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Ad Ala va in scena «R.OSA», spettacolo ironico e profondo di Silvia Gribaudi

6 Febbraio 2019

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Ad Ala va in scena «R.OSA», spettacolo ironico e profondo di Silvia Gribaudi

Proseguono gli appuntamenti con il Circuito Regionale della danza organizzato dal Centro Servizi Culturali S. Chiara. Sabato 9 febbraio, alle ore 21.00, il Teatro G. Sartori di Ala ospiterà «R.OSA», spettacolo nato da un’idea di Silvia Gribaudi (che ne ha curato anche la coreografia e la regia), magistralmente interpretato da Claudia Marsicano.
Leggerezza-ironia-libertà. Così si potrebbe descrivere la cifra stilistica di Silvia Gribaudi, artista torinese da un decennio attiva sulla scena della performing art italiana ed europea. Al centro della sua ricerca il corpo – danzante e teatrale – ma anche la relazione con il pubblico. Nonché tematiche legate all’inclusione e all’indagine del tessuto sociale: l’età, il gender, la diversità, sono nodi ricorrenti sviscerati dalla coreografa in progetti articolati capaci di coinvolgere anche interpreti non professionisti, oppure straordinari solisti come ad esempio Domenico Santonicola, danzatore sessantottenne già Militare delle Forze Armate Italiane, interprete nudo dell’assolo What age are you acting? in cui declina il tema delle tracce lasciate dal tempo sul corpo o Claudia Marsicano, prorompente performer di «R.OSA». Un assolo al femminile, «R.OSA», come il colore evocato dal titolo inequivocabilmente ricorda, ma anche un assolo sull’osare come invece la grafica con enfasi sottolinea. Con un segno a tratti dissacrante, a tratti provocatorio e a tratti poetico, Gribaudi costruisce un viaggio nell’anti-stereotipo del femminile imposto dalla nostra società dell’immagine e dipendente dalla ricerca di perfezione oltre natura.
Diventato un cult delle ultime stagioni nei teatri di tutta la penisola, l’assolo coinvolge, diverte e pone interrogativi. “Cosa mi fa sentire bella?” Cosa mi rende fiera? La bravura o la corrispondenza a canoni estetici imposti? Quali pregiudizi e criteri applichiamo nel giudicare le persone? E come e quando questi pregiudizi riescono a svanire? Claudia Marsicano risponde a tutti questi quesiti con la sua bravura, la sua dirompente presenza scenica guidata dalla mano salda della regista-coreografa, capace di trascinare con ritmo il pubblico in un rito collettivo.
In una scena priva di orpelli, il corpo di Claudia Marsicano diviene movimento coreografico, suono, immagine dissacrante, colore. Una partitura del gesto apparentemente informale che esprime un disegno più ampio: la figura di una donna con i suoi dettagli, le sue forme, i suoi difetti che diventano bellezza. Il risultato? Il performer diviene opera; l’opera diviene messaggio. Un monito forte e chiaro per lo spettatore.

Foto, Silvia Gribaudi/c-Francesco Russo.   

 

 

 

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