Cultura & Società

Vescovo e pellegrini a Gerusalemme

13 Novembre 2018

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Vescovo e pellegrini a Gerusalemme

Dopo la visita al Monte Tabor a metà del pellegrinaggio diocesano, nelle ultime ore i 130 altoatesini assieme al vescovo Ivo Muser sono arrivati a Gerusalemme, città santa nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam.
Assieme al vicario generale Eugen Runggaldier, al decano dello Studio teologico-accademico di Bressanone Ulrich Fistill, al direttore dell’Ufficio pellegrinaggi Thomas Stürz e al segretario del vescovo Michael Horrer, i pellegrini hanno visitato tra l’altro il Monte degli Ulivi, la chiesa del Padre Nostro (con la preghiera scritta su maioliche in 170 lingue diverse), la basilica del Getsemani, la chiesa ortodossa della Tomba di Maria, il quartiere armeno, il Cenacolo sul Monte Sion. Le giornate di permanenza nella capitale hanno permesso di visitare anche la Via Dolorosa, quella che percorse Gesù fino al Calvario. Pieno di suggestioni, naturalmente, l’ingresso nel Santo Sepolcro, “dove l’unica cosa importante è: esserci, essere presente con la propria fede”, ha detto monsignor Muser. Ai pellegrini il vescovo ha ricordato che “non siamo qui sulle tracce del passato, solo a visitare luoghi e sassi sacri. Sarebbe troppo poco. Siamo qui per incontrare la storia salvifica di Dio, siamo qui per rinnovare il nostro impegno concreto a seguire il suo cammino.” Nella sosta al Muro del pianto, il vescovo ha ricordato che “Gerusalemme è una città di tanti mondi paralleli.” E ha detto che questo muro, sotto quello che era il tempio di Gerusalemme, “è la memoria delle nostre radici”.
Nei vari incontri con i pellegrini, il vescovo ha ricordato tra l’altro la necessità che le religioni non si contrappongano, “e proprio questa terra più di tutte può raccontare la difficoltà della convivenza. Preghiamo per la riconciliazione di questa striscia unica.” Il suo augurio attualissimo alla Terrasanta: “ciò di cui ha più bisogno: pace tra cristiani, ebrei e musulmani, pace tra Israele e Palestina. Le tante differenze non devono dividere ma unire.” E nella ricorrenza degli 80 anni della Notte dei cristalli, un prodromo dell’Olocausto, Muser ha rinnovato l’invito a riflettere e a non dimenticare.
Nella visita al Patriarcato latino di Gerusalemme e Palestina Muser ha incontrato il vescovo ausiliare Giacinto Marcuzzo, originario di Treviso. Muser ha illustrato le particolarità della diocesi trilingue di Bolzano-Bressanone, Marcuzzo ha fornito un quadro della presenza dei cristiani in Terrasanta: sono mediamente circa 400mila, il 2 per cento della popolazione, con una punta del 4 per cento in Giordania. Marcuzzo ha ricordato il grande ruolo che giocano le parrocchie e le scuole cristiane. Passando per Gerico, la città più antica del mondo, il gruppo altoatesino ha raggiunto il Mar Morto e il sito archeologico di Qumran, dove furono rinvenuti i famosi Rotoli, manoscritti di grande significato religioso e storico con alcune fra le più antiche copie superstiti dei libri biblici e dei loro commenti.

In foto: il vescovo Muser al Muro del pianto a Gerusalemme.  

 

 

 

 

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