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Brunico, Chiesa Parrocchiale – LA PASSION DE JEANNE D’ARC

14 Settembre 2019

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Brunico, Chiesa Parrocchiale – LA PASSION DE JEANNE D’ARC

18.09 ore 21.00 – Marlengo, Im Kult

REGENORCHESTER XII

Il festival di cultura contemporanea Transart, quest’anno alla sua 19 edizione, si sposta per due appuntamenti fuori dal capoluogo altoatesino, cercando nuovi spazi per la sua ricerca. Si passerà dal sacro al profano, visitando prima la chiesa parrocchiale di Brunico per il concerto di rimusicazione dal vivo dell’ORLANDO CONSORT, per poi spostarsi a Marlengo nel nuovo locale Im Kult, per un concerto di tutt’altro tipo con la REGENORCHESTER di Franz Hautzinger.

Si inizia dunque da Brunico il 17 settembre alle ore 20.00; tra le mura neogotiche della chiesa parrocchiale l’Orlando Consort rianimerà la pellicola di Theodor Dreyer LA PASSION DE JEANNE D’ARC cucendole addosso una nuova colonna sonora, con brani tratti dall’epoca in cui i fatti legati alla vicenda di Giovanna D’Arco si svolgono. Le immagini potentissime di Dreyer troveranno dunque il loro naturale contrappunto nelle musiche dei fiamminghi Dufay e Binchois. Le raffinate polifonie quattrocentesche saranno eseguite da uno dei migliori cori consacrati al repertorio rinascimentale: l’Orlando Consort infatti si è conquistato una fama internazionale in questo campo, per la tecnica impeccabile, i coraggiosi programmi ed un’inclinazione alla sperimentazione; si esibisce sui palcoscenici di tutto il mondo ed ha inciso per case discografiche del calibro di Deutsche Grammophon.
Il film è già di per sé un motivo per non mancare a questo appuntamento. La pellicola di Theodor Dreyer è considerata un vero capolavoro del cinema di tutti i tempi, per la sua produzione e per la straordinaria interpretazione della protagonista Renée Jeanne Falconetti.
L’opera racconta l’ultima parte della breve storia della Pulzella d’Orléans, che dopo aver guidato vittoriosamente le armate francesi contro gli inglesi fu catturata dai Borgognoni e venduta agli inglesi che la processarono per eresia bruciandola sul rogo.
Il film fu girato su un set modellato su architetture medievali per ricostruire l’interno della prigione di Rouen. Dreyer vietò il trucco agli attori e usò particolari tagli di luce per far sembrare i volti più grotteschi. La pellicola fa infatti un uso particolarmente accentuato dei primi piani sui volti degli attori, al punto che il set – uno dei più costosi della storia del cinema, frutto di un’accurata e studiatissima ricostruzione – è visibile solo in piccole porzioni durante tutto il film.
L’opera di Dreyer ebbe una storia piuttosto travagliata poiché la pellicola originale fu distrutta lo stesso anno dell’uscita ed anche una seconda versione montata dal regista con tagli di riprese inutilizzate bruciò in un incendio nel 1929. Le copie, scarsissime, di queste prime due versioni rimasero quasi introvabili fino al 1951, quando la pellicola della seconda versione fu trovata nei depositi dei Gaumont Studios. Il critico cinematografico Joseph-Marie Lo Duca aggiunse una colonna sonora di musiche barocche e per molti decenni questa restò l’unica versione disponibile.
Solamente nel 1981 per un caso fortuito venne ritrovata ad Oslo una copia della prima versione di Dreyer, non censurata.
Questo capolavoro del cinema muto rivivrà in una dimensione tutta nuova grazie alla colonna sonora eseguita dal vivo dall’Orlando Consort.
Di tutt’altro genere è il concerto della Regenorchester di Franz Hautzinger, che si terrà il 18 settembre alle 21.00 presso il locale Im Kult, a Marlengo (via Palade 119). L’ “orchestra della pioggia” di Hautzinger è un progetto camaleontico, in nessuna apparizione è mai uguale a sé stessa, sperimentando così costantemente nuovi generi e soluzioni, ogni volta con un organico diverso. Questo work in progress nato nel 1996 a Londra “sotto l’effetto della Guinnes e della Jameson”, arriva a Marlengo in forma di quintetto con Hautzinger alla tromba, il chitarrista e DJ Otomo Yoshihide, Christian Fennesz alla chitarra ed elettronica, il bassista Luc Ex ed il percussionista australiano Tony Buck.
Un concerto che senz’altro non dispiacerà agli amanti della sperimentazione, di cui Hautzinger è un vero adepto. La sua figura è il risultato di un’infinità di cambi di rotta, vicoli ciechi, nuove partenze. Muovendo i primi passi da una formazione jazz ha poi creato un suo personale linguaggio e dopo essere stato costretto a smettere di suonare per sei anni per una paralisi alle labbra ha sviluppato una sua particolare tecnica sulla tromba.
Il concerto, organizzato in collaborazione con il festival Klangspuren di Schwaz ed il Jazz Festival Alto Adige sarà sicuramente un’occasione per scoprire un luogo ancora relativamente sconosciuto e per ascoltare ancora una volta ciò che di più avanguardistico il mondo della musica ha da offrire.

Foto, Orlando Consort.  

 

 

 

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