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“Dai loro frutti li riconoscerete”

9 Marzo 2020

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“Dai loro frutti li riconoscerete”

Lettera pastorale di mons. Muser per la Quaresima.

“La solidarietà è la carta d’identità dei cristiani”. Lo scrive il vescovo Ivo Muser nella lettera pastorale per la Quaresima dal titolo “Dai loro frutti li riconoscerete”, pubblicata oggi in vista della Giornata della solidarietà, che la Chiesa altoatesina celebra domenica prossima, 3ª domenica di Quaresima. In un opuscolo a cura dell’Ufficio per il dialogo, con la lettera pastorale vengono pubblicati anche gli impegni assunti dalle aggregazioni laicali e una serie di spunti concreti per le parrocchie e le unità pastorali.

È la solidarietà il filo conduttore della lettera pastorale di mons. Ivo Muser per la Quaresima 2020, che ha per titolo “Dai loro frutti li riconoscerete” e che prosegue la riflessione avviata lo scorso anno nella lettera pastorale “Essere solidali come LUI”.
“Per Gesù e per tutti coloro che si richiamano a lui, l’amore di Dio e l’amore verso il prossimo vanno indissolubilmente assieme – scrive il vescovo –. Poiché Dio non è altro che amore, può essere testimoniato e venerato attraverso l’amore. Il parametro di questo amore è Gesù stesso. Egli è l’amore di Dio in persona, la solidarietà di Dio con noi uomini e donne”. Gesù, in cui “l’amore di Dio si è fatto uomo fino alle estreme conseguenze della sua morte in croce”, indica con chiarezza ad ogni cristiano che “non c’è alternativa all’amore”. “Gesù, il figlio di Dio, è l’uomo con gli altri e per gli altri – ricorda mons. Muser –. In lui si mostra l’amore di Dio in forma di solidarietà, con noi e per noi”.

Il vescovo osserva che “l’agire economico orientato alla logica del mercato porta a drastiche limitazioni della solidarietà e accresce inoltre le paure esistenziali”. Allo stesso tempo, però constata “con soddisfazione e gratitudine che ci sono numerose iniziative a livello di volontariato e a titolo gratuito, nonché nuovi movimenti sociali, che si impegnano per uno stare assieme produttivo nella società”. Mons. Muser mette a fuoco il terreno su cui, oggi, il cristiano è chiamato a coltivare e a far crescere la solidarietà: “La tutela dei deboli, la relazione con gli stranieri, il contrasto alle tendenze di ‘desolidarizzazione’, l’improntare le coscienze alla giustizia e al benessere, il rispetto della libertà dell‘altro sono solo alcune delle questioni attuali e centrali”.

La solidarietà non è un optional
“La solidarietà nel quotidiano, sul piano personale, sociale, economico, ecologico e politico, non è teoria, bensì un fare concretamente – prosegue –. La solidarietà non è solo un optional, ma imitazione di Gesù Cristo! La via verso Dio conduce al prossimo. L’amore verso Dio si esprime nell’amore per il prossimo. Per donne e uomini cristiani la solidarietà è un programma esigente, che dura tutta la vita, alla scuola di Gesù e del suo messaggio. La chiave sta nel comprendere che nella gran parte delle cose della vita noi dipendiamo uno dall’altro”. In sostanza “essere solidali significa garantire l’uno per l’altro”. “La forma originaria della solidarietà – ricorda il vescovo – è la disponibilità a condividere. La solidarietà è la carta di identità dei cristiani”.

La solidarietà vissuta dalle aggregazioni laicali
Molte sono in Diocesi le realtà impegnate ogni giorno a rendere viva e concreta la solidarietà. In prima linea, insieme alla Caritas e alle parrocchie, ci sono le aggregazioni laicali. Coinvolte, nel 1992, dall’allora vescovo Wilhelm Egger nella lettera pastorale “Ricordatevi dei cinque pani… Il nostro impegno per l’uomo e il creato”, dieci anni più tardi, nel 2002, nella lettera pastorale “Dall’Alpha all’Omega, un alfabeto sociale per la Diocesi di Bolzano-Bressanone” hanno portato il loro contributo, raccontando il loro impegno all’interno della società altoatesina. “Da allora molto è cambiato – scrive oggi mons. Muser – e nuove sfide si annunciano: per questo le aggregazioni laicali cattoliche sono state invitate a riformulare i loro impegni”. Ne è nato un lavoro corale, che l’Ufficio diocesano per il dialogo ha raccolto in una pubblicazione, che si apre con la lettera pastorale del vescovo, e che raccoglie i contributi di 21 aggregazioni laicali: Katholische Männerbewegung, Katholische Frauenbewegung, Acli, Südtirols Katholische Jugend, Gruppi di preghiera s. Padre Pio, Kvw, Katholischer Familienverband Südtirol, Kolping Südtirol, Unitalsi Bolzano, Blindenapostolat, Rinnovamento nello Spirito Santo, Eherunden “Equipe Notre Dame”, Comunione e liberazione, Movimento per la vita, Avulss, Movimento dei Focolari – Fokolar-Bewegung, Ordo Franciscanus Saecularis, Istituti secolari, Centro sportivo italiano Alto Adige Südtirol, De Pace Fidei, Unione cristiana imprenditori dirigenti.

