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Pacchetto di aiuti, nessun rimborso dei contributi a fondo perduto

29 Aprile 2020

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Pacchetto di aiuti, nessun rimborso dei contributi a fondo perduto

“I contributi erogati per fronteggiare l’emergenza non dovranno in nessun caso essere poi rimborsati, anche se il fatturato dovesse tornare a crescere. Questo passaggio dovrebbe essere cancellato dalla relativa legge, recentemente approvata”. Questa la richiesta dell Team K e in particolare di Josef Unterholzner, imprenditore e referente per l’economia del Team, in una mozione che andrà in trattazione la prossima settimana in Consiglio provinciale. 

Una delle misure del pacchetto di aiuti è costituita da contributi a fondo perduto o in conto capitale da parte della Provincia per le piccole imprese (liberi professionisti, lavoratori autonomi, imprese individuali, società di persone o società di persone con una filiale in Alto Adige) con un massimo di 5 dipendenti a tempo pieno (compresi i proprietari e i soci assistenti). Le domande possono essere presentate da aziende che hanno una perdita di almeno il 50% del loro fatturato rispetto all’anno precedente, in uno dei mesi di marzo, aprile o maggio 2020. I contributi oscillano tra i 3 e i 10mila euro, a seconda del numero dei dipendenti. Le perdite o i contributi in conto capitale servono alle società interessate per pagare i costi fissi nei mesi in cui sono stati costretti ad interrompere il lavoro. Tuttavia, questi contributi devono essere tassati.

I criteri per accedere agli aiuti non si limitano ad un solo criterio. Se un’azienda dovesse perdere meno del 20% del suo fatturato nel 2020 rispetto al 2019, dovrebbe restituire il contributo insieme agli interessi. Secondo il Team K, questo non è accettabile. Non è più possibile dare alle aziende contributi per le perdite che sono completamente tassabili e allo stesso tempo pretendere che debbano restituire il denaro già tassato, compresi gli interessi, se poi lavorano sodo e recuperano entro la fine dell’anno una parte del loro fatturato e – come sarebbe auspicabile – anche dei loro utili. Anche, e soprattutto, in considerazione del fatto che una parte di questo denaro è già stata comunque restituita tramite le tasse. “Per questo chiediamo che questo passaggio sia cancellato dalla legge”, ha sostenuto Paul Köllensperger.

Andrebbe anche considerato che in molti casi il crollo nelle vendite di un’impresa si verificherà solo in modo differito, a partire da giugno ad esempio. Per molti, il vero crollo si verificherà quindi in estate. Per tutti loro, il Team K propone di estendere il periodo di riferimento al 31 ottobre 2020.

Un’altra critica di Unterholzner: “Sono due mesi che ci occupiamo della crisi legata al coronavirus. Se guardiamo ai nostri vicini Germania, Austria e Svizzera, la gestione della crisi nella nostra provincia non è paragonabile. Nonostante in questi Paesi il virus si sia manifestato due settimane più tardi rispetto all’Alto Adige, i rispettivi governi hanno fatto arrivare liquidità e aiuti alle aziende e ai dipendenti con settimane di anticipo”.

A quanto pare, anche l’Svp è giunta a questa conclusione, meglio tardi che mai. “Resta da vedere, tuttavia, se la Giunta provinciale sarà poi davvero in grado di gestire per tutta la fase 2 una crisi degna di questo nome”, conclude Josef Unterholzner.

Foto, Josef Unterholzner. 

 

 

 

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