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Cervelli in provetta per studiare i tumori cerebrali pediatrici

29 Gennaio 2020

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Cervelli in provetta per studiare i tumori cerebrali pediatrici

Trento. Fanno ammalare gli organoidi (cervelli in provetta) per trovare una cura che funzioni nella realtà sui piccoli pazienti colpiti da tumori cerebrali. Gli organoidi, creati a centinaia nei laboratori dell’Università di Trento, sono utili a per comprendere i meccanismi genetici del cancro al cervello in età pediatrica e a trovare nuove cure per queste malattie ancora poco curabili.
Il gruppo coordinato da Luca Tiberi, dell’Armenise-Harvard Laboratory of Brain Cancer al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento, ha sviluppato in questo modo un nuovo modello per studiare i tumori cerebrali nei primi anni di vita.
La ricerca è stata svolta dall’Università di Trento, che ha coordinato un gruppo di ricerca che coinvolge la Sapienza Università di Roma, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Irccs Neuromed, Istituto neurologico mediterraneo, di Pozzilli (Isernia). Lo studio ha potuto contare sul sostegno della Fondazione Armenise-Harvard, di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e della Fondazione Caritro di Trento.
Gli organoidi sono stati utilizzati per ricreare dei tumori in laboratorio e i risultati aprono nuove prospettive nella ricerca contro i tumori al cervello poiché in futuro potrebbero permettere di produrre una grande quantità di tumori in laboratorio a costi ridotti rispetto alle precedenti tecnologie e perciò di effettuare screening ampi per valutare nuovi farmaci.
«Realizzare gli organoidi di tumori cerebrali – sottolinea Tiberi, il coordinatore della ricerca – è molto difficile e richiede delle competenze scientifiche che il Dipartimento Cibio dell’Università di Trento è riuscito ad attrarre e a sviluppare nei propri laboratori».
Riprende: «Gli organoidi costituiti a partire da cellule della pelle o del sangue si presentano come sfere irregolari, simili a piccole noccioline, e sono stati creati dall’Università di Trento e poi analizzati e caratterizzati in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, confermando la capacita di “ammalarsi” e mostrare caratteristiche simili a quelle dei tumori dei piccoli pazienti. Questo lavoro dimostra quanto sia importante la collaborazione tra università e istituzioni di ricerca italiane per dare vita a progetti innovativi».
«Abbiamo anche sviluppato organoidi a partire da cellule di donatori sani – spiega Tiberi – e questi ci hanno permesso di comprendere alcuni meccanismi genetici che stanno alla base dell’insorgenza e dello sviluppo di tumori cerebrali. In particolare lo studio ha confermato il ruolo determinante di due proteine (Otx2 e c-Myc) e ha indagato l’efficacia di alcune strategie terapeutiche (a base del farmaco tazemetostat)».
Aggiunge: «Produrre un gran numero di tumori ci aiuterà ad affinare la ricerca sui geni responsabili della malattia e sulle strategie di contrasto. Gli organoidi ci permettono di farlo senza ricorrere ad animali di laboratorio e in un contesto più vicino a quello dei pazienti. Possono rappresentare uno strumento affidabile per sviluppare terapie personalizzate».

Il tumore al cervello in età pediatrica
Il tumore al cervello è la prima causa di morte per cancro nei bambini. I tumori cerebrali sono patologie aggressive che necessitano di trattamenti multidisciplinari e integrati. Sebbene numerosi passi avanti siano stati fatti nel trattamento di queste malattie, i pazienti che guariscono possono presentare effetti collaterali a lungo termine che influiscono significativamente sulla qualità della vita. Quando poi il tumore si ripresenta a distanza di tempo, le terapie sono generalmente inefficaci. Il medulloblastoma, oggetto di studio di questo lavoro, è il tumore maligno del sistema nervoso centrale più frequente nei bambini. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di medulloblastoma si aggira intorno al 70% (fonte: Fondazione Airc per la ricerca sul cancro).

L’articolo
L’articolo, dal titolo “Modeling Medulloblastoma in-vivo and with human cerebellar organoids”, è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications oggi, 29 gennaio 2020.
Autori e autrici sono:
Claudio Ballabio, Marica Anderle, Matteo Gianesello, Chiara Lago, Giuseppe Aiello, Marina Cardano, Silvano Piazza, Davide Caron e Luca Tiberi dell’Università di Trento (Armenise-Harvard Laboratory of Brain Cancer, Dipartimento Cibio);
Evelina Miele, Lucia Pedace, Angela Mastronuzzi, Andrea Ciolfi e Marco Tartaglia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma;
Franco Locatelli del Dipartimento di Onco-ematologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e del Dipartimento di Pediatria della Sapienza Università di Roma;
Elisabetta Ferretti del Dipartimento di Medicina sperimentale, Sapienza Università di Roma; Felice Giangaspero e Francesca Gianno del Dipartimento di radiologia, Oncologia e Scienze anatomo patologiche della Sapienza Università di Roma e Irccs Neuromed.
L’articolo è disponibile in Open Access: https://www.nature.com/articles/s41467-019-13989-3
(DOI: https://doi.org/10.1038/s41467-019-13989-3)

Foto/© Alessio Coser.  

 

 

 

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