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Alto Adige. Percorsi protetti per vittime di violenza, respinta mozione di Urzì

15 Gennaio 2020

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Alto Adige. Percorsi protetti per vittime di violenza, respinta mozione di Urzì

Respinta a maggioranza (12 sì, 14 no e 3 astensioni) oggi in Consiglio provinciale la mozione di Alessandro Urzì che chiedeva l’istituzione di percorsi protetti negli ospedali per tutte le vittime di violenza, donne e bambini in particolare. Il provvedimento, che ricalcava a grandi linee il “Codice rosa” approvato con maggioranze trasversali ormai in quasi tutte le regioni italiane, si poneva l’obiettivo – ribadito da Urzì con un successivo emendamento di creare non tanto o non solamente degli accessi protetti e specifici a favore delle vittime nei reparti di Pronto soccorso degli ospedali provinciali, quanto una rete di assistenza attiva anche nella successiva fase di presa in carico delle vittime di violenza, con specifici percorsi dedicati anche agli aspetti psicologici e legali. Un approccio quindi non solo prettamente sanitario – ha spiegato Urzì in aula – ma multidisciplinare e capace di dare assistenza alle vittime, riconoscendo anche i casi, frequenti, di violenze non denunciate per assicurare risposte efficaci anche oltre l’assistenza sanitaria specifica e protratte nella successiva presa in carico territoriale.
Nel resto d’Italia – ha commentato Urzì – si stanno facendo notevoli passi in avanti con percorsi protetti a favore di tutte le vittime di violenza, con particolare attenzione ai soggetti deboli come bambini, donne, anziani e vittime di discriminazioni. In Alto Adige, se si esclude Bolzano in cui da qualche anno è attivo il progetto Erika, che però riguarda solo le donne vittime di violenza – si sta facendo troppo poco per tutte quelle persone che vivono situazioni di vulnerabilità.
Rosanna Oliveri, che aveva proposto ad Urzì la presentazione della mozione ha aggiunto: “Questa avrebbe dovuto essere una battaglia trasversale di civiltà invece hanno prevalso logiche politiche. È quanto mai urgente un percorso dedicato a tutte le vittime di violenza”.

Foto, Alessandro Urzì.  

 

 

 

 

 

 

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