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La magia della lirica fa centro al Teatro di S. Giacomo

5 Febbraio 2020

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La magia della lirica fa centro al Teatro di S. Giacomo

Occasione rara, per il Teatro di San Giacomo, quella dell’altra sera: trasformarsi in uno scrigno della lirica e, in generale, della musica con la ‘emme’ maiuscola, in un mix a base di arie di opere e operette, completato da suggestivi brani strumentali.
«La voce dell’anima», récital con il soprano Martina Bortolotti nato e concepito per l’occasione, ha vinto una molteplice scommessa: portare la lirica a un pubblico anche di impronta generalista, incrociare generi musicali diversi ma con il minimo comune denominatore della qualità, creare un’atmosfera da teatro-salotto, a dispetto dell’imponenza della sala e, di pari passo, far apparire affollato un palcoscenico popolato “solo” da tre artisti. Ma che artisti! Un cast veramente d’eccezione: gli altoatesini famosi nel mondo Martina Bortolotti, soprano nonché curatrice artistica del progetto, e Günther Sanin, virtuoso del violino; e al pianoforte il sofisticato clavicembalista-pianista-docente Paolo Prevedello, appositamente giunto da Venezia.
Condotto agilmente da Mara da Roit, che fra un’interpretazione e l’altra ha dispensato pillole di conoscenza sulle opere e godibili spigolature, nell’intento di rendere il pubblico ancora più partecipe, il concerto è stato proposto con senso del gusto dal Centro culturale San Giacomo, a propria volta premiato dalla risposta entusiastica del pubblico.
In effetti, il concerto ha catturato in una dimensione magica la folta platea, coinvolta dalla bellezza del programma coniugata alla abilità e professionalità degli interpreti.
Già la partenza è stata col botto, con l’aria ‘Heia in den Bergen’ – dall’operetta ‘La Principessa della Czarda’ di Kálmán – cantata dalla Bortolotti fondendo soavità a forza espressiva. Il che può dirsi del resto anche per le interpretazioni successive, tutte connotate da pathos, precisione tecnica e presenza scenica. Accompagnato dai due musicisti in un perfetto amalgama, il soprano ha presentato arie tratte da ‘Le Nozze di Figaro’ di Mozart, ‘Il paese del sorriso’ di Lehár, ‘Rinaldo’ di Händel, ‘Rusalka’ di Dvorák, eccetera. Una scelta tematica che focalizzava l’attenzione sulle figure di eroine: dalle più romantiche a quelle infelici, dalle sognatrici a quelle un po’ malvagie.
Il tutto è stato alternato a pezzi intepretati dai soli Günther Sanin e Paolo Prevedello: due musicisti prodighi di virtuosismi, dal tocco ora energico, ora delicato, sempre in grado di arrivare all’animo. Fra le pregevoli esecuzioni per violino e pianoforte: la ‘Danza Ungherese n. 5’ di Brahms, la toccante ‘Méditation’ di Massenet, la vibrante ‘Czardas Nova’ di cui il professor Sanin è anche co-autore.
A concludere la serata in maniera sorprendente ci ha pensato un’interpretazione collettiva a ritmo di valzer: quella cioè del focoso ‘Bacio’ di Arditi, capace di trasmettere – dopo quasi due ore di spettacolo – ancora impulsi di grande energia e vitalità.
Un discorso a sé lo merita infine l’ambientazione: i raffinati quadri del pittore Amadeus Werner Bortolotti visualizzati su schermo, sposati armonicamente alle arie e ai brani eseguiti, hanno contribuito a far percepire l’auditorium come uno scrigno d’arte e di bellezza, rivelandosi una componente attiva dello spettacolo a tutti gli effetti.
Obiettivo centrato per tutti, quindi. E organizzatori legittimamente soddisfatti. Proporre generi non propriamente di massa può comportare delle incognite; farlo con il requisito della qualità evidentemente paga, se il risultato sono serate che lasciano il segno.

Foto, Paolo Prevedelli, Günther Sanin, Amadeus Werner Bortolotti, Martina Bortolotti e Mara da Roit/c-Stefano Odorizzi.  

Foto/c-Stefano Odorizzi. 
Foto/c-Stefano Odorizzi. 
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