terra”. La recente crisi ha dimostrato che le donne sono allo stesso tempo particolarmente vulnerabili, ma anche particolarmente forti: sono state ad esempio tra le prime a perdere il lavoro nel settore alberghiero, nella ristorazione e nel commercio, divise tra esigenze familiari e professionali. “Senza di loro però il settore dell’assistenza e altri importanti servizi alla società sarebbero impensabili. Proprio per questo motivo desideriamo questa volta dare più visibilità alle ‘nostre’ donne, ai loro bisogni e al loro contributo fornito”.

“Pochi sanno che più della metà delle circa 50.000 persone straniere che vivono in Alto Adige sono di giovane età e donne. Costituiscono il 52,4% della popolazione straniera”, dice Alessia Fellin, responsabile Caritas dell’area ‘accoglienza’ che include diverse strutture e servizi per migranti, così come alcuni centri di consulenza presenti su tutto il territorio provinciale. “Non ospitiamo più quasi esclusivamente giovani uomini, come all’inizio; ora quasi un terzo delle persone con cui lavoriamo sono giovani donne. Provengono principalmente dall’Africa, soprattutto dalla Nigeria. Tra di loro ci sono numerose donne incinte o madri con bambini piccoli, alcune delle quali sono single. Hanno bisogno di un’attenzione e un accompagnamento particolare, anche perché alcune di loro hanno subìto traumi e sfruttamenti non facili da superare. Sono particolarmente vulnerabili e hanno bisogno di aiuto”, spiega Alessia Fellin.

La maggior parte delle donne assistite e accompagnate dall’area ‘accoglienza’ ha un basso livello di istruzione ed è difficile per loro riuscire ad ottenere un titolo di studio o professionale. “In questo senso le difficoltà sono le stesse che per gli uomini accolti. Purtroppo, però, mancano offerte adeguate e per queste donne trovare strutture idonee alla custodia dei bambini non è affatto facile. Questo rende più difficile per loro trovare un lavoro o frequentare corsi d‘integrazione lavorativa o di lingua”.

Nelle strutture della Caritas per senza fissa dimora o in emergenza abitativa sono circa un quarto le donne ospitate sulla percentuale totale di posti letto, tra loro donne incinte e donne con bambini. “Le donne nelle strutture per senzatetto hanno bisogni più specifici degli uomini. A partire dall’igiene fino alle cure e attenzioni necessarie per le donne in gravidanza”, riferisce Monika Verdorfer, responsabile a Merano delle tre strutture per senzatetto di Archè, Domus e quartiere notturno. “Abbiamo a cuore che queste donne siano seguite individualmente, soprattutto quando presentano più problematiche contemporaneamente. Ciò significa che la maggior parte di loro è continuamente seguita dalle collaboratrici che lavorano nel settore dell’assistenza”.

Più riservate rispetto ai maschi sono le utenti del servizio Binario7, la struttura a bassa soglia di Bolzano per tossicodipendenti. “Nemmeno un quinto dei nostri 195 utenti sono donne”, riferisce Leonardo Battisti, viceresponsabile del servizio della Caritas. “Anche se siamo un servizio facilmente accessibile, le donne hanno paura di venire da noi. Hanno paura dello stigma, si vergognano e vogliono nascondere la loro dipendenza a datori di lavoro e famiglie. Le donne che vengono da noi sono tuttavia significativamente più giovani rispetto ai nostri utenti maschi (molte hanno meno di 35 anni) e partecipano più attivamente ai servizi di consulenza e workshop che proponiamo”. Come altri servizi, Binario7 cerca di promuovere offerte su misura per le donne, ad esempio attraverso caffè per donne, seminari e gruppi di discussione su specifici argomenti femminili. “Così facendo sono donne a prendersi cura di donne, possiamo dire”, dice Leonardo Battisti, sul metodo collaudato utilizzato nel servizio.

