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Favretto lascia il Neruda dopo 11 anni, “un percorso straordinario”

16 Aprile 2019

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Favretto lascia il Neruda dopo 11 anni, “un percorso straordinario”

BOLZANO. Le avventure sportive hanno la capacità magica di trasformarsi in racconti. Storie da custodire sia quando si sono alzate le braccia al cielo sia quando la testa è calata uscendo dal campo. Rudy Favretto è stato per undici anni il presidente del Neruda Volley e ha regalato alla città di Bolzano qualcosa che non aveva mai visto: la serie A di pallavolo. Il vertice massimo dello sport più seguito in Italia dopo il calcio. Una vetrina mai raggiunta dal territorio altoatesino.

A fine stagione questa avventura si chiuderà perché Favretto lascerà la presidenza del Neruda a Fabio Varesco e Luigi Archis, anime storiche della società. Si scrive, quindi, l’ultima pagina di un racconto che ripercorriamo con lui.

“È il completamento di un percorso meraviglioso. Mi fermo e penso che abbiamo costruito davvero qualcosa di grande con una scalata dalla serie C regionale fino alla A1 nazionale”

È dispiaciuto?
“Sarei bugiardo a dire che lasciare questa squadra mi lasci indifferente. Parliamo di undici anni dove abbiamo toccato il cielo con un dito e dove abbiamo anche sofferto. In campo e fuori. Non sono mancate le gioie e ci sono state difficoltà. La motivazione, però, non è più la stessa ed è giusto farsi da parte per lasciare spazio a chi ha voglia e determinazione”
Come sarà gestito questo interregno?

“Concluderemo la stagione regolarmente poi procederemo con l’avvicendamento. Lascio una squadra in un campionato nazionale come la B2 e con un buon livello di crescita della rosa attuale. Continuerò a fornire il mio aiuto esterno alla dirigenza nei rapporti con alcuni sponsor che sono storici ma l’operatività tecnica sarà tutta loro. Le persone passano ma il Neruda rimane. Il consiglio che mi sono permesso di dare a chi mi succederà è quello di difendere con tutte le forze la partecipazione ad un campionato nazionale. Il Neruda può diventare il punto di riferimento per tutte le squadre del territorio: i migliori prospetti possono trovare in questo team la possibilità di confrontarsi con un palcoscenico importante. Qualunque sia il club di formazione”

È stato complicato collaborare con le realtà locali?
“Non sempre è stato facile. Ci sono state delle gelosie, a volte qualche difficoltà a trovare delle intese. Succede quando si lavora tutti nello stesso ambiente e quando una squadra imbocca una ascesa entusiasmante. Credo che lo sviluppo di questo sport abbia bisogno di un lavoro coordinato di tutte le realtà. Prima di tutto viene il bene della pallavolo”

Questa è un’avventura che inizia nel 2008…
“Non sapevo letteralmente nulla di pallavolo. Mi sono fatto coinvolgere da amici e si è accesa la passione. Abbiamo costruito delle basi solide competendo in tutte le categorie. Prima la serie C, la B2 poi la B1 e infine i quattro anni di serie A: un universo totalmente differente. Tra A2 e A1 ho conosciuto il volley di vertice nel mondo. Una sfida entusiasmante e difficilissima”

Anche uno sforzo economico non indifferente.
“Sono sincero. Il secondo anno di A1 è stato davvero un bagno di sangue. Inutile girarci attorno: se vuoi allestire una squadra capace di giocarsi la salvezza in A1 devi investire almeno un milione e mezzo di euro a stagione. Non si scappa. Per una realtà altoatesina sono un mare di soldi. Non è facile trovare chi ti sostenga. Voglio ringraziare con il cuore in mano gli sponsor istituzionali e quelli privati che hanno creduto in noi. Sono stati la pietra angolare su cui costruire un sogno. Perché è stato un sogno per tutti”

