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Il Freies Theater Bozen al festival teatrale “Synergy” di Novi Sad

12 Dicembre 2019

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Il Freies Theater Bozen al festival teatrale “Synergy” di Novi Sad

Di Marco Antonino

La compagnia bolzanina si è esibita in Serbia con l’opera “Riva abbandonata – Materiale per Medea – Paesaggio con argonauti” di Heiner Müller.

I mille chilometri che separano Novi Sad in Serbia da Bolzano non hanno rappresentato certo un motivo di preoccupazione per la compagnia teatrale altoatesina Freies Theater Bozen, attiva dal 1993 e abituata negli ultimi anni a trasferte ancor più lunghe, che l’hanno portata ad esibirsi in molti stati europei ed extraeuropei quali Austria, Germania, Ungheria, Ucraina, Armenia, Georgia, Cipro, Russia e Cina. In Serbia gli attori professionisti del Freies Theater Bozen (FTB) guidati da Gabriele Langes e diretti da Reinhard Auer, hanno partecipato al Synergy Theatre Festival of Language Minorities, un festival teatrale dedicato alle minoranze linguistiche giunto quest’anno alla terza edizione. La compagnia ha portato in scena il 28 novembre al teatro di Novi Sad “Riva abbandonata – Materiale per Medea – Paesaggio con argonauti”, di Heiner Müller. Si tratta di un’opera frutto dell’assemblaggio di tre testi, che lo scrittore e drammaturgo tedesco originario della DDR produsse in momenti lontani tra loro tra gli anni ’50 e ’80 del secolo scorso e che andò in scena per la prima volta nel 1983 a Bochum. Un gruppo di uomini alla ricerca di nuovi territori da scoprire e conquistare, sbarca su un pianeta dilaniato e distrutto dalle guerre su cui si trovano solo macerie e rifiuti, appunto la “riva abbandonata”: il palcoscenico è completamente ricoperto di terra, su un lato si scorgono i resti di una capanna fatta di vecchi pezzi di legno, qualche mattone e un telo strappato, sull’altro lato un letto di ferro arrugginito, poco distante un grande bidone ammaccato che in un’altra era aveva forse contenuto del petrolio…e ancora i resti di televisore e altri rifiuti abbandonati in ordine sparso. Il richiamo è con il racconto mitologico degli argonauti, gli eroi della nave Argo, che guidati dal condottiero Giasone volevano imporre ai “barbari” il loro modello del mondo. Müller stesso affermava che la storia di Giasone fosse il più antico mito di colonizzazione dell’area greca e dunque della cultura occidentale. Su questo nuovo pianeta gli argonauti contemporanei trovano un gruppo di donne, le uniche ancora in grado di sopravvivere a quelle estreme condizioni. I tre personaggi maschili rappresentano altrettanti archetipi: Eracle, il soldato guerriero, una sorta di Rambo dei nostri giorni, che risolve qualsiasi problema con la forza; Giasone, il “machoman”, che usa le donne e poi le getta; e Orfeo, l’intellettuale, che è molto colto ma proprio per questo ossessionato dal dubbio. Ognuno di loro vuole sottomettere il mondo a modo proprio: il soldato con la forza, il playboy con la potenza sessuale, l’intellettuale con la ragione. Anche i ruoli femminili raffigurano caratteri molto diversi tra loro: Medea, la donna forte e vendicativa che non si lascia sottomettere; Penelope, simbolo di una donna in perenne attesa e non ancora del tutto emancipata ed Elettra, che rappresenta la ribellione verso le vecchie generazioni. Si sviluppa dunque un conflitto tra i sessi al termine del quale gli uomini, che rappresentano il modello della conquista e della sottomissione della natura e della donna, vengono annientati, decretando la fine del patriarcato e l’inizio di una nuova era, guidata dalle donne. “Se sarà o meno un’era migliore –spiega il regista Reinhard Auer- dipenderà da quanto le donne sapranno staccarsi dal modello di soggiogazione finora perpetrato dai maschi e avviarsi verso una vera società delle pari opportunità, da molti così desiderata”!
“Un pezzo di un’attualità disarmante – aggiunge Gabriele Langes – se pensiamo alle grandi tematiche mondiali della colonizzazione capitalistica, della distruzione dell’ambiente e della violenza di genere.”
“Noi abbiamo sognato e voi avete realizzato il nostro sogno”, così il direttore artistico del festival Valentin Venczel durante la conferenza stampa al termine dello spettacolo nel descrivere la sua gratitudine verso gli attori per aver portato al festival un teatro dove la parola in sé e dunque il testo, come nella migliore tradizione della drammaturgia tedesca, diventano la parte più nobile della messa in scena.
Sempre a Novi Sad il Freies Theater Bozen ha avuto anche l’onore di aprire con un breve intervento sull’attività teatrale delle minoranze linguistiche, una delle sessioni della terza conferenza europea dedicata ai media locali e delle minoranze eniche.
“È e stata una trasferta faticosa impegnativa – conclude Langes – che ci ha donato però grandi soddisfazioni e l’energia necessaria per progettare la nuova produzione che ci impegnerà nel 2020”.

Il cast è composto da: Reinhard Auer (regista); Gabriele Langes, Suzanne Fabian, Sarah Scherer, Alexander Flache, Peter Schulze-Sandow, Thomas Giegerich (attori); Roberto Morello, Albert Gross, Claudio Ansaloni (tecnici); Elisabeth Langes (assistente di scena).

Foto, l’intervento di Reinhard Auer a convegno sui media delle minoranze etniche.  

 

 

 

 

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