La solidarietà ha molti volti
“Il servizio al prossimo – sottolinea mons. Muser nella lettera pastorale – ha dimensioni differenti che si completano a vicenda: c’è il servizio personale (faccia a faccia), il servizio organizzato (Caritas diocesana, associazioni, organizzazioni, movimenti) e il servizio politico, che si impegna a favore del bene comune e contrasta le ingiustizie strutturali. Occorre creare una cultura dell’attenzione e dell’aiuto, in modo che la preoccupazione e la responsabilità reciproche, la cura e la condivisione non restino concetti vuoti ma diventino azioni concrete”.
Mons. Muser incoraggia a vivere in prima persona forme di solidarietà verso il prossimo. “Ciò che può essere fatto da singole persone motivate e impegnate non deve essere tolto loro di mano e passato a un livello superiore di gruppo – chiarisce –; allo stesso modo ciò che può essere assicurato da un piccolo gruppo non va rilevato da un’istituzione più grande. Occorre piuttosto che l’unità maggiore sostenga e promuova quella più piccola”.
Un contesto in cui ciascuno può esercitarsi a vivere concretamente la solidarietà è la salvaguardia del creato. “La responsabilità verso il creato è un compito e una sfida globale e sovranazionale, ma rientra anche nei doveri personali di tutti – ricorda mons. Muser –. Senza un esame di coscienza critico, senza un‘inversione sul piano personale, non si può risolvere la questione ecologica. Ciò che serve è una ‘conversione ecologica’ nel modo di pensare e di agire”.
Molte sono le realtà in Diocesi che “si impegnano per il prossimo per la giustizia ecosociale, per il bene comune”, sottolinea mons. Muser. “In particolare la Caritas diocesana ha il compito di essere un osservatorio attento per riconoscere ‘i segni dei tempi’”. “Ogni tipologia di comunità – prosegue il vescovo – deve trovare al suo interno le risorse per reagire ai bisogni delle persone che necessitano di aiuto”. E questo nella prospettiva cristiana che al centro non mette l’io, ma il tu.
“È molto diffuso un concetto di libertà che non riconosce alcun confine etico – sottolinea mons. Muser –. Impegnarsi per il bene comune significa tenere sott’occhio l‘insieme della società, compensare le differenze, tutelare deboli e svantaggiati, favorire le opportunità. L’impegno (pre)politico e sociale per il bene comune deve mirare a condizioni che rendano possibile sia alle comunità che alle singole persone un’esistenza con dignità. Solo assieme si raggiunge il bene di tutti, lo si aumenta e lo si preserva guardando al futuro”.

Le quattro sfide della solidarietà in Alto Adige
Quattro sono le sfide della solidarietà che mons. Muser individua in Alto Adige oggi: la solitudine, che “aumenta e ci sollecita ad allacciare nuove relazioni”, l’emergenza casa, che “richiede misure politiche adeguate, iniziative di ‘accompagnamento all’abitare’ e lo sviluppo di reti sociali”, il fenomeno migratorio che “è soprattutto conseguenza di disuguaglianza sociale e strutturale” e, infine, il curare e assistere le persone, che “è espressione della solidarietà tra le generazioni”.

Solidarietà ed economia
La solidarietà deve trovare spazio anche all’interno dell’economia. “Un sistema economico che poggia sull‘egoismo è la radice di derive e sfide globali, come disuguaglianza sociale, cecità ecologica, nuovi nazionalismi e fondamentalismi – ricorda mons. Muser –. Un’economia fiorente non è automaticamente anche giusta. Decisiva è la domanda sull’equa distribuzione. Un’azione responsabile sul piano economico pone la crescita al servizio della collettività. Per questo un incremento del profitto ad ogni costo non può mai essere una massima di comportamento moralmente accettabile”.
Un ultimo pensiero, mons. Muser lo rivolge ai giovani. “Spesso vengono lodati i loro slanci e la loro creatività, tuttavia ad essi quasi mai viene concessa maggiore responsabilità. Molti esempi positivi mostrano che a bambini e giovani – e non solo nel contesto dei movimenti “Fridays for Future” – può benissimo essere affidato un impegno di responsabilità per il futuro”.

Tradurre la solidarietà nel quotidiano
“Servono la fede, la convinzione, il contributo di idee e la partecipazione di molti per tradurre concretamente gli auspici di questa lettera nella nostra Diocesi, nella nostra terra – conclude mons. Muser –. Nello sforzo di solidarietà non siamo soli: LUI ci precede e LUI ci accompagna. È un cammino pasquale: il cammino di un cambio di mentalità, di un’inversione di rotta, di passione, di amore”.

Un sussidio per vivere concretamente la solidarietà
La lettera pastorale per la Quaresima, gli impegni delle aggregazioni laicali e gli spunti concreti elaborati in collaborazione con la Caritas diocesana sono stati raccolti in un sussidio di 68 pagine dal titolo “Dai loro frutti li riconoscerete”, che si propone come strumento di riflessione e di lavoro. La pubblicazione sarà distribuita a tutti i sacerdoti e a tutte le comunità parrocchiali.
Il testo della lettera pastorale, così come quello del sussidio curato dall’Ufficio diocesano per il dialogo, sono disponibili sul sito della Diocesi www.bz-bx.net.

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