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Al “Sociale” di Trento arrivano i «RAGAZZI DI VITA» di Pasolini

4 Marzo 2019

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Al “Sociale” di Trento arrivano i «RAGAZZI DI VITA» di Pasolini

Per l’ottavo appuntamento della Stagione Grande Prosa, da giovedì 7 a domenica 10 marzo, sul palco del Teatro Sociale di Trento approdano i «RAGAZZI DI VITA» di Pier Paolo Pasolini. Sono i ragazzi raccontati dallo stesso Pasolini nell’omonimo romanzo del 1955, adattato ora al teatro da Massimo Popolizio – regista di grande competenza e inventiva – con la drammaturgia affidata ad Emanuele Trevi. Il pluripremiato spettacolo, prodotto da Teatro di Roma – Teatro Nazionale, mette in scena una coralità di voci, 19 interpreti guidati dal noto attore abruzzese Lino Guanciale. Sul palco saliranno Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Verdiana Costanzo, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti.
Dopo il successo fatto registrare nelle ultime due stagioni – successo testimoniato dalla conquista di numerosi e prestigiosi premi nel 2017 (Premio Ubu per la miglior regia, Premio Le Maschere del Teatro Italiano come migliore spettacolo della stagione e migliore regia, e Premio della Critica Teatrale Italiana per la migliore regia) – , arrivano sul palco del Teatro Sociale le storie dei «Ragazzi di vita» raccontate nel 1955 da Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore e regista, tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo. Il Riccetto, Agnolo, il Begalone, Alvaro, e ancora il Caciotta, Spudorato, Amerigo: sono alcuni dei “suoi” ragazzi, quelli delle borgate di periferia di una certa Roma che fu; sono i “ragazzi” nati orfani d’innocenza, che agguantavano la vita a piene mani riversando per le strade le loro vitalità emarginate, trascorrendo le giornate alla ricerca di qualche lira; sono i ragazzi che Pasolini racconta nel suo romanzo del ’55, adattato ora al teatro da Massimo Popolizio, con la drammaturgia di Emanuele Trevi.
Lo spettacolo mette in scena una coralità di voci, 19 interpreti a comporre il vasto repertorio di personaggi, con continue sovrapposizioni di spregiudicatezza e pudore, violenza e bontà, brutalità e dolcezza, ma anche ironia e divertimento. Set che cambiano in continuazione, a raccontare le storie di vita di uno sciame umano che dai palazzoni delle periferie si sposta verso il centro. Storie di giovani sottoproletariati, racconti di persone con una vitalità infelice, che lottano con la quotidianità. «In queste scene prevalgono una marcata gestualità e il parlato romanesco, o meglio quella singolare invenzione verbale, di gusto espressionista e non neorealistico, che Pasolini stesso definiva una lingua inventata, artificiale – spiega lo scrittore Emanuele Trevi – Non è insomma la lingua in cui parlano effettivamente i «ragazzi di vita», ma la loro lingua come viene percepita dal “narratore”». Una lingua carnale, lirica, in azione, una lingua espressionista che attinge dalla lingua reale delle borgate frequentate da Pasolini al suo arrivo a Roma nel 1950.
Ed è proprio quella del “narratore” (interpretato da Lino Guanciale), una delle figure chiave dell’opera: a fare da tessuto connettivo tra le storie, quest’ultimo si aggira sul palco come uno “straniero” per rendere visibili al pubblico tutte le scene, animato da un tentativo quasi febbrile di ricostruire dei pezzi di storia. «Da una parte ci sono i ragazzi immersi in quello che fanno, e incapaci di vedere oltre alle immediatezze che li tengono impegnati – continua Emanuele Trevi – Dall’altra c’è questo straniero che li spia, e che a differenza di loro vede tutto, e parla di Roma come se la sorvolasse come un uccello rapace o un drone».
«Diciamo subito che con Pasolini è facile sbagliare, mettere su spettacoli furbi o lavori che per voler essere troppo fedeli finiscono per essere noiosi – ha osservato Paola Polidoro in un articolo apparso sulle pagine de Il Messaggero – A Popolizio non accade. Pasolini c’è, chiaro e limpido, e non prende il sopravvento. Gli attori si tengono saldamente stretti la scena e il pubblico, e li portano con disinvoltura al mare e in giro per le periferie…».
«Ragazzi di vita»» debutterà al Teatro Sociale di Trento giovedì 7 marzo alle ore 20.30 e sarà in replica fino a domenica 10 marzo con i seguenti orari: venerdì 8 e sabato 9 marzo lo spettacolo avrà inizio alle ore 20.30, mentre la domenica avrà inizio alle ore 16.00. Si ricorda, infine, che anche durante la Stagione 2018/2019 gli abbonati potranno usufruire gratuitamente del servizio di baby sitting TATA A TEATRO, riservato ai genitori con figli di età compresa tra i 3 e i 10 anni. Per i non abbonati, invece, è previsto un costo di 5 euro a bambino. E’ necessaria la prenotazione al numero verde 800013952. Il servizio è proposto dalla Cooperativa “Progetto 92”.
Si segnala infine che, per motivi tecnici, l’appuntamento con gli «INTERMEZZI LETTERARI», inizialmente previsto all’interno di «Ragazzi di vita», è stato spostato al prossimo spettacolo della Grande Prosa, ossia «Piccoli crimini coniugali».
«FOYER DELLA PROSA»
Si rinnova la collaborazione tra il Centro Servizi Culturali S. Chiara e il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento per i «FOYER DELLA PROSA», dieci incontri di approfondimento sulla rassegna, curati dai professori Claudia Demattè e Giorgio Ieranò. Per l’ottavo appuntamento della Stagione, venerdì 8 marzo, la sala “Anna Proclemer” del Teatro Sociale di Trento ospiterà l’incontro dedicato allo spettacolo. Il dibattito sarà coordinato da Massimo Rizzante, con la partecipazione di Lino Guanciale e gli attori della compagnia. L’incontro è aperto al pubblico – ingresso libero – e avrà inizio alle ore 17.30.

Foto/c-Achielle Le Pera.  

 

 

 

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