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L’importanza della ricerca nella diagnosi precoce del Morbo di Parkinson

5 Novembre 2019

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L’importanza della ricerca nella diagnosi precoce del Morbo di Parkinson

L’aula magna della Claudiana era affollata. Oltre 150 studenti e persone interessate, tra cui alcuni membri dell’Associazione altoatesina per il Parkinson, hanno recentemente seguito con interesse la conferenza sul tema “Vivere con il Morbo di Parkinson – come riconoscerlo, studiarlo e curarlo” del Prof. Dr. Klaus Seppi. Il neurologo e neuro-scienziato dell’Università di Medicina di Innsbruck ha tenuto una relazione di grande interesse in merito alle novitá della ricerca scientifica di questa malattia, ormai piuttosto diffusa. Il Prof. Seppi, originario dell’Alto Adige, oltre ad essere professore di ruolo della materia Disturbi del Movimento all’Università di Medicina di Innsbruck, è anche docente del corso di laurea in fisioterapia presso la Scuola Provinciale Superiore di Sanità. È considerato un’autoritá tra i ricercatori che studiano il Morbo di Parkinson. È direttore dell’Ambulatorio per la malattia di Parkinson e Huntington della Clinica Universitaria di Neurologia di Innsbruck, Presidente del Gruppo di Studio della Società Austriaca per il Morbo di Parkinson e membro del tavolo tecnico per la predisposizione di linee guida della Società Tedesca di Neurologia. Il team del corso di laurea in fisioterapia della Claudiana, diretto da Carla Naletto quale responsabile del corso e da Eva Maria Gasser in qualitá di tutor, ha organizzato l’evento. Si tratta di un appuntamento che annualmente Claudiana propone per l’approfondimento di tematiche specifiche, rivolto a studenti di tutti i corsi di laurea, ai professionisti sanitari e alle persone interessate. Un trattamento precoce con farmaci ancora da sviluppare potrebbe avere un effetto benefico sul decorso della malattia, se il morbo di Parkinson potesse essere individuato precocemente – anche prima che si manifestino i sintomi. Ciò significa che la progressione della malattia potrebbe essere ritardata o arrestata e le disabilità potrebbero essere limitate o prevenute.

“Il mio obiettivo scientifico si concentra sulla diagnosi e la terapia delle malattie neurodegenerative – in particolare le sindromi di Parkinson – e sul ruolo dei biomarker nella diagnosi precoce delle sindromi neurodegenerative di Parkinson. La malattia di Parkinson deve essere diagnosticata il più presto possibile, similarmente a molte altre malattie neurologiche. Un trattamento precoce con farmaci ancora da sviluppare potrebbe avere un effetto benefico sul decorso della malattia, se il morbo di Parkinson potesse essere individuato precocemente – anche prima della comparsa dei sintomi. Ciò significa che la progressione della malattia potrebbe essere ritardata o arrestata e le disabilità potrebbero essere limitate o prevenute. Pertanto, sarebbe importante utilizzare test e diagnosi precoci per identificare precocemente chi soffrirà del morbo di Parkinson, perché, se i segni esterni caratteristici del morbo di Parkinson, come la lentezza del movimento o il tremore, sono già evidenti, il processo neurodegenerativo è in fase avanzata. É quindi importante lavorare più intensamente sulla diagnosi precoce di questa cosiddetta fase prodromica, la fase che dura spesso da mesi a decenni in cui i caratteristici sintomi motori del Parkinson non sono ancora espressi clinicamente.” È il Prof. Seppi convinto.

“Nell’ambito dello studio condotto a Brunico, abbiamo esaminato e confermato l’importanza di alcuni marcatori, come la compromissione dell’olfatto o alcuni disturbi del sonno (il cosiddetto disturbo del sonno REM), per la predittivitá del morbo di Parkinson. Per comprendere meglio la malattia, è importante indagarne le cause. Ciò potrebbe anche aprire nuovi approcci terapeutici. Oggi sappiamo che alle nostre latitudini una piccola percentuale della malattia può essere causata geneticamente. Altrimenti, la causa della malattia non è chiara. Si presume che la causa sia un evento multifattoriale. Oltre al processo di invecchiamento, influenze ambientali come ripetuti shock cerebrali o l’esposizione regolare a solventi sembrano svolgere un ruolo importante. Anche un microbioma alterato sembra avere un ruolo nella causa del morbo di Parkinson. Sebbene il morbo di Parkinson sia cronico e non curabile, è possibile mantenere a lungo una buona qualità di vita attraverso farmaci e attività fisica. Raccomando ai pazienti di rimanere attivi il più a lungo possibile e di non arrendersi”, ha detto il Prof. Seppi nella sua relazione.

In Alto Adige i malati di Parkinson sono circa 1.500, vale a dire lo 0,2% della popolazione. Ogni anno ci sono circa 150 nuovi pazienti e il numero di malati raddoppierà entro il 2030. Gli uomini contraggono la malattia più frequentemente e precocemente. Sembra che le persone fisicamente attive si ammalino con meno frequenza e a un’età più avanzata. È stato osservato come sport quali il tai chi, lo yoga e la danza abbiano un effetto positivo sulla malattia. Il Parkinson si manifesta con tremori, disturbi della motricità fine, rigidità facciale, alterazione delle sequenze motorie, ecc. Queste limitazioni del movimento sono dovute alla mancanza di dopamina endogena nel cervello, in quanto la degenerazione nervosa porta alla perdita di dopamina, prodotta dalle cellule nervose della substantia nigra, una struttura del mesencefalo.

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