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Merano. Presunto tentato stupro, presa di posizione della Commissione per le pari opportunità

23 Ottobre 2019

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Merano. Presunto tentato stupro, presa di posizione della Commissione per le pari opportunità

La Commissione comunale per le pari opportunità, composta da Emanuela Albieri (La Civica per Merano), Josefa Brugger (Bürger-Union), Alexandra Ganner (SVP), Lucia Giampieretti (PD), Christina Kury (Liste Rösch/Grüne), Madeleine Rohrer (Assessora, chiamata dall’esterno), Francesca Schir (Gruppo misto), Gabriela Strohmer (Assessora, SVP) e Adriana Valle (Movimento 5 Stelle) ha pubblicato la seguente presa di posizione sul tema della violenza contro le donne.
“In questi giorni è apparsa la notizia di un possibile tentato stupro a Merano. Ieri sera, sempre a Merano, un uomo, già destinatario di ammonimento per comportamenti persecutori nei confronti dell’ex-fidanzata, ha seguito in centro città e poi aggredito la stessa, sottraendole il cellulare. L’altro ieri una donna di Adria è morta dopo giorni di coma, strangolata dal marito al culmine di una lite. Stanotte una donna a Torino è stata sfregiata e quasi uccisa (è ancora in gravissime condizioni) da un uomo che 11 anni fa aveva già commesso un femminicidio per il quale è stato condannato a soli 12 anni di carcere. Nella circostanza era fuori per un permesso per lavoro. Non possiamo dimenticare, infine, che qualche giorno fa è stata stuprata, lapidata e assassinata Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito Futuro siriano e una delle più note attiviste per i diritti delle donne nella regione. Nel 2018 ci sono stati 4 femminicidi in Alto Adige. Più di 100 in tutta Italia. Una donna uccisa, in media, ogni 60 ore. Sulle violenze, di qualsiasi tipo, i numeri rimangono incerti: secondo le stime Istat, solo l’11,4% delle donne italiane e il 17% delle straniere denunciano di aver subito violenza. E questo anche a causa del fatto che una vittima italiana su tre ha dichiarato che il personale sanitario che le ha soccorse ha fatto finta di niente di fronte alle violenze.
Le statistiche, a dispetto delle narrazioni volte a seminare odio razziale confermano, inoltre, che più dell’80% degli stupri sulle donne italiane è stato commesso da un italiano, spesso partner o parente. Gli stupratori stranieri sono il 15,1%. Insomma, uno scenario spaventoso, senza confini. Per questo è paradigmatico un ultimo fatto di cronaca, quello relativo alla vicenda dei due ragazzi italiani, autori di uno stupro a Londra. A seguito della violenza, i due sono stati ripresi da una telecamera mentre si congratulavano a vicenda per “l’impresa”, dandosi il cinque, guardando le immagini del video dello stupro che essi stessi avevano fatto. Esultavano.
Dobbiamo riflettere su quell’esultanza, sul piacere provato nel sopraffare e annientare una donna. Così come dovremo riflettere sui numeri e sulla frequenza di tali azioni. E darci delle risposte così chiare che ci permettano di intervenire subito, adesso, ieri. Perché queste azioni sono il frutto di una cultura sempre più misogina e violenta, di adolescenti imbibiti di video pornografici in cui la donna viene stuprata dal branco, umiliata, come fosse normale. In cui il sesso è solo sopraffazione.
Lo scenario delle violenze è sempre lo stesso: l’uomo che non tollera la fine di una relazione, le donne come oggetti, proprietà privata, trofei di caccia. Che è bene che stiano al loro posto. Figuriamoci se si mettono in testa di diventare segretarie di partito, di esprimere le proprie idee. Allora non basta ucciderle, bisogna annientarle, stuprarle tutti insieme e poi lapidarle, facendosi riprendere dalle telecamere. E ancora un certo tipo di cultura impedisce o riduce al minimo le ore di educazione sessuale, la chiesa e le destre seminano il terrore di un’inesistente “teoria gender”, uomini e -ahimè- pure molte donne commentano in modo ignobile le notizie delle violenze, persino dei femminicidi, appiattendosi su idee così ben veicolate volte a minimizzare le azioni dell’assassino o dello stupratore e a colpevolizzare la vittima, perché “se l’è cercata”, perché “se non fosse stata ubriaca non sarebbe successo”, e “chissà come era vestita”. Ricordiamocelo sempre: uno stupro non è mai giustificabile, né esiste alcuna circostanza attenuante. Sullo stupro e sulla violenza non possono esserci mezze misure.
