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L’Ateneo trentino garantisce allattamento ed esigenze di salute

15 Maggio 2019

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L’Ateneo trentino garantisce allattamento ed esigenze di salute

Trento. Una croce d’infermeria per dire salute, un fasciatoio e un biberon per indicare necessità dei neonati, una poltroncina che parla del bisogno di cura. In sette strutture dell’Università di Trento ora ci sono gli spazi protetti per le esigenze di allattamento e di salute, come l’assunzione di terapie, di chi studia e lavora in Ateneo. All’ingresso di ciascuna sede si trova un pannello informativo che illustra il percorso “Uni&Me” da seguire per raggiungere la saletta appositamente allestita. Qui, la targa sulla porta raffigura la conchiglia del nautilus, la cui struttura geometrica è armonica per natura ed evoca, con le sue celle disposte a spirale, l’idea di protezione, rifugio, cura e vita privata. All’interno, l’immagine del nautilus a parete caratterizza l’angolo protetto arredato con poltroncina e lettino.
Il progetto ha coinvolto diverse componenti dell’Ateneo: coordinato dall’Ufficio Equità e Diversità, è stato sviluppato dai Servizi di Architettura della Direzione Patrimonio immobiliare in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica. Questa mattina gli spazi protetti sono stati presentati ai media.
Nonostante varie raccomandazioni nazionali e comunitarie, gli spazi di allattamento non sono ancora molto diffusi negli atenei italiani. Tra i primi casi ci sono l’Università di Bologna con un Baby Pit Stop per l’allattamento e l’Università di Salerno con un Baby Point, spazio nursery. E ora l’Ateneo di Trento, che segna una svolta.
«L’esperienza dell’Università di Trento – si è sottolineato – ha dato origine a una offerta più ampia: non soltanto per la molteplicità delle sedi nelle quali sono stati allestiti gli spazi protetti, ma anche per un utilizzo più ampio rispetto all’allattamento, che si estende a esigenze di salute, come l’assunzione di terapie, garantendo la necessaria privacy alle persone che studiano e lavorano in Ateneo».
Gli spazi protetti sono stati pensati a servizio delle strutture universitarie di collina, di città e di Rovereto: sono stati allestiti al Polo di Mesiano, a Povo (Polo Ferrari 1), a Palazzo Paolo Prodi, al Palazzo di Giurisprudenza, alla Biblioteca universitaria centrale e, per quanto riguarda Rovereto, a Palazzo Fedrigotti e Palazzo Piomarta.
Il progetto, segno tangibile dell’attenzione dell’Ateneo per le politiche di equità e diversità, era già previsto nel Piano di azioni positive 2014/2016 ed è stato poi sviluppato in quello del triennio successivo (2017/2019) nell’ambito dei progetti strategici di Ateneo che prevedono azioni innovative per il miglioramento delle condizioni abitative e di fruizione dell’Università.
Il costo complessivo per realizzare i sette spazi protetti (dal progetto ai lavori di adeguamento dei locali all’arredo) è stato di 18 mila euro. Lo studio esecutivo è stato redatto da un team tecnico della Direzione Patrimonio immobiliare.
Alla presentazione sono intervenuti Paolo Collini (rettore dell’Università di Trento), Barbara Poggio (prorettrice alle politiche di equità e diversità), Giovanna Massari (Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica, docente responsabile della progettazione grafica) e Michela Favero (responsabile dei Servizi di Architettura della Direzione Patrimonio immobiliare).
Erano presenti, inoltre, Patrizia Tomio (responsabile Ufficio Equità e Diversità), Sara Zoppi che ha lavorato alla predisposizione dei materiali grafici, Elisa Baratto (Direzione risorse umane e organizzazione) e Pierluigi Endrizzi (Direzione Patrimonio immobiliare) che ha reso esecutivo il progetto con la direzione dei lavori.

Foto/© Giovanni Cavulli.  

 

 

 

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