Ci sono servizi, in Caritas, dove la percentuale di donne utenti è significativamente più alta di quella degli uomini. È il caso, ad esempio, del Sostegno al telefono, gestito in collaborazione con la San Vincenzo de’ Paoli altoatesina: oltre il 60% delle chiamate arrivano da donne. Anche nell’Assistenza domiciliare fornita dalla Caritas nel Burgraviato, la percentuale di donne coinvolte raggiunge i due terzi, sia tra coloro che sono assistite, sia tra coloro che invece forniscono assistenza. Il servizio di Consulenza psico-sociale di Silandro e le offerte di vacanze al mare della Caritas vengono utilizzate con più frequenza dalle donne che dagli uomini. Soprattutto ai genitori single piace approfittare di questi periodi di ferie al mare, sia per i trasferimenti in autobus offerti, sia per la particolare sensibilità che viene loro mostrata nell’accoglienza (da accompagnatori spesso di sesso femminile).

Presso la Consulenza debitori della Caritas il numero di richieste di aiuto è simile tra donne e uomini. Sono solo un quarto degli utenti, invece, le donne che si rivolgono al Centro d’Ascolto della Caritas, primo punto di contatto a Bolzano per la richiesta di aiuto. Anche in questo caso è evidente come per le donne sia più difficile che per gli uomini accettare offerte di aiuto a bassa soglia. Il servizio di Consulenza per uomini della Caritas non si occupa di donne, ma è indirettamente rivolto anche a loro, aiutando i relativi partner maschili a gestire comportamenti violenti grazie all’offerta di training mirati. Questi programma di training-antiviolenza perseguono un approccio orientato alla protezione delle vittime, con un occhio quindi rivolto al bene delle donne e dei bambini interessati da situazioni di violenza domestica.

Le donne ricoprono ruoli importanti anche nei progetti della Caritas portati avanti fuori dal nostro Paese. “In Africa sono spesso le donne a garantire la sopravvivenza delle famiglie”, dice il direttore Paolo Valente. Microcrediti, gruppi di risparmio, centri di assistenza all’infanzia e di formazione per bambini, misure di sostegno per gli anziani: sono tutti progetti che riguardano direttamente, o indirettamente, la vita di decine di migliaia di donne. “Progetti questi che hanno dato molti frutti, come dimostrano le nostre regolari visite ai progetti e il monitoraggio dei risultati”, dice Valente.

Tutto ciò che la Caritas sta facendo in Italia e all’estero sarebbe irrealizzabile senza il prezioso contributo del volontariato. “Il nostro lavoro è sostenuto quotidianamente da circa 1.200 volontari. Alcuni di questi servizi, come il servizio Hospice e il Sostegno al telefono, hanno una percentuale particolarmente alta di donne presenti (oltre l’80%). Anche negli altri servizi sono spesso più le donne a dare il loro contributo, con un rapporto medio del 60-40 per cento”, dice Brigitte Hofmann, responsabile dell’area Caritas&comunità, cui appartengono le caritas parrocchiali e il settore del volontariato. “Purtroppo per le donne è sempre più difficile fare volontariato, prendendosi sempre più spesso cura dei propri parenti più anziani o dei nipoti. Le donne più giovani, inoltre, non hanno quasi mai tempo a disposizione. È proprio questo che rende i volontari così speciali: regalano uno dei loro beni più preziosi, il tempo appunto, per essere vicini e di aiuto ad altre persone”, sottolinea Brigitte Hofmann. “Le parrocchie, in quanto reti locali di legami importanti all’interno della società, svolgono in questo senso un ruolo importante”.

Un’altra fondamentale fonte di sostegno per il lavoro della Caritas sono i numerosi donatori, privati e pubblici, e gli sponsor. “Nel 2019, circa 6.040 donatori hanno sostenuto il lavoro della Caritas, il 55 per centro donne. Circa 650.000 euro sono stati donati per rispondere al bisogno in Alto Adige mentre 1,8 milioni di euro (inclusi contributi provinciali per 340.000 euro) sono stati impiegati in progetti di aiuto all’estero. “Ringraziamo tutti dal profondo del cuore e speriamo che la popolazione continui a mostrare la sua sensibilità e il suo sostegno all’opera della Caritas e a chi viene aiutato, indipendentemente dal fatto che siano donne o uomini”, conclude Paolo Valente.

Foto, Renata Plattner (da sinistra), Paolo Valente, Alessia Fellin, Brigitte Hofmann, Monika Verdorfer e  Leonardo Battisti. 

 

 

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