Per questo è importante prendere provvedimenti seri, occuparci seriamente del tema che non si esaurisce in un fatto di cronaca, ma in un atteggiamento culturale da correggere: la prevaricazione è una questione culturale, non psicopatologica. Anche se il reiterarsi di tali eventi fa sembrare non ci sia una via di uscita, una speranza la abbiamo ancora. E questa speranza è l’educazione, come sempre. Ma subito, fin da piccoli: educare i bambini e le bambine che gli altri e le altre non si possono forzare, che la cultura del consenso è alla base di un rispettoso rapporto con gli altri.
Dobbiamo fare in modo che nelle scuole, il prima possibile, i bambini e le bambine imparino ed esercitino e riflettano su solidarietà, tolleranza, accettazione e uguaglianza di diritti fra i due sessi, con lo scopo di prevenire e soffocare ogni forma di discriminazione. Per sconfiggere gli stereotipi non bastano manifestazioni e flash mob, importantissimi, ma bisogna anche lavorare con i bambini, che fin dalla culla imparano che “la bambina è bella e il maschietto è forte”.
L’educazione di genere (niente a che fare, è bene ribadirlo, con gli spauracchi di chi diffonde false notizie sull’esistenza di una “teoria gender”) dovrebbe partire fin dalle scuole materne, coinvolgendo i genitori, educatori uomini che possano proporre anche modelli alternativi. Dobbiamo, infine, smetterla di avere paura del sesso, perché anche il tabù sulla sessualità ha permesso lo sviluppo di una sub-cultura maschilista secondo la quale le donne essenzialmente l’atto sessuale lo devono subire, che ha generato, quindi, una sorta di “cultura dello stupro” dettata dalla visione della sessualità come una meta obbligatoria per essere “veri uomini”, e dalla considerazione delle donne come esseri inferiori, nate solo per soddisfare il piacere del maschio.
Se ci interessa vivere in una società sana e rispettosa degli altri, se ci interessa sconfiggere la cultura della violenza sulle donne e la cultura dello stupro, oltre a chiedere a gran voce che ci siano condanne ferme e durissime per chi commetta violenza, dobbiamo, quindi, affrontare i tabù e insegnare ai ragazzi e alle ragazze (ricordiamo ai lettori che l’età media del primo rapporto sessuale si abbassa sempre di più) che il sesso non è un obbligo, che il rapporto sessuale deve essere un atto rispettoso e consensuale.
E soprattutto dobbiamo insegnare ai ragazzi e alle ragazze, anzi, già ai bambini e alle bambine che “no significa no”, che l’amore si fa in due, che le donne non sono territori o oggetti da “conquistare” o possedere.
Per questo, come Commissione delle Pari Opportunità di Merano, come organo istituzionale, riteniamo fondamentale esprimerci per stigmatizzare con fermezza questi accadimenti, ma anche per invitare tutti, Amministrazione e Comunità a promuovere e sostenere iniziative concrete per prevenirli e ad impegnarsi sui temi della legalità, della non violenza, del rispetto delle persone -tutte- e in particolare delle donne e dei soggetti più fragili, sui temi dell’equità e della valorizzazione delle diversità: solo investendo su cultura e consapevolezza in riferimento ad una considerazione e partecipazione eque ai meccanismi decisionali, possiamo dare inizio a un cambiamento in grado di modificare e costruire un futuro migliore per tutte e tutti”.

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