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Commercio online, necessaria più equità fiscale

11 Febbraio 2019

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Commercio online, necessaria più equità fiscale

Secondo una recente ricerca dell’Istituto provinciale di statistica ASTAT, con il 47 percento, la quota di acquirenti online in Alto Adige è inferiore a quella della maggioranza dei paesi UE, in particolare della vicina Austria (60 percento). Va precisato anche che il 40 percento delle spese effettuate online ricade nel settore delle vacanze (pernottamenti e trasporti).

“Non si discute: al giorno d’oggi internet influenza i comportamenti d’acquisto. La rapida diffusione di apparecchi di nuova generazione come smartphone e tablet fa il resto”, spiega Philipp Moser, presidente dell’Unione commercio turismo servizi Alto Adige. “Già oggi, però, non è più così facile separare nettamente il fatturato prodotto con il commercio online e quello da commercio stazionario. Molti clienti si informano online prima di acquistare nei negozi e viceversa”, aggiunge Moser.

I commercianti al dettaglio e i prestatore di servizi possono ora scegliere di opporsi a questo sviluppo oppure di riconoscerne le opportunità, possono resistere o salire sul treno e adeguarsi alle abitudini dei consumatori. E non deve per forza trattarsi di commercio online. “Già la presenza in rete è uno sviluppo davanti al quale non è possibile chiudere gli occhi. Un’intelligente presenza in internet e una veloce reperibilità nel mondo virtuale sono già delle buone premesse”, chiarisce Moser.

Decisivo, per ciascun commerciante al dettaglio, rimane in ogni caso la capacità di concretizzare i propri punti di forza. “Ne fanno parte contatto personale, cordialità, consulenza personale e professionale, servizio, fiducia verso il commerciante e il prodotto, vicinanza nonché le emozioni e il fattore esperienziale nel proprio vicinato/negozio, nella strada commerciale e nel centro urbano. Perché per molti clienti la possibilità di toccare e sperimentare con mano un prodotto sta diventando sempre più importante”, insiste il presidente dell’Unione.

A questo proposito l’Unione auspica maggiore parità di trattamento fiscale tra commercio online e stazionario. “Attualmente molte aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, versano le proprie imposte nel paese nel quale si trovano oppure creano valore aggiunto. I grandi colossi internazionali, invece, che già possono contare di un notevole effetto scala nell’ambito della logistica e degli acquisti, godono di un ulteriore vantaggio grazie all’ottimizzazione fiscale ottenuta con la domiciliazione presso altri paesi”, sottolinea il presidente dell’Unione. Si tratta di un aspetto con il quale le piccole aziende non possono competere e che conduce immancabilmente a una distorsione della concorrenza e a una concentrazione nei grandi soggetti. L’invito ad agire è rivolto in questo caso all’UE, che deve impegnarsi a garantire la parità di trattamento fiscale. “I soggetti internazionali dovrebbero pagare nei Paesi dove vendono”, ribadisce Moser.

Il presidente dell’Unione ricorda infine che, “in quest’epoca di sviluppi rapidissimi, una cosa rimane certa: la storia del commercio al dettaglio mostra con chiarezza che le nuove forme di commercio, di regola, non sostituiscono quelle precedenti, ma vanno a integrarle”.

Foto, il presidente dell’Unione Philipp Moser.  

 

 

 

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