E le istituzioni l’hanno delusa?
“In parte sì. Non sempre con la pallavolo è facile competere e non sempre sono stato trattato alla stregua di realtà analoghe. Ci sono squadre di grande tradizione di cui rispetto la storia e le radici ma da un punto di vista di stretto marketing noi portavamo in giro il marchio quanto loro ricevendo un trattamento diverso. Ho sempre invitato chi fosse scettico ad andare a Busto Arsizio. Modena, Firenze, Conegliano, Novara o anche solo a Trento per capire cosa significhi la pallavolo per gli italiani. Non ho mai capito questa differenza di trattamento. I 5.000 spettatori che vedono il marchio dell’Alto Adige a Conegliano, Milano, valgono meno delle stesse migliaia a Linz, Klagenfurt, Dornbirn, Fermo o Terni? Forse è un aspetto culturale”

Qual è stato il momento più bello di questi anni?
“In primis la vittoria del campionato e coppa Italia di A2. In A1 l’indimenticabile vittoria ottenuta a Busto Arsizio contro Yamamay davanti a migliaia di persone che spingevano le Farfalle. Affermarci in trasferta ci ha regalato una dimensione davvero nazionale. Ha portato Bolzano ad un altro livello”

Si sente di aver fatto qualcosa di straordinario per la città?
“Mi sento di aver fatto qualcosa di storico perché la serie A di pallavolo qui non c’è mai stata. Non posso che ringraziare la nostra città perché hanno sempre risposto con affetto, sostegno e passione. Non era facile in un territorio che, per ovvi motivi, non ha una tradizione di pallavolo di alto livello. Abbiamo appassionato il pubblico ma da soli non si fa nulla”

Chi si sente di ringraziare?
“Prima di tutto i collaboratori storici di questa squadra come Cristina Sartori, Massimo Lubian, Roberto Menegolo, Nicole Piazza,Fabio Varesco, Luigi Archis e Gerti Fink. Ci sono stati scontri ma spesso sono stati loro a guidarmi. Una menzione speciale va assolutamente fatta a mia moglie Tiziana Da Damos: è stata sempre straordinaria. Quando entri nella dimensione della Serie A ti trovi investito di una serie di oneri cui non avevi pensato. Spesso ha risolto tutto lei. Poi voglio ringraziare i sostenitori, gli sponsor tra i quali molti amici che mi hanno seguito, la città, il pubblico, i nostri amati ultras con Vittorio De Sio in testa e tutti gli allenatori e le atlete. Un ringraziamento particolare devo farlo anche a Kathrin Waldthaler, Djanet Fogagnolo nostre storiche atlete sempre presenti e legate alla maglia del Neruda Volley.

C’è un coach che le è rimasto nel cuore?
“Francois Salvagni è un vero signore, una grande personalità. Non posso non menzionare Fabio Bonafede con cui ho avuto un rapporto di amore e di grandi e tremende discussioni. È uno straordinario motivatore ma ha anche un carattere spigoloso però è lui che ci ha portato in serie A1”

E tra le atlete?
“In una dimensione dove le giocatrici sono mediamente poco attaccate alla maglia credo che Valeria Papa sia stata assolutamente il simbolo del mio Neruda. Ha fatto con noi tutte le categorie, è stata capitano, è partita per altre avventure e poi è tornata. Oggi è un’atleta di A1 a Scandicci e ha i nostri colori nel cuore. Dal punto di vista tecnico, invece, l’americana Michelle Bartsch è stata la più forte atleta vista a Bolzano”

E il colpo più bello?
“Brayeline Martinez l’abbiamo presa che valeva 90.000 euro annuali e oggi ne vale almeno 200.000. Le abbiamo aperto le porte dell’Italia. Una bella intuizione. Abbiamo anche preso qualche bidone ma i nomi li tengo per me”

Presidente adesso cosa farà?
“Intanto mi godo il completamento di un ciclo che, per me, è stato fantastico e di cui sono orgoglioso. Ho davvero chiuso un cerchio. Nella pallavolo, onestamente, non credo di avere ancora molti stimoli ma non escludo che, in futuro, nel mondo dello sport si possa iniziare un’altra avventura”

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