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Bolzano. Presentato il progetto Donne e Sport – Mettiti in gioco

10 Settembre 2019

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Bolzano. Presentato il progetto Donne e Sport – Mettiti in gioco

Informare, sensibilizzare e trovare soluzioni a livello locale per ridurre le discriminazioni di genere in ambito sportivo. Questi gli obiettivi di fondo del progetto “Donne e Sport – Mettiti in gioco” promosso dal Comune di Bolzano, condiviso e sostenuto dalla Commissione comunale alle Pari Opportunità che lo ha eletto come tema di lavoro per l’anno in corso e che nasce con il supporto del CONI e del Gruppo Regionale dell’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana).

Il “piano d’azione”  presentato stamane dal Sindaco Renzo Caramaschi e dall’Assessora alle Pari Opportunità del Comune Marialaura Lorenzini, prevede alcuni interventi: da  una serie di conferenze pubbliche sul tema ad una ricerca/indagine rivolta al mondo sportivo locale per raccogliere elementi utili ad avviare progetti e collaborazioni con le associazioni sportive nell’ottica di favorire l’accesso e la permanenza di ragazze e donne sia nelle diverse discipline sportive, che nelle cariche direttive e tecniche. Alla presentazione hanno partecipato anche la Presidente del Consiglio comunale di Bolzano Judith Kofler Peintner ed il direttore dell’Ufficio comunale Famglia Donna e Gioventù Stefano Santoro che ha illustrato in dettaglio il programma. Un ciclo di 4 conferenze moderate dal giornalista sportivo e consigliere nazionale USSI Daniele Magagnin, consentiranno di approfondire questi temi con esperte del settore e con le testimonianze diretta di diverse campionesse.

La prima, mercoledì 11 settembre alle ore 18 nel Passage del Museion all’interno di Road to Sport Festival 2019, offrirà un inquadramento generale, con una particolare attenzione al tema del professionismo, delle retribuzioni/sponsorizzazioni e delle penalizzazioni nella maternità, con Alessia Tuselli, del Centro di studi interdisciplinari di genere dell’Università di Trento, Valentina Turisini, direttore tecnico nella Giunta del Coni e con la partecipazione della due volte campionessa olimpica Antonella Bellutti, rappresentante anche di Assist, l’associazione nazionale che tutela i diritti delle atlete, che ci racconterà la sua esperienza.

Mercoledì  18 settembre sempre alle 18.00 ospiti della Casa dello Sport del Coni, come per le successive occasioni, verrà presentato un importante documento europeo: “Olympia-la Carta dei Diritti delle Donne nello Sport”, elaborata già nel 1985 da UISP nazionale e adottata e trasformata poi dal Parlamento Europeo nel 1987 nella “Risoluzione delle Donne nello Sport”. Ne paleranno l’esperta di politiche di genere della UISP nazionale Manuela Claysset, la campionessa Katrin Ress e altre operatrici sportive  racconteranno buone pratiche per la realizzazione della pari opportunità in questo ambito.

La terza conferenza in programma mercoledì 16 ottobre, affronterà invece lo spinoso tema della rappresentazione mediatica delle sportive, spesso succube dei pregiudizi culturali presenti nella nostra società; non è raro trovare in diversi giornali sportivi e soprattutto nella stampa online, fotogallery, gossip, video che forniscono un’immagine della donna nello sport riduttiva e restrittiva, centrata più sulla bellezza e sul look, ponendo volutamente in secondo piano i meriti professionali e i risultati sportivi. Con “Donne e sport, l’informazione oltre i pregiudizi” le giornaliste Mimma Calligaris, anche nel suo ruolo di Presidente della Commissione Pari Opportunità della FNSI- Federazione Nazionale della Stampa, e Mara Cinquapalmi di “GiULIA Giornaliste”, presenteranno il manifesto “Donne, Media Sport”,  sottoscritto in maggio dagli organi più rappresentativi dei media (Ordine dei Giornalisti, FNSI, UCSI, USIGRAI, ASSIST e altri) che fornisce poche, ma buone regole per una narrazione giornalistica delle atlete attenta, corretta e consapevole.

Il ciclo di conferenze  si concluderà con una sintesi a 360° dei temi e delle difficoltà affrontate: mercoledì 30 ottobre le campionesse mondiali e le atlete del territorio offriranno una diretta testimonianza e una narrazione delle loro esperienze su diversi aspetti dello sport professionale: come hanno vissuto la maternità (la clausola anti-gravidanza nei contratti sportivi), la loro carriera nelle
discipline sportive culturalmente connotate al maschile (calcio, snowboard, arrampicata, ) e il tema delle discriminazioni retributive (mediamente le donne vengono pagate 30% in meno rispetto agli uomini).

Parlando del tema l’Assessora Marialaura Lorenzini ha affermato che: “L’abbiamo intuito con i mondiali femminili di pallavolo e ne abbiamo avuta la conferma con quelli di calcio: lo sport a livello professionale discrimina le donne, a partire dalla legge quadro n. 91/1981 che disciplina “il professionismo nello sport”, declinato solo al maschile. Le donne nell’agonismo sono sempre considerate delle dilettanti-non professioniste e quindi senza il riconoscimento dei diritti di base relativi al lavoro subordinato (assenza di tutela sanitaria, nessuna garanzia della pensione, mancata tutela per rischi assicurativi) e l’attività delle donne nello sport viene generalmente regolamentata da accordi privati con le società. L’unica soluzione per le atlete per garantirsi un futuro alla fine della carriera agonistica è accedere ai corpi militari statali che assicurano uno stipendio, il diritto al trattamento di fine rapporto e alla pensione. Le sportive guadagnano inoltre in media il 30% in meno dei colleghi uomini. Un ulteriore fattore di discriminazione è la clausola anti-maternità che permette la risoluzione di diritto del contratto, qualora l’atleta rimanesse incinta; molte atlete sono costrette a sottoscrivere scritture private in cui si vieta esplicitamente di rimanere incinta, pena l’espulsione immediata dalla società e il rischio di non poter tornare più a gareggiare, come emerge chiaramente dalle numerose denunce pervenute ad ASSIST il sindacato delle sportive. Ma anche sullo sport amatoriale, quello praticato da molti e molte giovani, gravano pregiudizi che condizionano l’accesso alle discipline: è ancora radicata l’idea che esistano sport “da maschi” e altri “da femmine”; che le donne presentino caratteristiche fisiche che le rendono meno forti e veloci degli uomini e, quindi, meno adatte a competere ad alti livelli; che siano meno interessate in generale agli sport; che non possano allenare o arbitrare competizioni maschili perché non hanno l’esperienza o le capacità necessarie”.

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