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Bolzano. Bottega Santo Stefano, l’emporio solidale a Oltrisarco

24 Settembre 2019

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Bolzano. Bottega Santo Stefano, l’emporio solidale a Oltrisarco

Presentati i risultati di un’ indagine che offre uno spaccato sulla povertà nel capoluogo.  

L’Osservatorio per le Politiche Sociali e la Qualità della Vita del Comune di Bolzano ha realizzato una ricerca sulla “Bottega Santo Stefano. Un progetto di comunità, un emporio solidale e molto di più”. Si tratta di una realtà che distribuisce gratuitamente generi alimentari alle persone in stato di bisogno, residenti ad Oltrisarco-Aslago. L’indagine è stata condotta per studiare un modello di contrasto alla povertà che mette la persona al centro e che ha un’importante funzione sociale e culturale. Un progetto che valorizza la dignità della persona che può scegliere i prodotti e non – come avveniva precedentemente – ricevere una “borsa della spesa” preparata da altri. I risultati della ricerca, che offre un’interessante spaccato sulla realtà cittadina per quanto riguarda il fenomeno della povertà, sono stati presentati stamane dall’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bolzano Juri Andriollo e dai curatori dell’iniziativa nel corso di una conferenza stampa in municipio.

“L’aumento delle disuguaglianze sociali e della povertà, con il relativo insorgere di nuovi modelli di marginalità sociale e economica, è un fenomeno presente anche nella “ricca” Bolzano. Purtroppo – ha detto l’Assessore comunale alle Politiche Sociali Juri Andriollo- oggi, accanto alle tradizionali forme di emarginazione, affiorano nel nostro territorio nuove condizioni di povertà che vedono sempre più famiglie in difficoltà ad arrivare a fine mese e a costrette a vivere in solitudine il loro disagio. Gli Empori della Solidarietà, come la “Bottega Santo Stefano” nella parrocchia del Santo Rosario, in via Claudia Augusta, nel quartiere di Oltrisarco, sono un tentativo di cercare una soluzione più idonea e dignitosa, senza cadere in un facile assistenzialismo e dimenticare il valore educativo della spesa quotidiana. Certamente non è una risposta esaustiva al problema delle famiglie in difficoltà, ma sono convinto, grazie all’impegno profuso dall’associazione Santo Stefano, sia una testimonianza concreta affinché non venga mai perso di vista il valore dell’accoglienza, della solidarietà e della gratuità. Queste iniziative possono rappresentare un valido strumento al servizio dei centri di ascolto delle parrocchie, di lotta al disagio sociale e ci dimostra che, nella nostra città, il volontariato è vivo, è diffuso, è un’opportunità per chi lo pratica, ma soprattutto continua ad essere una scpmmessa per il futuro.

In molte regioni italiane gli “empori solidali” sono realtà sociali che cercano di contenere le vulnerabilità di persone indigenti, per impedire loro di cadere in forme di povertà estrema. Gli empori solidali sono dei piccoli negozi alimentari a cui possono accedere le persone accreditate che dimostrano di essere in uno stato di indigenza. Dalle indagini su questi piccoli supermercati solidali emerge che, in molti casi, sono stati avviati dagli stessi enti o associazioni che distribuivano le “borse della spesa” o le “collette alimentari”,
Gli empori solidali sono una forma evoluta di aiuto alle famiglie e alle persone che vivono situazioni temporanee di povertà.

“Il progetto “Bottega Santo Stefano”, che pone la dignità delle persone al centro, si fonda su una visione relazionale dell’essere umano” Così Carlo Alberto Librera direttore della Ripartizione comunale Servizi alla comunità locale. “Senza il sostegno di un reticolo sociale, chi si trova a vivere condizioni critiche e svantaggiate, rischia di perdere, oltre alle risorse economiche utili per il sostentamento di sé e dei propri familiari, ulteriori possibilità di inclusione sociale e di finire ai margini della società. La dimensione comunitaria della Bottega che si manifesta attraverso diverse attività come l’ascolto dei bisogni, l’accoglienza, l’attenzione ai bambini, l’attenzione dei/delle volontari/e, i corsi di cucina, la pesca di beneficienza, i sentimenti di solidarietà, assume la funzione di ancoraggio nel tessuto sociale di persone a rischio di completa esclusione sociale”.

La Bottega è stata strutturata e organizzata con spirito di comunità, come un luogo familiare in cui, nel rispetto della libertà individuale, chiunque si senta accolto, ascoltato e valorizzato. Come tale viene percepita anche dalle persone intervistate, sia “clienti” che volontari, anche da chi sceglie di frequentarla solo per soddisfare il proprio bisogno di viveri. L’intento della Bottega è quello di offrire anche un sostegno educativo e sociale a tutte le persone residenti nel Quartiere che versano in condizioni di indigenza e di promuovere il senso di partecipazione e di responsabilità.

L’obiettivo della ricerca curata da Milena Brentari della Ripartizione comunale Servizi alla Comunità- è quello di esplorare il modello e la struttura della “Bottega Santo Stefano”, il primo emporio solidale della città di Bolzano. L’ipotesi generale della ricerca è che la Bottega Santo Stefano sia un modello di contrasto alla povertà, il quale non si limita alla distribuzione di generi alimentari. Il sistema “Bottega” produce beni relazionali, capitale sociale e sviluppo di comunità.

Attualmente sono 140 le famiglie che frequentano la Bottega Santo Stefano. La loro provenienza geografica spazia dal Maghreb, all’Italia (entrambe 29%), all’area balcanica (14%), all’Asia (13%) ecc. Le persone sono invece 354 in larga misura minorenni (48%) quindi adulti tra i 35 ed i 64 anni (27%) e via via gli altri. I volontari sono attualmente 92 di cui circa la metà minorenni.

Da segnalare che la maggior parte dei fruitori del servizio preferisce la Bottega al “sacchetto della spesa”. Viene apprezzata infatti la possibilità di scegliere, l’accoglienza, l’amicizia, la comunità, il contrasto allo spreco, l’impegno e la solidarietà dei volontari.

Foto, la conferenza stampa di presentazione.   

 

 

 

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