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Vacanze, un tempo per “cambiare ”pelle”

19 Agosto 2019

Vacanze, un tempo per “cambiare ”pelle”

In questo periodo agostano che la consuetudine vede un intero mondo in ferie, la domanda “A che servono le vacanze?” non ha solamente la risposta scontata del riposo. Le vacanze, che prima di tutto alludono a un tempo vuoto, sono vacans, come dicevano i latini, cioè spazi di sospensione e liberi dagli impegni.  Un tempo “diverso” che ci permette di uscire dalla routine del quotidiano e ci riposiziona in equilibrio.

Di fatto andare in vacanza significa allontanarsi da tutto ciò che si fa abitualmente per “occuparsi” di altro, ovvero di se stessi, magari cercare nuove realtà e modi di vivere diversi . Quando, ad esempio, inseguiamo mete lontane, c’è sicuramente il piacere di scoprire posti sconosciuti, ma dal punto di vista psicologico questa tipologia di vacanza è attivata dall’archetipo interno dell’esploratore che ci spinge alla scoperta di aspetti sconosciuti fuori e dentro di noi.

La cosa più significativa, però, è il tempo e il modo con cui lo si vive durante la vacanza. La vera ha un tempo improvvisato e senza programmi, decisamente senza agenda. È utile anche senza orologio in quanto il gesto concreto  ha una valenza simbolico perché  allude alla disponibilità di  muoversi più attenti a quello che si sente e si desidera che a quello che si deve fare ad una determinata ora. Si tratta infatti di ristabilire nuovi equilibri e attivare quell’orologio biologico che come regolatore interno che ci fa mangiare quando abbiamo fame e dormire quando abbiamo sonno.

La vacanza poi serve anche a ridimensionare il ruolo abituale che abbiamo nella società. Può servire per allentare la maschera sociale e dare libero spazio agli aspetti interni personali e intimi che, di solito, teniamo nascosti agli occhi dei più perché privati o perché nemmeno noi stessi sappiamo della loro esistenza, in quanto inconsci.

Pensiamo all’abbigliamento. In vacanza è totalmente diverso da quello abituale. Ad esempio esso è ridotto al minimo, e non solo per il caldo, ma perché sentiamo la necessità di contenere e modificare l’immagine sociale che ci accompagna tutto l’anno. Più liberi di esporre le parti fisiche intime e con la sensazione di essere meno sotto il controllo del nostro Superego, sentiamo la possibilità di esprimere ciò che proviamo senza grosse difficoltà. Mettersi meno abiti addosso, complice l’estate, può essere una preziosa metafora che allude alla riduzione e alla modifica di alcuni abiti mentali, soprattutto quelli più rigidi e capaci di ingessare i comportamenti quotidiani. Con quel corpo scoperto, finalmente, possiamo mostrare il “nascosto” o lasciar intravvedere ciò che normalmente non lasciamo emergere di noi. Possiamo esprimere la nostra trasgressività e percepire un sentimento di libertà nel dare spazio a pulsioni ed emozioni solitamente controllate o represse.

Quando poi pensiamo al tipo di vestiti che ci concediamo in vacanza potremmo scoprire che quelli scelti per i luoghi delle ferie, sono abiti totalmente diversi dagli abituali e sono possibili solo dove nessuno ci conosce.  In questo senso la vacanza ci offre la possibilità di vivere l ́altra faccia di noi, magari quella trasgressiva, nascosta e sacrificata o addirittura soffocata.

E allora è vacanza il tempo che serve per ricaricare l’organismo ma anche quello che ci aiuta a liberare la mente o alleggerirla dai pensieri pesanti della quotidiana esistenza. È vacanza che realmente ci serve per “cambiare pelle” anche solo per un breve periodo se la usiamo per mutare il gioco delle parti, per cambiare prospettiva da cui vedere il mondo, se ci esercitiamo a contenere il pregiudizio e proviamo ad esprimere con altri linguaggi, fisici e non verbali, quello che è solitamente troppo controllato o represso. Quello che della vacanza serve alla la psiche, è riuscire a dare spazio all’ “ombra”, ovvero a quel lato oscuro e “notturno” che costantemente ci portiamo appresso.

in foto,Giuseppe Maiolo – Università di Trento – www.officina-benessere.it

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