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Smascherare e elaborare, lotta agli abusi nella Chiesa

22 Ottobre 2019

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Smascherare e elaborare, lotta agli abusi nella Chiesa

“Smascherare ed elaborare“, questo il significativo titolo del convegno su abusi, prevenzione e tutela delle persone vulnerabili nella Chiesa svoltosi oggi (22 ottobre) a Bolzano a cura del Servizio specialistico della Diocesi. In primo piano le esperienze in Italia, Austria, Baviera e le nuove linee guida della CEI.

Misure concrete, spunti di riflessione e indicazioni preziose sono giunte da quattro relatori: Waltraud Klasnic, Garante per la tutela delle vittime di abuso e violenza nella Chiesa austriaca, già Governatrice per 10 anni della Stiria; Gregor Beilhack, padre benedettino, e Robert Köhler, esperto nel processo di elaborazione delle vittime di abusi; Anna Deodato, membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale tutela minori della Conferenza episcopale italiana. Il responsabile del Servizio specialistico diocesano, Gottfried Ugolini, e la titolare dello Sportello indipendente, Maria Sparber, hanno sottolineato che il convegno punta a rafforzare e ampliare la responsabilità nell’affrontare casi di abuso e intensificare il compito della prevenzione, anche alla luce delle esperienze all’estero e delle nuove linee guida della CEI.

Nei 10 anni in cui Waltraud Klasnic, su richiesta del cardinale di Vienna Christoph Schönborn, è stata la Garante per le vittime istituendo una commissione di esperti (tra cui anche l’attuale cancelliera austriaca Brigitte Bierlein), 2115 volte sono stati riconosciuti supporti finanziari e/o terapeutici alle vittime di abuso e violenza nell’ambito della Chiesa cattolica in Austria. Il “Modello di aiuto e risarcimento” e il lavoro della Commissione a tutela delle vittime, ha ricordato Klasnic, sono oggi esemplari per le iniziative di Stato e Regioni. Oltre all’aiuto efficace e non burocratico per le vittime, la sensibilizzazione e la prevenzione hanno la priorità e non devono mai fermarsi, ha rimarcato la relatrice.

Gregor Beilhack, direttore del collegio del monastero benedettino di Ettal, e Robert Köhler, negoziatore nel processo di elaborazione delle vittime di abusi, hanno illustrato come sono stati affrontati i casi avvenuti nel monastero bavarese. Dalla prospettiva dell’istituzione ecclesiale, Beilhack ha tracciato il percorso faticoso e allo stesso tempo liberatorio di analisi ed elaborazione delle accuse di abuso, partendo dal confronto fino a una prevenzione mirata. Köhler ha spiegato i 3 obiettivi dell’elaborazione: pacificare le vittime, riconoscere le cause degli abusi, definire misure per il futuro. Un fattore centrale della riuscita pacificazione delle vittime, ha detto il relatore, è l’approccio trasparente agli accusati nella zona grigia della prescrizione e della verificabilità dei fatti. Per le vittime di abuso deve diventare possibile rientrare a testa alta nella struttura dove sono state ferite.

“Le ferite non vanno mai in prescrizione”, ha ricordato Anna Deodato, che ha presentato le nuove linee guida della CEI, gli standard per l’assistenza delle vittime e il lavoro di prevenzione, e ha parlato della sua esperienza professionale nell’accompagnamento di persone vittime di abuso e altre forme di violenza (di potere, emotiva, spirituale). Le nuove linee guida della CEI, ha sottolineato Deodato, rispondono a ciò che Papa Francesco ha chiesto a tutta la Chiesa: prima di ogni iniziativa che riguardi gli abusi verso i minori e le persone vulnerabili, è necessario un ascolto attento e profondo delle persone ferite. “Dall’ascolto e dalla volontà di un vero cambiamento culturale nasce un’azione pastorale più trasparente, responsabile ed efficace. E il Papa chiede di applicare parametri che abbiano valore di norme, e non solo di orientamenti”, ha detto Deodato. Tutta la Chiesa si deve sentire impegnata a vigilare, attivare programmi di prevenzione, collaborare con l’autorità giudiziaria dello Stato, rivedere linee di formazione per ogni gruppo e associazione al suo interno, linee più adeguate per chi si prepara al sacerdozio.

L’impegno nella tutela e prevenzione contro gli abusi sviluppato dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone, una delle prime ad attivarsi in Italia nel 2010, è stato poi approfondito dai relatori con il vescovo Ivo Muser. In diocesi da gennaio 2018 sono stati segnalati allo Sportello 23 casi di abusi sessuali e violenze, quasi tutti risalenti a molti anni fa. “Per chi optiamo noi, per i forti o per i deboli? Questa è la domanda centrale per i cristiani – ha detto Muser – e Dio sceglie i deboli. Non dobbiamo mistificare le cose, non ci mettiamo dalla parte dell’istituzione per salvare la sua immagine, ci mettiamo dalla parte delle vittime.“ Il vescovo ha ricordato che “il confronto e l’ascolto consapevole di esperienze dolorose e terribili ti aiutano a parlare di persone, e non di casi.“ Per non staccare mai la spina, per non archiviare, servono passi concreti: “Per me la sfida maggiore è la prevenzione. Dobbiamo fare tutto ciò che è umanamente possibile, fare rete con i vari attori sul piano psicologico, spirituale e teologico, con le istituzioni, e sensibilizzare chi ha responsabilità nella Chiesa“, ha concluso il vescovo. Tra i prossimi passi, Ugolini ha annunciato il progetto di uno studio diocesano sul tema abusi per raccogliere indicazioni, capire i fattori di rischio e elaborare poi misure di tutela.

Foto, da sinistra, la moderatrice Sabina Frei, Maria Sparber, Robert Köhler, Anna Deodato, il vescovo Muser, Gottfried Ugolini e Gregor Beilhack.

 

 

 

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