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Blocchi geografici nel commercio elettronico

12 Giugno 2019

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Blocchi geografici nel commercio elettronico

Per gli acquisti transfrontalieri online nell’UE le discriminazione dei consumatori in base alla loro residenza o la loro cittadinanza sono in linea di massima vietate. Nella pratica, tuttavia, i casi di blocchi geografici sono ancora frequenti. Come reagiscono gli imprenditori online quando vengono confrontati con questo divieto?

Il Regolamento sui blocchi geografici è in vigore dal 3 dicembre 2018 in tutta l’UE e vieta ai venditori online di beni e servizi di escludere i consumatori dalla loro offerta sulla base del luogo di residenza o della cittadinanza, di rinviarli automaticamente a specifici siti nazionali (cosiddetto “re-routing”) o di inserire termini e condizioni particolarmente restrittive. Il Centro Europeo Consumatori Italia è il punto di contatto nazionale ufficiale per tutte le questioni relative ai blocchi geografici (geoblocking) e di recente si è occupato di diversi casi di questo tipo:

Mezzi tecnici
Un consumatore lituano trova molto interessante l’offerta di un negozio online italiano. Quando vuole compilare il modulo dell’ordine con i suoi dati, tuttavia, non è in grado di inserire il suo numero di telefono lituano: il sistema richiede un numero italiano. Il consumatore si rivolge al Centro Europeo Consumatori (CEC), visto che il Regolamento vieta di limitare o impedire l’accesso alle offerte online con mezzi tecnici. Il CEC confronta il commerciante italiano con questa situazione e, dopo un’iniziale esitazione, l’e-shop rende tecnicamente possibile ordinare anche senza un numero di telefono italiano.

Carta di credito
Un noto marchio italiano di calzature sportive reagisce altrettanto positivamente quando il CEC lo mette a conoscenza dei problemi riscontrati da un consumatore bulgaro la cui carta di credito bulgara non viene accettata come mezzo di pagamento.

Spese di consegna
Anche il produttore di borse italiano, che vende in tutto il mondo, dopo all’intervento del CEC si scusa con il consumatore bulgaro al quale aveva addebitato spese di consegna eccessivi.

“L’esiguo numero di consumatori italiani che ci contattano per segnalare discriminazioni negli acquisti online rivela che molti cittadini non sanno ancora che esiste nell’UE un divieto di discriminazione basato sulla cittadinanza e la residenza e che possono difendersi da essa”, spiega Julia Rufinatscha, esperta di blocchi geografici al CEC Italia. La reazione positiva delle aziende italiane nei tre esempi dimostra che prendono sul serio la materia del geoblocking, anche se c’è ancora ampio margine per miglioramenti.

Sul sito internet del CEC www.euroconsumatori.org sono disponibili informazioni dettagliate per approfondire la tematica dei blocchi geografici: http://www.euroconsumatori.org/82039d83336.html.

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