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L’associazione Vignaioli dell’Alto Adige compie 20 anni

11 Maggio 2019

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L’associazione Vignaioli dell’Alto Adige compie 20 anni

Sono passati vent’anni, da quando alcuni piccoli vignaioli altoatesini decisero di unirsi e fondare un’associazione. A distanza di due decenni e malgrado lo scetticismo iniziale, il motto a cui si sono ispirati fin dall’inizio – la forza della diversità – li ha fatti entrare a pieno titolo nell’eccellenza vinicola altoatesina. Associazione Vignaioli dell’Alto Adige: storia di un successo. 

Parafrasando un celebre film western, potremmo chiamarli “quella sporca dozzina”. Erano infatti dodici, i piccoli produttori vinicoli che l’11 maggio del 1999 diedero alla luce l’associazione Vignaioli dell’Alto Adige. La nascita fu accompagnata da una massiccia dose di scetticismo: cosa ci fanno queste piccole aziende a conduzione familiare nel mondo dei grandi vini?
E invece oggi, a distanza di vent’anni, il numero dei soci è salito a cento e il percorso, arduo e tortuoso, è stato costellato di successi tanto da renderli un tassello ormai inamovibile del panorama enologico altoatesino. I piccoli vignaioli di vent’anni fa sono diventati grandi, e la pionieristica dozzina è diventata una flotta di oltre cento viticoltori indipendenti.
Josephus Mayr del maso Unterganzner Hof, uno dei 12 soci fondatori, è ancora oggi tra i più attivi dell’associazione. Per lui, e per gli altri undici colleghi di allora, fu subito chiaro che i piccoli produttori vinicoli avrebbero dovuto unire le forze, per poter sopravvivere su un mercato dominato dal Consorzio delle cooperative vinicole e dai commercianti di vino. “Per noi piccoli vignaioli era importante essere ascoltati dal mondo politico e trovare le soluzioni più giuste per le nostre questioni e problematiche”, racconta Mayr. Superate le prevedibili difficoltà dei primi anni, nel tempo l’associazione dei vignaioli indipendenti è diventata sempre più un partner serio e autorevole nel comparto vitivinicolo altoatesino. Il numero dei soci cresce di anno in anno, è stato nominato un direttore e allestito un ufficio spedizioni, il direttivo è costantemente al lavoro per gli associati, sia in veste di portatore d’interessi che di fornitore di servizi. A questo si aggiunga il fatto che “i consumatori, siano essi altoatesini o forestieri, apprezzano e acquistano sempre più i prodotti venduti direttamente dai piccoli vignaioli”, annota con soddisfazione Mayr, che sottolinea anche la buona collaborazione con le cooperative vinicole e con i commercianti di vino nonché l’attenzione del pubblico nei confronti dei vignaioli indipendenti e delle loro tematiche.
Soci e direttivo sono tuttavia coscienti che dopo 20 anni non sia ancora arrivato il momento di smettere. Per il futuro Josephus Mayr, proprietario dell’Unterganznerhof, ha un desiderio particolare: “Mi piacerebbe vedere le tre organizzazioni unite sotto un unico tetto, in modo da rendere più ottimale la collaborazione e conferire un prestigio ancora maggiore alla viticoltura altoatesina”. Un prestigio, quello attuale, derivante anche dal grande impegno dei vignaioli indipendenti dell’Alto Adige e del loro direttivo, che puntano ad accrescere la notorietà e la diffusione dei vini altoatesini nelle regioni settentrionali e centrali dell’Italia.
L’appuntamento principale dell’anno sarà come di consueto la manifestazione Vinea Tirolensis, in programma il 16 ottobre 2019 sempre nell’ambito di Fiera Hotel. A distanza di vent’anni, l’evento organizzato dall’associazione Vignaioli dell’Alto Adige rappresenta ancora una straordinaria opportunità per i soci di mettere in mostra e far degustare i propri vini, raccontando ai visitatori tutto il lavoro e la passione che ci sono dietro un buon vino. E spiegando come, partendo da un manipolo di pionieri, si è sviluppata un’associazione di successo che oggi rappresenta un ambasciatore autentico e autorevole della viticoltura altoatesina.

Foto, alcuni dei soci fondatori: da sinistra Franz Graf von Pfeil, Peter Dipoli, Michael Graf Goess-Enzenberg e Josephus Mayr.  

 

 

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