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Perché Salvini in questo momento gode di successo spontaneo?

9 Dicembre 2018

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Perché Salvini in questo momento gode di successo spontaneo?

Tra intellettuali (quelli che la Fallaci definiva “cicale”), analisti (che chiameremo del bruco), politici bolliti (autoreferenziali, ormai non più sopportati dal popolo italiano) e militanti di vari partiti ormai sfiduciati “gira” una domanda che a molti non fa dormire: ma come fa Matteo Salvini ha catalizzare consenso spontaneo? Rozzo, grezzo, barbaro eppure seguito, a tratti osannato per un politico che nel 2012 sembrava a capo di un partito fallito. Salvini si è “trumpizzato”, ha traslato il malcontento (causa scelte penose precedenti, inutile negarlo) e l’ha convogliato in un partito territoriale ormai mutato in nazionale. A questo ha aggiunto l’esperienza governativa leghista soprattutto sui territori, dove serve pragmatismo e velocità. La politica moderna è molto simile a quella inerente il territorio, ovvero richiede pragmatismo, linguaggio semplice e soluzioni. Giorgetti rappresenta il leghista moderno, non sbraita, è pacato, conosce la macchina amministrativa alla perfezione. Salvini, come Trump, ha poi coinvolto personaggi d’indubbio livello come Alberto Bagnai e Paolo Savona, di fatto coprendosi le spalle con un mantello di competenza economica che terrorizza gli adepti dell’economia neoclassica, fondata su pareggio di bilancio e zero investimenti, tutta austerità e matita rossa. I tecnici di Salvini s’ispirano a Keynes e fanno impazzire la sinistra, che pur d’andar contro non si rende conto d’appoggiare quei “padroni” da sempre odiati. Ma tutto questo non basterebbe, il leader leghista ha studiato da politico in questi anni ed oltre al presidente Usa ha colto in pieno la liquidità della politica. Chi lo delegittima non fa altro che gonfiargli il petto, la Lega s’ autoalimenta con insulti ed etichette e rischia d’ aumentare a dismisura un consenso spontaneo, ovvero quello che più spaventa. Salvini sa cogliere l’attimo politico e fa suo il carpe diem, chi lo descrive come ignorante e rozzo ha capacità d’ analisi pari ad un bruco. (i famosi analisti…) Da sabato 8 dicembre 2018 la Lega (che muterà nel nome) è un partito nazionale che rischia in futuro di governare senza bisogno d’ alleanze e compromessi, fatto mai accaduto in Italia, se non con la DC negli anni ’40. Con l’incartamento (un dazio comprensibile che però non scalfisce più di tanto la percentuale, sondaggi alla mano) dei 5 Stelle, l’inesistenza della sinistra (ferma agli insulti ed alla ghiandola di non riuscire in questo momento a comunicare con gli italiani) e la completa sfiducia nella Ue, per Salvini è un gioco da ragazzi catalizzare consenso. Non è questione di spin doctors (sicuramente migliori quelli della Lega) e demagogia (soliti analisti del bruco), è proprio una sorta di ribellione del popolo italiano al conformismo partitico, alla frase irritante “No, non si può fare”. Molti in pubblico si vergognano d’appoggiare Salvini (succedeva anche con Berlusconi) ma lo faranno ancor di più in cabina elettorale. La strategia di Trump pervade la nuova Lega, neanche più parente di quella bossiana, anche il leader leghista tira dritto senza compromessi apparenti e soprattutto pare aver superato la querelle dei milioni (eredità bossiana) che non ne ha intaccato l’impatto… Attacchi, maldicenze e supponenza sono benzina per Salvini, che comunque in certi settori punta a competenze oggettive come Bagnai (che votava Pd…). La traballante Ue fa il resto. La strategia europea del dito puntato e dell’Italia inefficiente e da correggere come un somaro, dei risolini in faccia, che in passato funzionò, oggi é rigettata al mittente, non tanto dalla politica, ma dal popolo italiano che si rivolge a chi lo ascolta. Salvini usa un linguaggio semplice, arriva al problema e costruisce soluzioni, che possono non piacere, ma da stratega (e qui i bruchi proprio non colgono) le porta avanti tra le chiacchiere fatue dell’opposizione, mai come in questo caso inadeguata e distante dalla maggioranza degli italiani, impegnata con arancini e magliette. Chi non arriva a fine mese vota chi comprende la sua condizione, non chi snocciola la filosofia nei salotti, per giunta dando dell’analfabeta a chi ha concezioni diverse. Salvini, come Trump, piace alle masse ed è inviso ad élite, intellettuali nostrani di regime (le cicale) e quel che un tempo si chiamava borghesia, oltre che ovviamente ai media, impegnati in una guerra senza quartiere, tradotta in autolesionismo. La sinistra storica ha fallito inesorabilmente la propria missione con gli italiani, da tempo, ma persevera nelle barricate a difesa di politiche liberiste ed anti popolo che sono il cavallo di battaglia della globalizzazione economica (un tempo kriptonite per PCI e post comunisti). Salvini va alle elezioni Europee con questa dote di consenso e probabilmente vincerà la partita. In questo ricorda il Renzi 2014, poi però evaporato in due anni. Nella politica liquida d’ oggi è facile passare dal 40% al 10% e sarà questa la vera sfida del governo nei prossimi mesi, anche se dopo l’8 dicembre 2018, per le forze politiche in campo la Lega sarà avversario durissimo. A questo va aggiunto un fatto non secondario: se per caso il governo riuscisse a far andare gli italiani in pensione prima del tempo per molti si chiuderebbe bottega. Forza Italia e Pd rischiano l’implosione, ormai paiono due partiti simili nelle sofferenze, entrambi legati a leader decaduti, che non mollano, in deficit di ricambio, cannibalizzato dagli stessi leader, le prossime elezioni potrebbero esser una tomba definitiva, nonostante scissioni, fusioni e pentole a pressione. Nel frattempo gli analisti del bruco vi racconteranno un Paese che non esiste, proprio loro che a Salvini danno carburante da mattina a sera per poi lamentarsene…

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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